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Un artificiale nato sull'Adda guardando il lago.
La versione odierna non è proprio la stessa di 30 anni or sono..non vengono da Milano e non credo abbiano mai visto un Tram.
Il nome gli si è attaccato addosso, probabilmente chi li inventò segno le memorie dei pescatori con qualcosa di molto innovativo. Chi li ha "ripresi" non ha cambiato un nome Storico.
Prima di parlane più approfonditamente vorrei salutare il sig. Nicola Ponte che con il suo articolo mi ha dato l'idea per il mio... si vede che li usa e li sa usare.
Condivido quanto da lui scritto, ma io li uso più nei fiumi.
L'acqua che corre cambia le carte in tavola, ma è sempre un’esca eccellente quella che abbiamo fra le mani. Passa dalla superficie alle profondità. E' un artificiale che ci consente di imitare un morto manovrato.
Indicato per vari pesci di fiume, trote in testa, spesso cattura di "tutto".
Possiamo lanciarlo a 50/60 metri, distanza spesso proibitiva anche con gli ondulanti. Ma senza nulla togliere all' ondulante noi abbiamo un pesce come esca. Molto più catturante del metallo.


Possiamo guidarlo a saliscendi e farlo bollare in superfice in 80cm di acqua alla distanza di cui parlavo.
Viene di solito aggredito a galla, o poco sotto mentre scende ondeggiando.
Qui non c'è spazio per la calma, gli spazi e quindi i movimenti devono per forza essere corti, veloci.
Frenetici ma sempre guidati. Bisogna sempre essere concentrati.
Vedere il nostro filo ci aiuta molto quando siamo distanti, specialmente in presenza di ostacoli.
Ma anche per le abboccate. Tantissime volte ho ferrato in direzione di una bollata sul mio filo senza sentire nulla in canna. Sapevo che era sulla mia esca.
Vi è mai successo di vedere una trota che caccia in fiume?
Se segue un singolo pesce e lo ferisce senza riuscire ad inghiottirlo inizia una strana danza, il piccolo ferito scende seguendo la corrente. In superficie, dove era stato spinto, vortica cerca una direzione, schiva un secondo attacco. Nuota a tratti e colpi.. come un pesce ferito.
Non assomiglia al nuoto di un’esca con paletta.
Non tiene una direzione precisa se non il senso stesso dello scorrere del fiume.
Cosi deve fare il nostro tramviere. Il tira è molla del filo deve inserirsi in una passata che non deve sembrare guidata.
Nessuna trota grossa si farebbe fregare. Se i pesci attaccati sono stati parecchi.. meglio..


Quando la signora torna per mangiare le sue prede, trova un ferito fra altri feriti..
Di solito peschiamo di lato, lanciando leggermente al monte. Ma su pesci maliziosi o già punti possiamo pescare lanciando a monte e recuperando a valle direttamente.
Operando come suddetto. Però abbiamo un esca senza volume, di cui sentiamo solo a tratti e per poco il peso, ed il filo quasi sempre molle. Ci vuole molta mano, anche solo per non fare parrucche epiche.
Pescare a scendere non è da meno, anzi. Non dobbiamo assolutamente permettere che il filo si tenda e quindi è sempre l'acqua a condurre. Ripeto solo un pesce piccolo si farà fregare se l'esca è tirata dal filo.
Esiste la fortuna ma è meglio aiutarla pescando bene. Scendendo è fondamentale scegliere da dove lanciare, si rischia di essere subito fuori pesca se non aiutati dal naturale scorrere.
Nei tratti profondi bucare i vortici non è difficile, e poi scivolare sul fondo come un mortino vagante.
E' una bella esca, poliedrica e complessa, più di quanto si pensi.
Sarebbe bello riuscire ad usarla sempre come se fosse un pesce morto.
Mille sfumature e tanti lanci per scoprirne sempre di più.

La canna deve essere rapida ma non un palo, l'abboccata poche volte è una botta secca. Spesso è una botta/trattenuta e la rapidità serve solo a sopperire alla distanza.

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