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Palmiro e' un pescatore d'altri tempi; o più precisamente è un pescatore che non pesca ormai quasi più. Le acque sono cambiate, i pesci pure; e forse anche Palmiro non e' più quello di una volta, chissà..............
Però pescatore lo e' sempre. Si resta tali anche quando non si frequentano più i fiumi come una volta. Chi nasce pescatore, rimane pescatore sempre.
A volte lo trovo nel negozio di pesca che assieme frequentiamo. I capelli bianchi, magro, signorile; e sempre con un dolce sorriso ad incorniciargli la bocca.
Con me parla volentieri, e non pescando più molto e' fatale che si parli dei tempi andati. Di cose ne ha viste…Ha visto un mondo cambiare, in bene o in male, ma Palmiro non sentenzia e non giudica.........Ama però ricordare.
E stasera parlando della stagione da lucci che sta per iniziare mi ha regalato una perla di bellezza che io voglio dividere con voi, cari amici.


Palmiro pescava col vivo. Tradizione Pavese, consolidata da lunghi anni passati sul Ticino, ed era solito recarsi in una prismata quasi in città.
Lì, nell'acqua fonda e immota, viveva il suo incubo: un luccio.
Tutte le volte che vi si recava, innescato il più bel pesciotto del secchio, Palmiro lo allamava; solo per pochi istanti, però.
Due tironi e addio luccio. L'amo nudo veniva su beffardo.
Una due tre, dieci volte. Palmiro era sull'orlo dell'esaurimento nervoso.
Oramai voleva soltanto "quel" luccio diabolico; Palmiro lo aveva soprannominato "il Professore".
E il Professore continuava a farsi beffe di lui. Potete immaginare il suo stato d'animo. Che però oltre alla rabbia, accomunava sempre più stima per il suo avversario.
Un bel giorno Palmiro era andato a pescare altrove. Era quasi buio, sarebbe stato opportuno andare a casa.
Però l'idea di fare una capatina dal Professore gli solleticava. Nel secchio del vivo erano rimaste solo tre alborelle, per giunta minuscole. Certo un grosso triotto sarebbe stato più invitante, ma ormai era tardi; "ci sono le alborelline, provo con quelle".
Appena l'esca tocca l'acqua, il cimino inizia a tremare. "E' il Professore, sicuro".
Palmiro al solito lasciò che mangiasse, pronto alla ferrata e alla solita cocente delusione. Ferrò duro. C'era."Ora si slama di nuovo" pensò Palmiro.
Ma non si slamò.


Il Professore stavolta venne a riva. L'incubo di Palmiro si rivelò finalmente per quello che era; un luccio sui due chili, magro da somigliare ad una anguilla, con in bocca un Martin dal fiocco rosso che gli impediva di cacciare.
Poteva cibarsi con estrema difficoltà solo di prede piccolissime, a prezzo di chissà quale fatica per poterle catturare.
Palmiro operò la doppia slamatura e lo lasciò andare.
Il Professore tornò nel suo Fiume. E Palmiro a casa a mani vuote, ma sicuramente col cuore pieno di felicità.

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