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| Rock, hard-rock, heavy-rock… In quale filone vanno inseriti i mitici Deep Purple? Non che sia granché importante arrivare a stabilirlo. Potrebbe in tutti i casi servire per cercare di fare un po' di chiarezza fra i grandi esecutori di tale genere musicale. Se prendiamo certi pezzi ("Black Night", "Smoke on the water", "Burn") direi hard-rock. Altri pezzi rientrano senza dubbio nell'heavy, altri ancora richiamano palesemente il blues, alcuni addirittura la musica melodica, sempre ovviamente condita da svisate rokkeggianti. Chiaro esempio "Child in Time", forse il pezzo più apprezzato di tutti, anche se non famosissimo. Strumentalmente i Deep Purple sono ad altissimo livello. In primis Ritchie Blackmore, chitarrista certamente di alta qualità ed anche di una certa originalità. Fedelissimo alla Fender Stratocaster, dal vivo si amplifica Marshall, mentre in sala d'incisione opta per il mitico Vox AC 30, un amplificatorino tuttopepe che aveva (ma lo fabbricheranno ancora?) la particolarità di tenere le note lunghe e pulite anche usando i toni cupi. Con tecnica sopraffina ed anche piuttosto singolare ha lasciato il segno fra i chitarristi dei complessi minori (sottoscritto compreso) i quali cercavano in tutti i modi di scimmiottarlo. La svisata di Blackmore in se stessa non è mai difficilissima da eseguire. Le note sono piuttosto classiche ( quelle tipiche del blues) ed i giri non escono eccessivamente dalle regole melodiche dell'accordo sottostante. |
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| Quello che rende l'improvvisazione di Ritchie inconfondibile è la cosiddetta "cattiveria" musicale, cioè l'aggressività che trasmette ogni sua schitarrata. Ottimi elementi anche Ian Paice (batterista), John Lord (tastierista) e Roger Glover (bassista). Un discorso a parte meritano i cantanti, almeno quelli storici. Ian Gillan sfoggiava note altissime, anche se non a voce piena. Certo che…il tempo passa per tutti: al concerto di Pavarotti di qualche tempo fa l'amico Ian era palesemente in difficoltà, con mancanze abbastanza clamorose sia in potenza vocale che in intonazione. |
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| Adattissimo allo stile Deep Purple il successore di Gillan, David Coverdale. Con un timbro molto più "pieno", anch'egli non aveva alcuna difficoltà a toccare note altissime, anzi, proprio il suo "vocione" amplificava l'effetto della nota alta. I "Porpora Profonda", pur rimanendo nel classico Rock, hanno segnato un'era. Ancora oggi ragazzotti di 20 anni s'innamorano dei loro pezzi, scritti magari trent'anni fa. Ciò costituisce la prova lampante di come sia scarsa la vena degli esecutori odierni, tutti presi con i latino americani (musiche trite e ritrite fino all'inverosimile) e intenti a scopiazzare quanto eseguito nel periodo d'oro della musica moderna, gli anni Settanta. |
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