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Credo che la pesca sia una passione e come tale è da intendere in modo profondo ed intenso.
La creatura dall'altra parte della lenza è un avversario rispettato.
Non è una semplice preda. Trovo che questo sminuirebbe lui e noi.
Non stiamo passando il tempo.
IL nostro modo di pescare ci porta a tentare predatori, in pratica cerchiamo di catturare chi per vivere cattura altri pesci.
Ma a noi è dato scegliere, possiamo rilasciare o trattenere il catturato.
Ho sentito varie tesi nel corso degli anni, inutile dirvi che quelle tendenti a dimostrare l'inutilità del rilascio non mi hanno convinto.
Lo pratico da molti anni. Credo che la natura si regoli bene da se'. Se noi siamo di minore impatto sulla fauna ittica forse riesce a mantenere meglio la popolazione in equilibrio.
Avrei molti casi di vari esemplari catturati e ricatturati nel corso degli anni; dai lucci, alle fario, alle marmorate.
Questo a mio avviso crea i presupposti per due riflessioni: quanto vive un pesce? Le ferite si rimarginano?


Le basi per un "istinto" di rilascio.
Personalmente credo che le fario passino nei fiumi i 15 anni . Le più grosse le ho viste sull' Adda appena sopra Colico.
Pesci vicini al metro e svariati kg di peso.
Un vero mito è stata per molti anni la "vecchia" della diga di Ardenno , ho avuto la fortuna di vederla in caccia due volte.
Probabilmente era sopra il metro e io ad occhio l'ho stimata circa 12kg.
Di solito non sbaglio molto...
Quanto era vecchia?
Ho visto in estate due fotografie abbastanza recenti di marmorate attorno ai 17kg, di sicuro serve molto tempo per fare trote del genere.
Ed il lucci, quelli belli, quelli che quando sono sotto la barca sembrano potersi piegare in due tanto sono lunghi...  Venti anni? Di più?
Quindi il rilascio non è solo senso etico, di pratico abbiamo le freghe che questi pesci porteranno a termine negli anni che "regaliamo" loro.
Quanto alle ferite da artificiali, devo dire che quasi tutti i predatori possiedono una bocca non troppo vascolarizzata e sopportano bene i traumi. Certo una mano ferma ed un poco di pratica non guastano nello slamare.
Mi vengono in mente mille dicerie riguardo il sangue dei pesci... se un pesce sanguina muore... La natura li seleziona in ere per creare intere specie emofiliache?
Credo sia più stressante un combattimento molto lungo con forte accumulo di acido lattico che una ferita sanguinante. Certo non tutti i capi rilasciati vivono, un' alta percentuale certamente.
Se questo fosse un motivo in più per cestinare il "moribondo" allora può andare bene..
Pesco a spinning da sempre , era il 1972 quando mi regalarono una canna strana.. troppo corta!! Insieme c'erano 3 rotanti , li ricordo ancora.


Da allora ho passato varie stagioni su tutto ciò che fosse acqua... spesso le catture avevano bocche dilaniate, cicatrici di tutti i generi, tagli freschi con brandelli di nylon annesso. Di tutto. La più simpatica?
Una fario infilata in un sacchetto di rete per patate. Come ha abboccato?? Mah Di sicuro anche se scorticata si è ripresa, ci siamo rincontrati altre volte.. impossibile sbagliare era una mappa di cicatrici.
Chi ha visto siluri o lucci con segni di eliche o fiocine? Tali ferite avrebbero ucciso noi.. ma loro non prendono il tetano.
Troppe scuse non servono, in fondo il momento della gioia è l'abboccata e la seguente difesa, le foto che rendono il momento eterno. Il riporre nei sacchetti è triste.
Queste le mie idee, come sempre opinabili. Per amor di verità io qualche pesce lo mangio, taglie piccole e pochissimi pezzi a stagione.
Ovvio che per alcuni endemismi completamente nostrani, vedi trota Marmorata, non penso neppure di trattenere anche un singolo esemplare.
Continuiamo a divertirci pescando, magari ogni tanto teniamo un esemplare. Ma non dimentichiamo mai che il nostro divertimento sono loro .......i pesci vivi...magari di taglia.

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