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Fu un giorno in Ottobre. Al solito, girellando senza meta con la canna in mano, che incontrai i bambini. Lei con i capelli raccolti in una coda di cavallo color miele, esile ed elegante come può esserlo solo una bambina di 12 anni. Lui sui 7, ferocissimo, con la sua cannetta che menava frustate a destra e a manca, da aver paura ad avvicinarsi! Entrambi sorvegliati con discrezione dal padre, un signore più o meno della mia età. Attento a non entrare nel raggio di azione di quel piccolo Attila, mi sono avvicinato al signore e gli ho chiesto informazioni su cosa stessero pescando con un Martin dal fiocco rosso, in un punto dove di acqua ce n'è pochina.


"Aspio -mi ha risposto - da quando ne hanno presi qualcuno non riesco più a tenerli. Devo portarli qui subito dopo aver studiato, e fino al tramonto non si riesce di riaccapezzarli. Solo che da qualche tempo di aspio non se ne prendono, e neanche di altro." E' proprio vero che a volte ci si rivede nei propri figli; io mi sono ritrovato a farlo nei figli di un altro. Mi sono avvicinato loro e gli ho regalato un rapala ciascuno accarezzandogli la testa. "Vedrete - ho detto loro - quando verrà la primavera quante catture farete con questo pesciolino". Poi ho ripreso il mio cammino voltandomi ogni tanto a guardarli diventare sempre più piccoli e lontani sul greto del fiume, fino a non vederli più. Allora mi sono seduto su un sasso, ho acceso una sigaretta, e guardando nella direzione dalla quale ero venuto mi sono sentito un uomo felice.


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