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La pesca è il migliore "orologio biologico" a nostra disposizione, il mezzo che ci fa capire che il tempo, volenti o nolenti, passa anche per noi spinningofili incalliti. Bella cavolata, diranno alcuni "veterani", ci mancava solo il Della Valle a ricordarci che il tempo passa e non ritorna… Non tutti i mali vengono per nuocere, l'esperienza acquisita (per il sottoscritto siamo a 30 anni di sola pesca a spinning) in tanti anni di attività ci aiuta a comprendere meglio quali sono i meccanismi che regolano la pesca dentro e fuori l'acqua. Già, fuori dall'acqua… E qui vorrei concentrare l'attenzione su un fenomeno che ritengo buffo e sintomatico al tempo stesso che coinvolge le esche artificiali per la pesca a lancio. È una constatazione un po' privilegiata che soltanto noi della "vecchia guardia" possiamo valutare nella maniera più obbiettiva. Ma veniamo al dunque.


Qualche settimana fa, in compagnia degli amici Zanderalex e dell'inossidabile fotografo Gianfranco Giudice, ho partecipato a una simpatica dimostrazione organizzata da due aziende che distribuiscono attrezzature all'ultimo grido per lo spinning e il casting. Tra gli artificiali di produzione giapponese, ne ho notati subito alcuni bellissimi, perfettamente rifiniti secondo la tradizione nipponica ma che mi hanno subito fatto tornare indietro nel tempo, quando i plug da bass erano una rarità e bisognava richiederli direttamente dal mercato USA per averne qualcuno ed apprezzarne il funzionamento. Jitterbug, Crazy Crawler, Zara Spook… nomi gloriosi che hanno fatto la storia dello spinning al bass anche da noi nei "mitici" anni '80. Incredibile a dirsi, la memoria di tali capostipiti mi è tornata immediatamente, alla vista di questi artificiali nipponici, completamente diversi quanto a forme e colori (incredibilmente affascinanti, lo ammetto) ma sostanzialmente simili, nei movimenti, agli "antenati" americani. E qui è nata una riflessione che non ho mancato di sottoporre al molto più giovane Zanderlax, un pensierino che mi fa credere che, tutto sommato, i corsi e ricorsi storici non sono poi una fesseria. I bassmen americani sono partiti con le esche in materiale rigido (legno prima, plastica dopo) per approdare poi alla "gomma", vuoi vedere che i "giappo" stanno percorrendo il percorso opposto per approdare agli stessi risultati? Ma allora, è proprio necessario elevare i bassmen nipponici al rango di "innovatori", se il risultato finale dei loro esperimenti in campo esche e della loro evoluzione come pescatori porta a quanto avevano già scoperto gli "yankee" cinquant'anni fa?


Non voglio passare per un ammiratore sfegatato degli americani o un denigratore feroce dei giapponesi, voglio semplicemente far notare che, col tempo, le esche redditizie tornano sempre alla ribalta, magari mascherate da occhi a mandorla e colorazioni pastello, alla faccia di chi crede che il bass sia un pesce talmente intelligente da rifiutare in toto una certa esca dopo averla vista sguazzare, lui e le sue generazioni precedenti, sia nelle acque d'origine, sia in quelle giapponesi, sia in quelle italiane. Non è l'esca a fare il pescatore, bensì la sua abilità e la sua esperienza maturata nel tempo. A buon intenditor…

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