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     di STEFANO CORALLO

E' ancora notte. Mio padre mi chiama scuotendomi appena. Stefano, andiamo, è ora. Mi alzo e mi vesto. Lui ha già bevuto il suo caffè, preparato le poche cose che ci occorrono e mi aspetta. "Vengo papà sono pronto". "Bene". La fiat 600 si avvia tossicchiando. Si parte. Destinazione Ponte Felice sulla Flaminia. Sotto, da sempre, scorre il Tevere. Al solito arriviamo troppo presto. Bisogna aspettare l'alba; anche se è estate fa ancora freddo al mattino. Andiamo. Il cielo si colora di rosa chiaro. Il Tevere è lì, silenzioso e apparentemente immobile. Sale la nebbia dalle acque verdi, da una draga si sentono voci e rumori delle attività umane che incominciano. Papà pesca cavedani in corrente. A lui piace così, tante catture che si susseguono a ritmo costante. Io no. Io amo l'acqua ferma; quella piccola ansa guardata da due ciuffi di giunchi che emergono dall'acqua come due verdi capitelli. E' fra di loro che faccio passare il mio Bretton, una, dieci, mille volte al giorno. Sono paziente come un vecchio di 14 anni. Tanto lo so che Lui è lì sotto, in agguato, fiero e solitario come un guerriero medioevale. Tutto si ferma all'improvviso, compreso il mio cuore. E' Lui. La piccola canna di fibra di vetro piena si piega e il mio Mitchel 320 sibila.
"Corri papà, corri che è grosso". Mio padre buttata la canna in terra accorre, gli passo la mia canna e le mie emozioni. Non abbiamo comperato il guadino, non credevamo ci fossero pesci così. Il filo piano piano si avvicina. Lui non si vede ancora. Poi, appare, maestoso. E' grande, nella memoria appare enorme. E' a riva, fermo; le branchie si aprono ritmicamente emettendo nuvole di sangue. Mio padre si china per prenderlo. Esplode!! Un'esplosione di acqua...... Il filo penzola inerte nell'aria; Lui se ne è andato. Non diciamo nulla. Mio padre mi rifà la montatura e ritorna ai suoi cavedani; "Non preoccuparti" mi dice "Ne prenderemo altri". Ricomincio a pescare, ma non è più come prima. Qualcosa continua a scendere sulle guance, con un plic cade in acqua..... Sono passati quasi quarant'anni, ma ogni volta che sento l'artificiale bloccarsi in quel modo, la memoria torna a quel giorno d'estate, a quel bambino, e a quel pesce. Allora chiudo gli occhi per rivederli, ma invano..... Sono svaniti nella nebbia. Per sempre.


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