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Finalmente ci sono riuscito! Da anni volevo assistere ad un concerto di James Brown,
il padre della musica “soul”, chiamato da tutti Mr. Dynamite.
Mi ricordo che, quando sentivo i pezzi di un famoso concerto dal vivo, mi venivano i brividi all’ascolto
di “It’s a man’s man’s man’s world”… E… mi sono tornati quei
brividi all’esecuzione a cui ho assistito la sera del 21 Luglio 2006 a Vigevano!
Certo, la vocalità non è più brillante come 40 anni fa (!!!!), ma la verve che
trasmette è rimasta intatta, inconfondibile, intrigante, totalmente personale.
Sì, personale: i copioni, anche bravi, ci sono un po’ dappertutto, ma rimarranno sempre e
comunque COPIONI! Mi ha regalato più emozioni il settantatreenne James in un’ora e mezzo, che
non trent’anni di canzoni similari, sia pure proposte da cantanti bravissimi finché si vuole, ma non
originari e neppure originali! Qualche noterella gli è uscita imprecisa, soprattutto nei momenti in
cui cercava di… riprendere fiato.
Ma, appena c’era bisogno di… “soul”, lui, con un semplice per quanto breve intervento vocale, magari tra il grugnito ed il latrato, ti faceva rimanere a bocca aperta.
Sì, perché ci vuol classe anche a grugnire, a coinvolgere chi ascolta, a costringerlo a muoversi soltanto con la musica ed il canto.
Soltanto i grandissimi sanno elevarsi rimanendo se stessi. E James Brown è rimasto sempre James Brown, anche nel 2006!!!
Mi sono sempre chiesto come impostasse tecnicamente la voce il Re del Soul. Dopo averlo osservato per bene…non ci ho capito nulla! La sua non è una tecnica di canto catalogabile, non rientra in alcuno schema e NON SI PUO’ INSEGNARE!


Solo lui riesce a cantare così. Dai bassi sabbiosi, agli squillanti ed a volte strazianti acuti. Magari durante la stessa canzone. Alle modulazioni che ti sfuggono fino al momento in cui tenti di riprodurle: solo allora ti accorgi della difficoltà che presentano!
Non nascondo di essermi avvicinato al concerto piuttosto dubbioso sulle attuali capacità vocali del Re del Soul. In effetti, Mr. Dynamite ha giocato un po’ al risparmio… Ma… bastava un solo istante in cui l’amico James si lasciava andare, in cui si…. dimenticava di avere 73 anni ed i dubbi si dissolvevano per lasciare il posto al trasporto più puro e sincero.


Senz’altro all’altezza delle aspettative l’orchestra. E non poteva essere diversamente. Su tutti il trombettista ed uno dei due sax.
Impensate, almeno da parte mia, le straordinarie svisate dei due chitarristi solisti, decisamente consone ai pezzi eseguiti ed a tratti anche tecnicamente fuori dell’ordinario. Piacevoli gli interventi delle coriste e delle ballerine. Ma a me rimarrà sempre impresso Lui, il Grande Vecchio che, con un suo amorevole grugnito, mi ha letteralmente riconquistato.

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