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Uno degli obiettivi dei costruttori di canne da spinning, è sempre stato quello di riuscire ad ottenere una maggiore distanza di lancio. Il "tunnel Cazzola", oltre che a lanciare più lontano, aiuta a standardizzare la fuoriuscita del filo, con tangibili vantaggi anche dal punto di vista della precisione.

La lunghezza di un lancio viene favorita dalla concomitanza di diversi fattori. Fra i più importanti:
- peso dell'esca
- diametro della lenza
- aerodinamicità dell'esca
- tecnica di lancio
- presenza od assenza di vento
- tipo di lenza impiegato
- distanza dalla bobina del mulinello al primo passante
- diametro dei passanti
- numero dei passanti
- azione della canna
- materiale di costruzione del grezzo impiegato
Questi sono soltanto alcuni dei particolari che, sommati, producono la distanza finale. Quasi tutti i componenti l'elenco presentato sono stati sviscerati a dovere nella letteratura alieutica. Rimane, però, un piccolo spazio di manovra se ci concentriamo, ad esempio, sulla posizione e sul diametro degli anelli guidafilo.
Ho la netta sensazione che si diano un po' troppo per scontate alcune soluzioni. Una di queste, prevede che i passanti debbano risultare di diametro progressivamente maggiore dal calcio verso il cimino. E, in effetti, la cosa è quantomai plausibile: la canna stessa in quanto tale segue una decrescente conicità ed i passanti tradizionalmente montati non fanno altro che riprendere fedelmente tale concetto. Una variante a tale sacrosanta nozione è quella che prevede di riunire tre o quattro passanti, come se tutti insieme producano un unico anello lungo suppergiù dai venti ai trenta centimetri. Il "tunnel Cazzola" non è altro che questo: un insieme di passanti che formano un tutt'uno e che, perciò, SOSTITUISCE il primo anello. Tutto ciò apporta dei vantaggi. Vediamo quali.
Durante la prima parte avevamo accennato all'imbuto che applicavano i lanciatori nelle gare di lancio a distanza. Questo perché le spire che partono dalla bobina hanno un impatto piuttosto importante sul primo passante. L'imbuto ovviava all'inconveniente. Ammortizzava la botta limitandone i danni, in sostanza.
Le spire sono il nemico n. 1 di un
buon lancio



Ergo, più si riesce a tenere sotto controllo tale "scontro", più ci si avvicina alla sua eliminazione e più facilmente il filo scorrerà indenne. LA DISTANZA FRA BOBINA E PRIMO PASSANTE E' FONDAMENTALE. Questo vale per tutte le canne. Passante vicino? L'attrito è alto. E' troppo distante? Si forma la "pancia". Se parliamo di normali mulinelli a bobina fissa, non è consigliabile scendere al disotto dei 55/60 centimetri. Non c'è da stupirsi più di tanto di tali precisazioni: si trovano canne da centinaia di euro che presentano tali difetti in modo fin troppo evidente e facilmente riscontrabile!
Allora, seguendo da vicino il percorso della lenza che proviene dalla bobina, con un passante normale succede che le spire, dopo averlo superato, rimangono… tali. Lo stesso col successivo e via via così fino a quanto il passante è talmente stretto da "comprimere" la nefasta spirale. In pratica, con una montatura normale, l'esistenza di spire persiste fin quasi al cimino.
Il nostro intento, invece, è quello di limitare il proseguimento delle spire, intervenendo più in basso, nella zona del primo anello. In pratica il tunnel "restringe" la spira fino al punto in cui, quando ne esce, risulta praticamente sciolta. Una verità è inconfutabile: MENO SPIRE = MAGGIORE DISTANZA.
E' fuor di dubbio che una lenza che procede "diritta" generi meno attrito di un'altra "affetta" da spire non ancora svolte. Una domanda intelligente che mi si potrebbe rivolgere è però la seguente: "Ma l'impatto sul primo anello, pur rappresentato da un tutt'uno come il tunnel, non è tanto potente da annullare il vantaggio dello scioglimento delle spire?".
Risposta: per elevato che sia non raggiunge la somma degli attriti dei singoli passanti di una canna tradizionalmente montata. Il vantaggio è dunque certo e collaudato.
Un'altra obiezione potrebbe essere la seguente: "Più passanti producono un maggiore attrito". Niente di più inesatto. Un esempio su tutti. Avete
presente le telescopiche sulle quali venivano montanti quattro passanti in totale? Ebbene, proprio le pance che si formavano ad ogni passaggio della lenza attraverso i pochi passanti, sono la prova più lampante di quanto vado dicendo.
Una cerbottana, una canna di fucile, chissà che altro, dimostrano in modo trasparente che la continuità dell'attrito, riduce lo stesso, non lo aumenta!
Ancora un'obiezione che alcuni amici mi hanno rivolto. "Il tunnel è composto da tre o quattro passanti, anche di un certo diametro - approfondiremo la volta prossima -. Ciò significa maggior peso…". No, per nulla. Prima di tutto il tunnel è circa a metà canna, per cui la "leva negativa" che provoca è minima. In più, proprio perché i passanti successivi, cioè quelli che sono fissati verso il cimino sono più piccoli del consueto, annullano del tutto l'handicap. D'altronde, nel punto di leva più lontano dal fulcro - nel nostro caso la fascia gravitante attorno alla zona del cimino- vengono fissati anelli guidafilo più stretti e, quindi, più leggeri.

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