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| Che bello il Ticino a quest'ora. Solo al calare della sera riesco a sentirlo veramente mio. O almeno questo capita in estate. Di giorno non pesco volentieri: troppa gente, troppe barche, troppa luce, troppo troppo……… I giorni si sono accorciati, e di molto. E' il tredici agosto. Sono le venti e quaranta ed inizia a venire buio. Mi avvicino all'acqua, molto veloce in quel tratto. Una bellissima corrente diretta verso la prismata sull'altra sponda; sulla destra una morta enorme dove piccoli aspi cacciano senza tregua il terrorizzato novellame; l'affascinante e terribile lotta per la vita. E' il momento magico dell'inizio della pesca. Gesti rituali, antichi; oramai compiuti meccanicamente ma sempre pieni di fascino, di velate promesse. L'innesto della canna, l'allineamento dei passanti, la regolazione della frizione……… Primi lanci a piede asciutto.: capita spesso che un predatore sia in agguato sottoriva; non conviene entrare subito in acqua. Tre, quattro lanci, nulla… |
| Entro in acqua e avanzo dieci passi nella corrente. L'acqua mi serra i piedi attraverso gli Aigle, come una morsa; è la stretta di mano del mio fiume… L'ora della caccia dei grossi cavedani e degli aspi volge alla fine, infruttuosamente. Bolidi celesti attraversano il cielo oramai nero. San Lorenzo è passato da appena due giorni. E' completamente buio, sono le ventuno e dieci. E' l'ora dei grossi perca, e dei siluri. |
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Lancio in corrente il minnow galleggiante e lo lascio andare. Dieci, venti secondi: chiudo l'archetto e inizio il lento recupero. Un colpo violento, cattivo.Ferro duro. Parte rabbioso. Capisco subito con chi ho a che fare. La frizione sibila e non smette più. Sto perdendo troppo filo. La bobina dimagrisce a vista d'occhio. Non oso chiudere ulteriormente la frizione; non posso. Guardo la Gatti contro il cielo e mi spavento. "Adesso si spacca, e addio!" Devo uscire dalla corrente; subito!! |
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Devo portarlo nell'acqua ferma. Mollo un poco la frizione ed indietreggio. Perdo ancora più filo ma sono a riva. Cammino veloce per una cinquantina di metri recuperando a manetta; adesso va meglio. E' fermo sul fondo. Rientro in acqua recuperando ancora qualche metro di prezioso power pro. "Vengo a casa tua, amico: vengo a prenderti". Riparte forte. Due, tre testate da paura. "Chi sei?" Davanti a me il fiume buio; non vedo niente. Non capisco neanche dove sia il filo. So soltanto che lui è laggiù, da qualche parte, enorme e rabbioso. Le situazioni di lotta e di stallo si susseguono. Non riesco più a tenere la canna appoggiata all'avambraccio. |
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| L'appoggio allora alla pancia, non ce la faccio quasi più. Ho male dappertutto, mi dolgono finanche le gengive. Mi consolo nel sentire che anche lui non ha più lo smalto iniziale. Riesco a pomparlo dieci, quindici volte: oramai non resto più senza filo. "Vieni amico, vieni a fare una bella foto assieme allo zio Stefano". Continua la lotta, ma è ormai un match tra pugili suonati. Però nessuno vuole perderlo. Riparte ancora una volta; una, due testate e il filo si rilascia……"Dio, ha rotto"...No, qualcosa c'è ancora"…Il minnow esce dall'acqua; lo avvicino agli occhi: manca un'ancorina. Si è aperto un anellino. Sono le ventidue e dieci. Non vi descrivo il mio stato d'animo; siete pescatori e lo conoscete già bene. Non ho più voglia di pescare ancora. Sono sfinito. Ho perso; battuto da un anellino e da un avversario irriducibile. Le stelle cadenti solcano il cielo agostano in un primordiale spettacolo di luce… Mi avvio sul ghiaieto a testa bassa… mi giro verso il fiume buio… "Bravo. Hai vinto. Onore a te, Glano"…. |
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