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Un cucchiaino diverso
Agostino Roncallo


Essendo nato a Genova, iniziai a pescare in mare fin da bambino.
Trascorrevo le lunghe giornate estive pescando con la canna fissa insieme ai miei compagni; canne da lancio e mulinelli erano roba da milanesi.
In quel tempo e in quella zona, erano due i maestri della canna fissa che facevano scuola: Filippo e Gildo.
Erano pescatori di cefali e, tanto per cambiare, appartenevano a due diverse scuole di pensiero: entrambi pescavano con la pasta, composta di un impasto di pane, formaggio e additivi segretissimi, ma Filippo usava l’amo mentre Gildo l’ancoretta.
Filippo affermava che usare l’ancoretta è contro l’etica del pescatore che deve catturare il pesce in uno scontro leale.
Usare l’ancoretta significa barare ed é pure un comportamento stupido, diceva Filippo, perché, quando si ferra, l’amo ruota sul suo asse e la punta descrive un cerchio nello spazio simile a quello in cui agiscono le punte dell’ancoretta.
Gildo non ribatteva; probabilmente non gli importava nulla di quello che diceva e pensava Filippo.
Filippo era il più carismatico dei due per cui diventammo suoi allievi fino al giorno nel quale, in sua assenza, montammo sulle lenze le ancorette e catturammo un bel po’ di cefali.
Filippo lo venne a sapere e, sdegnato dal nostro comportamento, ci cacciò.
Noi, consapevoli di aver infranto la legge, accettammo umilmente la sua decisione e ci consolammo catturando secchi di cefali con l’ancoretta.
Dopo più di mezzo secolo ricordo con simpatia Filippo e la sua teoria sull’amo che ruota all’estremità della lenza quando è soggetto a trazione.
Negli ultimi trenta anni ho pescato solo con la mosca secca, ma da due anni faccio qualche uscita con il cucchiaino.


È stato un ritorno alle origini perché, prima di pescare con la mosca, avevo praticato lo spinning.
Poiché amo pescare a mosca secca, la mia stagione di pesca iniziava di solito ad Aprile.
Due anni fa, con un mese di Marzo particolarmente piovoso e freddo, un amico pescatore con la mosca mi propose di fare un’uscita a spinning, tanto per fare un po’ di moto, precisando, conoscendomi, che avremmo rilasciato le eventuali catture.
Subito rifiutai ricordando la quasi incredibile capacità delle piccole trote di riuscire a farsi entrare in bocca le tre punte di un cucchiaino rotante del numero due.
Avevo però la voglia di muovermi e pensai che potessi costruirmi qualche cucchiaino dotato di amo singolo.
Ricordai di avere da qualche parte del materiale della ditta ASBIP, con cui mi costruivo i cucchiaini negli anni settanta, e, quando lo trovai, costatai che erano rimaste solo alcune palette e degli anellini.
Fu allora che ricordai la teoria di Filippo sulla rotazione dell’amo.
Presi un amo diritto a gambo lungo, infilai accanto all’occhiello una pallina colorata o cromata e sotto a questa, fissai con le pinze, un piombo tondo spaccato. Con qualche goccia di Attak consolidai il fissaggio.
Inserii nell’occhiello dell’amo un anellino metallico, poi inserii una paletta nell’anellino: il cucchiaino era fatto.
Per fare funzionare questo cucchiaino è necessario agganciarlo al moschettone di una girella: è appunto la girella che gli consente di ruotare quando è recuperato.


Quando si aggancia il cucchiaino al moschettone, si deve porre la paletta sopra la punta dell’amo, con la parte concava rivolta verso il gambo.
Per effetto del recupero del cucchiaino, paletta e punta dell’amo ruotano formando un cerchio ideale.
Costruii una mezza dozzina di cucchiaini e dissi al mio amico che accettavo il suo invito se lui pescava con i miei cucchiaini.
Andammo a pesca e riscoprii il piacere dello spinning: lunghe camminate e il senso della caccia.
Con questo tipo di cucchiaio è difficile catturare pesci piccoli e non è neanche facile catturare quelli grandi: si prendono solo quelli che assalgono l’esca con decisione.
A mio parere, è una perfetta esca selettiva, ma temo che non possa avere successo.
Con la scarsità di pesce che abbiamo nei nostri torrenti e il legittimo desiderio di cattura dei pescatori, penso che un’etica come quella di Filippo, che concede al pesce buone possibilità di scampo, non possa avere fortuna.
Ho voluto comunque proporre questa esca artificiale perché si costruisce facilmente, ma, soprattutto, perché sono convinto che ci siano pescatori a spinning che, come facevo io, quando vedono che la loro esca è assalita da decine di pesciolini, rinunciano a pescare per non danneggiarli.
Con questo cucchiaino, dall’azione selettiva, è possibile continuare a pescare senza timore di recare danno ai piccoli pesci.


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