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INTERVENTO DI FRANCESCO PETRELLA


La pesca (come la caccia) è prima di tutto un fatto mentale e per avere senso deve essere volta alla ricerca di un ideale che può manifestarsi in una grande trota, in un bel lancio o in una costosa attrezzatura, ma nel mio caso si tratta solo di un fatto estetico: la ricerca della bellezza. Che non necessariamente va d'accordo con una grande trota, un bel lancio o una costosa attrezzatura.
Nemmeno significa necessariamente un bel posto, anzi molte volte un posto infernale è molto più bello di uno splendido posto. Perché?
Semplicemente perché la bellezza è uno stato morale, composto da piccole cose e da precisi momenti. Tutti noi abbiamo in mente una scena o un istante, magari senza trote, in un particolare momento. No? Peccato!!
Che cos'è allora? Per me, ma solo per me, è semplicemente un fattore estetico, una semplice e leggera ricerca del bello. Bello che non sarà mai perfetto, bello che non sarà mai ricerca della trota più grossa, mai del posto più bello, mai del lancio migliore. Ricerca del bello intesa come bellezza del vivere, bellezza di essere, bellezza che non si può dividere e che per non sfiorire deve costantemente rinnovarsi. Io non mi calo da rocce a picco di 50m, non sopravvivo con bacche e formiche, non pesco bestioni di 2 kg.
Vivo sicuramente dei momenti irripetibili, per la mia modesta esistenza, e lo faccio semplicemente, più simile all'anziano pescatore di carpe con la polenta che al novello bass master.
Snobbo, probabilmente per ignoranza, il fighetto con la coda di topo che lancia sul limpidissimo chalk stream e l'esperto che con una canna da 500 € lancia tra flat e mangrovie. Altresì mi annoiano a morte i discorsi su catch and release, no kill, no drug, no war, no accident. Mangio le mie trote, a volte sul fiume, bevo genepì, fumo e ho fatto l'alpino. Quando vado a pesca cerco di non farmi vedere, e nascondo con cura le mie trote. Rilascio le trote quando mi sembra giusto e le uccido quando voglio mangiarle. Non le regalo mai. Davanti all'immensità della montagna non mi è mai venuto in mente di pensare a Dio, ma solo al grande senso di pace interiore che, l'aria tersa, come una dolcissima droga mi infonde dentro. Spesso capita di pensare ai problemi di tutti i giorni, ma da quassù sembrano sempre molto più leggeri. Si acquista un punto di vista differente, sicuramente importante, ma sinceramente per quale motivo non saprei dirvelo. Un pastore che conosco mi disse che una volta, si fermarono al suo stazzo dei turisti ambientalisti-animalisti-vegetariani, insomma gente da salotto, che gli chiesero del formaggio, lui gli vendette una forma di pecorino e questi per mezz'ora gli fece due p…. così sul ritorno alla vita di una volta, i vecchi mestieri, i vecchi sapori e poi gli chiesero quante calorie avesse il pecorino. Il mio amico gli disse di non preoccuparsi perché l'effetto viagra con quel formaggio era assicurato. Dante, il pastore laureato in lettere moderne, mangia il suo pecorino spalmato con il miele di castagno e lo accompagna con quel Montepulciano fermentato che tinge il bicchiere più dell'inchiostro. Lo compra vicino al mare sulle dolci colline dell'adriatico. Non si è mai sposato e non si è mai chiesto quante calorie ci sono in quel bicchiere, tanto sà che gli servono tutte. Come vedete i punti di vista possono essere molto diversi.


Perché pescare nei riali? Perché ne ho voglia!! In giro ho letto mille storie sul fascino dei riali. Il fascino della montagna, la ricerca di trote vere, il contatto con la natura, la ricerca delle nostre radici e poi qui le catture non contano, che l'importante è tutt'altro, che non conta lo spazio, il tempo, la nostra dimensione. Per me non è così. Io ho iniziato a cercare le trote nei riali perché nei fiumi di fondovalle non riuscivo a prendere trote decenti, vuoi per la grande pressione piscatoria vuoi per colpa mia e per tutti i mali che affliggono i nostri fiumi. Allora ho cominciato a pescare nei fossetti e qui la taglia delle trote è salita decisamente. Quindi quando sento i discorsi che nei riali ci sono solo trote piccole e ci si pesca così solo per passare il tempo mi chiedo, ma dove vivo?
E' vero che il fascino della montagna è qualcosa che ti prende lentamente, ti entra dentro e non te lo togli più, ma diventa una cosa tua personale una cosa di cui non parli perché così l'assapori e ne godi meglio. E' vero che qui le trote sono vere, nel senso che sono nate qui, anche se i loro progenitori vengono sicuramente da belle vasche di cemento. Il contatto con la natura lo hai sicuramente, tanto che spesso non farai altro che maledirla, perché qui tutto sarà fatto per crearti dei problemi. Già i problemi!!! Bere è un problema, mangiare è un problema, una semplice vescica ci può far rinnegare tutti i nostri principi e un banalissimo incidente ci può fare decidere di appendere la canna al chiodo per sempre. Se comunque tutto questo ci affascina e pian piano diventerà oggetto dei nostri pensieri quotidiani lasciate stare la ricerca delle vostre radici. Non andate in montagna per cercare qualcosa, perché non troverete niente.
Pescare nei riali non mi rende ne migliore ne peggiore di nessun altro, è solo ciò che mi piace fare. E poi quelle storie di aquile, volpi e lupi, orsi e camosci, caprioli e vipere, io non le ho mai vissute. Ho visto tutti questi animali, molti mi hanno affascinato, qualcuno mi ha fatto una pena tremenda. Ricordo di essermi vergognato come un ladro quando ho visto i camosci del parco nazionale d'Abruzzo, sembravano stupide marionette se paragonati ai cinghiali pieni di muscoli e setole che vivono dietro casa mia che non li becchi nemmeno in cinquanta, nonostante le palle e i cani. E poi la dilatazione del tempo e dello spazio, pensate a quando può essere dilatato il vostro microcosmo durante un'acquazzone di febbraio che vi si infila tra la pelle e le ossa mentre siete a due ore dalla vostra macchina.
Pensateci!!! La pesca nei riali non è questo, sia che siate in collina che in montagna. E' sicuramente un'avventura, spesso tutt'altro che piacevole.

Perché non pesco nei fiumi del piano? Perché per me la pesca è una cosa mia!!! E nel piano sono costretto a dividere i sentieri, le belle buche, i panorami con tutti gli altri e poi chi ha detto che non pesco al piano?
Certo in montagna è tutto più bello (tranne la fatica), i massi sono più belli, l'acqua è più bella, gli alberi, le cime e le foglie. E in collina? Lì le trote si che sono più belle, ma i rovi fanno un male dell'accidente e non c'è neoprene che tenga. In montagna si va per la bellezza, nei riali di collina si va per sputare l'anima. In entrambi i casi la strada percorsa è direttamente proporzionale alla salute guadagnata. Perché pescare a spinning? Se qualcun altro conosce una tecnica migliore per questi posti beato lui. Lo spinning non ha paragoni in quanto a praticità e libertà e il piacere di una pescata sta soprattutto nella semplicità con cui si passa il tempo. Nei riali l'attrezzatura passa in secondo piano almeno quella parte che riguarda canna e mulinello, e l'importante torna ad essere l'individuo.

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