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L'indimenticabile Giovannino GUARESCHI (l'autore dei racconti di Don Camillo, Peppone & c.) diceva che il Po comincia a Piacenza.
Ma anche se non è ancora un fiume adulto il PO in Lomellina è pur sempre un adolescente sbarazzino che ne ha fatte e ne ha viste di tutti i colori.
La storia che vi voglio raccontare accadde nel '45, pochi giorni dopo la fine della guerra.
C'era vicino al ponte di Valenza una batteria contraerea con annessi depositi di munizioni.
Poche ore dopo la ritirata delle truppe tedesche la popolazione aveva letteralmente saccheggiato i depositi. I bossoli in ottone dei pezzi da 88 millimetri erano diventati vasi per i fiori sulle tombe al cimitero; la balistite, ovvero il propellente per le granate, era ottima per accendere la stufa. I proiettili della mitragliera da 37 mm erano ricercati dai muratori per farne degli ottimi fili a piombo.
Avvenne che mio padre, allora sedicenne, ed i suoi amici ritrovarono un deposito di saponette al tritolo, con micce e detonatori. Con qualche informazione avuta da militari imboscatisi dopo l'otto settembre i ragazzi di quel paese erano in grado di far saltare in aria pure un castello. In quei giorni c'era un poco di anarchia; chiamati dal sindaco per le continue esplosioni i ragazzi si giustificarono dicendo che avevano trovato un ordigno inesploso abbandonato; per sicurezza avevano dovuto farlo saltare! Se poi lo scoppio aveva fatto saltare lo scolmatore, asciugando un canale e facendo tracimare l'altro…beh questo era inevitabile ...per salvare vite umane. Il sindaco provvisorio del CLN non era molto convinto, ma se cosi stavano le cose….


Erano tempi in cui i pasti quotidiani non erano una certezza per tutti; l'idea di usare il tritolo per pescare era una bravata, ma anche un'utilità.
Avvenne così che mio padre , il suo futuro cognato ed un altro amico presero in prestito una grossa barca, (di quelle che in tempo di guerra si usavano per traghettare persone, biciclette ed animali) e si recarono a pescare presso il ponte di Valenza; ad ogni carica lanciata venivano a galla un 15 - 20 kg. di pesce.
Alla fine rimasero due pani di tritolo ed una sola miccia! Decisero di legarli assieme e li buttarono in acqua. Dopo aver sentito una botta diversa dalle altre tutti esclamarono di meraviglia: " ..vhe..vhe..varda! ..varda!" ( oh oh, Guarda! Guarda!) Il Po era diventato quasi bianco per l'enorme quantità di pesce che affiorava!
Sulla barca ne caricarono almeno 4 quintali ma quello che la corrente aveva portato via era almeno altrettanto. Ricordano particolarmente una grossa carpa tirata in barca stordita ma ancora viva; appena possibile la pesarono e risultò essere 18 Kg!. C'erano poi molti lucci e cavedani.
Uno dei "pescatori-artificieri" si recò a piedi al paese e chiese al dipendente dell'azienda paterna di recarsi a Po col carro per caricare il pesce pescato. Sulle prime il brav'uomo pensò di essere preso in giro, ma poi, visto le insistenze ci andò.


Quando il carro arrivò in paese la gente rimase sorpresa che dei ragazzi avessero pesce da regalare a chili; tutti facevano la fila con grossi bastoni appuntiti che riempivano di pesci infilzati, come un grosso spiedo.
Ne rimase ancora qualche sacco di cui fecero dono al sindaco. Questi furono una manna dal cielo, perché il Comune non sapeva come sfamare un reparto di tedeschi che si era consegnato prigioniero ai partigiani. Non so se qualcuno di quei soldati sia ancora vivente, ma la gente del paese assicura che dopo quella "cura di fosforo" a pranzo cena e colazione, molti di quei tedeschi non avranno più voluto mangiar pesce per qualche anno!

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