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| Quando si comincia a ricordare con troppa nostalgia il passato e si pensa con una certa malinconia agli entusiasmi irrefrenabili che ci spingevano a mollare tutto per trovarci in riva all'acqua a far nuotare qualsiasi tipo di artificiale, significa che non si è più di primo pelo e che, forse, è il momento di tirare le somme su tutto quello che si è fatto in questi anni con "la canna in mano". Di anni, infatti, ne sono passati parecchi (almeno per quanto riguarda il sottoscritto), se non siamo al quarto di secolo, poco ci manca…. Tutto cominciò quando, verso la metà degli anni '70, mi capitò per le mani un numero omaggio di Pescare, allora l'unico collaboratore di quella rivista in tema di spinning era Giandomenico Bocchi. I suoi servizi narrativi, non molto tecnici a dir la verità ma alquanto "coinvolgenti" per la voglia di pescare "con quattro artificiali in tasca" che infondevano, fecero subito presa sul mio animo di quattordicenne. Fu insomma "amore" a prima vista e ci volle un attimo per passare dalla pesca con esche naturali allo spinning, una passione che da allora ancora mi pervade non appena il lavoro (sì, la pesca è diventata anche un lavoro!) mi concede una giornata libera. Assieme al Bocchi, dopo poco arrivò anche un certo Cazzola a scrivere prima su Pescare e poi su Caccia & Pesca. Affamato di tecnica come ero, cominciai a leggere con avidità i pezzi del buon Roberto, che come me condivideva, e condivide ancora oggi, una passione tutta particolare per il black bass. Quando poi ebbi la fortuna di conoscere di persona il "padre dello spinning al bass all'italiana", che dopo poco mi affidò anche la segreteria dello Spinning Club Italia (sua genialissima idea!!), mi parve davvero di essermi realizzato. Per farla breve, da allora ho avuto la fortuna (e il privilegio) di conoscere tanti altri "specialisti" altrettanto illustri ma…. nel frattempo, che fine ha fatto l'italico spinning? Credo sia il caso di fare il punto della situazione, anche perché la pesca a lancio nazionale è arrivata, a mio parere, a un giro di boa importante. Ma procediamo con ordine. |
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La fase di rodaggio Torniamo per un attimo alla metà degli anni '70, periodo in cui lo spinning italiano stava uscendo dalla standardizzazione che lo rendeva simile a quello praticato nel resto d'Europa. Pesci più insidiati, nell'ordine: trote in torrente, cavedani dappertutto, lucci in fiume, persici un po' ovunque. C'era anche la pesca stagionale della cheppia che, se vogliamo, è rimasto l'unico trait-d'union tra lo spinning di allora e quello di oggi, almeno sotto il profilo tecnico. A pescare a lancio, a quei tempi, erano quattro gatti spesso sbeffeggiati dai "più evoluti" passatisti bigattofili. I primi segnali di svolta li diedero proprio i patiti del bass che, grazie anche alla stampa specializzata, cominciarono a spostare l'interesse dallo spinning classico verso quello più specialistico con esche e attrezzature "diverse". Tentare il bass con artificiali che non fossero i soliti rotanti e minnow era, per quei tempi, un'esperienza devastante, anche perché, allora, il bass era ancora abbondante e, una volta capite le abitudini, era poi abbastanza semplice, oltre che divertentissimo, farlo "fesso" con prop bait in superficie e vermi di gomma sul fondo. Poi, negli anni '80, ecco arrivare il periodo più critico per il rodaggio dello spinning nazionale: inquinamenti, riduzione degli areali per le specie pregiate come il luccio o il persico trota, considerate di secondo rango rispetto alla più "nobile" fario - pollo di pronta semina, aumento indiscriminato dei prezzi delle attrezzature da pesca…. La selezione degli aficionados pro spinning si fa durissima, solo i più integerrimi continuano per la loro strada, gli altri mollano a favore di tecniche più facili e redditizie. |
| Le avversità fortificano i lanciatori Queste "avversità" riducono fortemente l'espansione dello spinning a livello nazionale, ma per fortuna iniziano a emergere certe filosofie che puntano molto alla qualità della pesca, elevando le tecniche che privilegiano gli artificiali come lo spinning e la mosca. La pesca non viene più intesa come un sistema poco dispendioso per mangiare il pesce, si parla sempre più spesso di no kill e catch and release, si vuole fare un po' di sano sport e si cercano nella pesca degli spunti per camminare e muoversi all'aria aperta. In questo senso sono i giovani a comprendere meglio le finalità di questo nuovo spinning e, assieme ai lanciatori della vecchia guardia che non hanno "mollato", vanno ad impinguare le fila di una categoria di pescatori che sembrava in estinzione. Anche se permangono i problemi ambientali che riducono la pescosità dei pesci da spinning, con questi nuovi stimoli i lanciatori si accrescono lentamente, ma stabilmente. |
| Alle soglie del 2000 e… poco oltre Termina il secolo e i pescatori italiani, in calo cronico su tutto il territorio (oggi siamo un milione e mezzo), fanno le loro scelte. Accanto ai tradizionalisti della pesca a boccone, compresi quelli (sempre meno) che fanno agonismo, crescono in maniera esponenziale spinningofili e moschisti, agevolati da una ripresa ambientale delle acque che, non più minacciate da inquinamenti massicci, tornano ad essere interessanti anche per la pesca a lancio. Nel frattempo lo spinning ha cambiato connotazione, non ha più lo stampo standardizzato europeo ma è molto più italianizzato, tagliato cioè sulle reali esigenze del pescatore nostrano che si diletta di ultralight, lancio pesante e finanche casting. I pesci provenienti dall'Est hanno nel frattempo contribuito a destare nuovi interessi e a differenziare lo spinning in varie discipline sempre più divertenti. C'è ancora chi pesca la fario di torrente nella maniera classica, ma c'è anche chi prova a siluri con artificiali giganteschi e chi prova nuovi sistemi con pesci nuovi e divertenti come l'aspio. Chi si diletta di baitcasting approfondisce certe tecniche mirate al bass o tenta la strada della pesca a fondo per catturare i sempre più diffusi luccioperca. Non c'è che l'imbarazzo della scelta, ognuno può esaudire le proprie aspirazioni senza dover macinare chilometri o spendere capitali in viaggi di pesca all'estero. Sì, ci sono anche questi, ma non sono più visti come sogni proibiti perché ora hanno prezzi abbordabili e sono perfettamente organizzati per la pesca. |
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