PERCHÉ DIFENDERE LE POPOLAZIONI AUTOCTONE ITALIANE DI LUCCIO?
In primo luogo occorre sottolineare come la difesa del luccio autoctono non debba essere strumentalizzata e paragonata a fenomeni di razzismo nei confronti degli uomini. Questo per vari motivi, tra cui:
1) E’ stato dimostrato che le differenze genetiche che esistono all’interno di una popolazione umana (es. Italiana) sono maggiori rispetto a quelle esistenti tra popolazioni differenti (es. italiana, americana, asiatica, ecc.). In parole povere ciò significa che dal punto di vista scientifico esiste una unica popolazione umana a livello mondiale. Viceversa le differenze genetiche tra le popolazioni di luccio sono evidenti. Pertanto quando si parla di lucci si possono distinguere popolazioni differenti (italiana, danubiana, ecc.) per una stessa specie.
2) La popolazione umana può spostarsi liberamente da un luogo all’altro della terra. Non esistono barriere fisiche naturali che ne impediscono i movimenti. Questo vale oggi ma valeva anche ai tempi dei romani (si pensi agli spostamenti delle popolazioni barbariche). I lucci naturalmente possono muoversi solo in ambiti territoriali ristretti, in genere all’interno di un singolo bacino. Dubito fortemente che un luccio del Danubio possa, naturalmente, superare la catena alpina e giungere in Ticino.
La difesa del luccio autoctono parte dal presupposto che ogni popolazione, nel corso dei millenni e in seguito a isolamento geografico, ha evoluto caratteristiche proprie sulla base degli ecosistemi acquatici disponibili. Dal punto di vista ecosistemico, le acque italiane risultano molto differenti da quelle continentali e ciò ha permesso lo sviluppo di caratteristiche molto particolari nelle popolazioni autoctone. L’introduzione di ceppi alloctoni ha alterato profondamente il quadro “genetico” naturale. Le conseguenze di tale alterazione possono essere così riassunte:
· Indebolimento generale della specie e riduzione della biodiversità. A seguito dei fenomeni di ibridazione e di diffusione delle patologie la specie tende ad indebolirsi e in alcuni casi anche a ridursi numericamente. La capacità di adattamento delle popolazioni autoctone, sviluppata nel corso dei millenni, si riduce e ciò genera una riduzione generalizzata della fitness, ossia della capacità di sopravvivere e riprodursi con successo. Per meglio esprimere il concetto, farò un esempio. Il Fiume Ticino ha subito, negli anni, massicce immissioni di trote fario e di ibridi di marmorata. Tale pratica (tuttora in atto) ha determinato una profonda alterazione genetica nelle popolazioni locali, che si è tradotta in alterazioni comportamentali e in una riduzione della capacità di adattamento alla vita in Fiume. Ciò può aver determinato un aumento della incapacità nei comportamenti riproduttivi (pesci spremuti da generazioni possono vedere ridotta la propria capacità di riproduzione naturale), uno slittamento e un ampliamento del periodo riproduttivo, una riduzione della rusticità delle uova (spesso non in grado di sopravvivere in situazioni di medio inquinamento) e una maggiore sensibilità nei confronti dei patogeni presenti naturalmente nelle acque. La perdita di rusticità delle popolazioni del Ticino si è tradotta (anche a seguito di altre problematiche, quali le variazioni dei livelli idrici, la scarsa presenza di acqua in estate, l’inquinamento, ecc.) in un calo consistente del numero di trote presenti nel Fiume. Come conseguenza, spero sia chiaro che immettere lucci alloctoni non solo causa problemi alle popolazioni locali ma può causare un indebolimento generale della specie e una contrazione delle catture.
Detto questo, occorre viceversa affermare che la quantità di lucci presenti in un corso d’acqua non dipende da quanti lucci vengono immessi ma è legata dalle caratteristiche ambientali dello stesso. Se l’ambiente ha caratteristiche idonee alla riproduzione e all’accrescimento ospiterà una popolazione di lucci fiorente, indipendentemente dalle semine effettuate.
Un esempio:
Se io costruisco un piccolo stagno (0,1 km2, inizialmente privo di fauna ittica) e vi introduco (insieme ad altre specie) 4 lucci (diciamo 2 maschi e 2 femmine), in 4-5 anni mi troverò una popolazione di lucci stimabile in circa 60-70 adulti.
Se a questo punto introduco altri 70 lucci la mia popolazione, a distanza di altri 4-5 anni, non si moltiplicherà più. Rimarrà pari a 60-70 lucci (capacità portante dell’ambiente).
Introdurre lucci dall’est europeo, quindi, non può essere giustificato con la scusa di voler incrementare il numero di lucci pescabili, perché questo NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO. E’ viceversa più probabile ottenere successo nel caso di immissioni di lucci provenienti da riproduttori locali, che geneticamente conoscono il bacino idrografico.
CONCLUSIONI:
· Immettere lucci est europei determina inquinamento genetico e indebolimento delle popolazioni locali.
· Immettere lucci est europei NON determina un aumento del numero di catture (se si escludono i mesi successivi al rilascio).
· Immettere lucci est europei può determinare l’introduzione di patologie a carico dei lucci autoctoni.
ULTIMA NOTA
I lucci adulti non sono allevabili per questioni di cannibalismo (non è possibile stabularli in ambienti ad alte densità). Pertanto i lucci che arrivano in Italia sono oggetto di cattura nei paesi di origine. Ciò determina elevate mortalità tra i lucci catturati, di cui solo una minima parte (i sopravvissuti) arriva in Italia. Mi domando, quanto è etico tutto ciò e a che fine tale pratica continua?
Simone Rossi
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