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I sempre più crescenti successi dello spinning pavese portano necessariamente ad una seria e ponderata riflessione sulle tecniche e strategie adottate dagli spinningofili pavesi, riflessione che va oltre l'uso di questa o quella attrezzatura ma si addentra nelle dinamiche dell'azione di pesca vera e propria. A ben guardare, tre sono, differenziate per strategia e tattica, le azioni da considerare, e sono le seguenti.

1-La skasulata
La skasulata (che deve il proprio nome alla variante gergale del cognome "Cazzola"), eseguita con la dovuta perizia, raggruppa diversi spinningofili, in un numero mai inferiore a tre, rigorosamente abbigliati con alcune delle più assurde ed eterogenee tenute da pesca del creato, nelle vicinanze del Ponte Vecchio di Pavia. Quando i pescatori sono numerosi può tramutarsi in un Carnevale di Rio, una festa di colori e fischi di frizione, di accavallamenti di lenze e Tramvieri lasciati sul fondo. La partecipazione di aspi e siluri, con non sporadiche apparizioni di persici reali è, se non obbligatoria, vivacemente consigliata.


2- I "quatar fruc"
Traducibile a un dipresso come "i quattro lanci", questa modalità di fare spinning coinvolge al massimo due persone. Deve essere necessariamente preparata attraverso una telefonata improvvisa, al cui messaggio in codice: "Ho un'oretta di tempo: 'nduma a fa quatar fruc?" si richiede una risposta immediata. Qualora la risposta fosse negativa il numero di pescatori interessati può e deve ridursi ad uno soltanto. I "quatar fruc" richiedono inoltre l'uso di esche improbabili, canne e mulinelli nuovi da testare, insomma tutto ciò che può aggiungere un poco di sapore alla limitata durata dell'azione di pesca. Trattasi di un colpo di mano, un blitz, una guerra lampo, che può risolversi nella cattura della vita come nell'intera collezione Armani di cappotti e capi spalla invernali.

3- La corallata
La più difficile delle tre azioni di spinning pavese raduna il suo sapere attorno alla figura mitologica di tal Stefanu Corallitos, personaggio di nobili natali ma di origini geografiche incerte, forse attivo nella tecnica dello spinning a cavallo dei secoli XVII e XVIII. La tecnica consiste nello scegliersi uno spot di pesca e martellarlo all'inverosimile. La prova del nove che ci consente di comprendere se stiamo agendo bene nella corallata sta nella disgregazione del legame atomico fra idrogeno e ossigeno delle acque in cui stiamo pescando, ottenuta ovviamente attraverso fantastilioni di lanci e recuperi di artificiali preferibilmente color "termosifone del bagno di autogrill". L'azione deve protrarsi mesi e mira a catturare e catalogare tutti, ma proprio tutti i pesci presenti nello spot, con una predilezione verso i grossi lucioperca.

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