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| Era un mattina di tanti anni fa, una di quelle mattine di Domenica in cui ti svegli presto, senza avere avuto bisogno di puntare la sveglia, perché sei preda come di una irrequietezza che non sai spiegare. Sapete come succede, apri gli occhi, guardi i numerini illuminati sulla radiosveglia, e decidi improvvisamente di andare. In casa è silenzio, tutta la famiglia dorme ancora, ti muovi evitando di provocare anche il minimo rumore, un po' per evitare di svegliarli, un po' perchè se si svegliassero dovresti spiegare perché ti sei alzato, dovresti dire dove vai, a che ora sarai di ritorno, dovresti comunque parlare, spezzando il sottile filo dei tuoi pensieri e facendo svanire l'attimo magico. Ti lavi, caffè, i vestiti da pesca, ascensore: e sei già lì che, mentre il diesel si scalda, scegli la canna e il mulinello che reputi migliori, e raccogli cucchiaini, minnows e tutte le cento carabattole che tutti ci portiamo appresso. In poco tempo ti ritrovi a viaggiare sull'autostrada, in compagnia della prima sigaretta, e con la mente che è già sulla riva del fiume, perché lei era là già dal momento in cui tu hai deciso di andare. Il grande fiume blu è lì che ti aspetta, come da secoli e secoli aspetta tutti i pescatori che sono passati prima di te, ma, ogni volta che passi sul ponte e lo rivedi, è sempre come la prima volta, quella prima volta di quasi quarant'anni fa, quando Nonno Guglielmo ti affidò per la prima volta la cannetta fissa e la scatolina dei cagnotti, e la tua emozione non è cambiata. Sei arrivato, parcheggi la macchina, infili gli stivali e il giubbotto con tante taschine rigonfie, e ti inoltri nella boscaglia ricca di rovi e robinie che ricopre le rive. Il Ticino è bellissimo, la stagione è la migliore, fa ancora freddo e non sono ancora apparsi i gitanti della Domenica con i loro barbecue e le loro radioline. |
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| Ormai sta facendo giorno: è giunto il momento di aprire le danze. Prendi posizione, la corrente è forte, il ponte di Barche, antico retaggio di una cultura che sta scomparendo, è lì alla tua sinistra e provoca giri d'acqua e vortici di spuma nella vena centrale del fiume. Via. Il primo lancio della giornata. Il grosso ondulante vola lontano, trascinando il nylon del trenta. Quando inizi il recupero, vedi finalmente come l'acqua sta girando e ti adegui, cercando di sfruttarla al tuo scopo. Passa la prima mezz'ora, e, d'improvviso, il primo attacco: la canna sussulta nelle tue mani, e ti poni le stesse domande di sempre; sarà una trota, sarà un luccio, sarà un cavedano? Inizi ad intuirlo dalla sua difesa, ed in effetti dopo poco affiora un cavedano sul chilo, qui ce ne sono tanti, avversari umili ma combattivi, che meritano comunque il tuo rispetto, tanto è vero che lo slami con cura, senza nemmeno toglierlo dal suo elemento naturale dove presto si ritrova, libero e stupito. Il tempo passa, il sole ormai è decisamente spuntato, ti fermi un poco, come ami fare, seduto sul tronco di un albero caduto fumi un'altra sigaretta. Apri la scatola degli artificiali, e l'ondulante lascia il posto ad un grosso Simplex Tandem giallo e rosso, un esca che solitamente si usa per i lucci in acque lente. Però ti ispira, chissà perché. Il tandem è pesante, il lancio è lungo, arrivi giusto poco oltre della vena centrale del fiume. Perfetto. L'archetto del Cardinal si chiude con quel suo rumore preciso, inizi a sondare la zona davanti a te, il grosso cucchiaino oppone molta resistenza che si somma alla forza del fiume, ci vorrebbe forse un mulinello con un rapporto di recupero più basso, ma tant'è…….. Il primo recupero finisce, altro lancio, e poi un altro ancora. Non sai dire se sei al quarto, al quinto o al sesto lancio, ma l'attacco questa volta è brutale: una forza tremenda piega la canna, facendo fischiare la frizione. Il cuore è a mille, cerchi la posizione per meglio lottare, inizi ad impostare l'azione di recupero pregando di riuscire a portare il pesce fino alla riva, anche se già sai che sarà una lotta durissima. L'acqua si apre al centro del fiume, in un esplosione di spuma: è lei, è la regina, la Marmorata del Ticino. Quando la vedi, stenti a crederci: è una vera regina, ne sono rimaste poche, e questa sarà almeno otto chili, forse dieci. |
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| Si difende come una tigre, stenti a credere quanta potenza abbia in sè, e stenti soprattutto a credere con quale abilità sappia sfruttare la corrente a suo favore. Non fa caldo, è appena primavera, ma il sudore ti gocciola negli occhi, e non puoi nemmeno levare una mano dalla canna per asciugarti il viso. Improvvisamente, l'incantesimo si spezza. La trazione termina in un attimo, il monofilo è ormai inerte. Si sarà spezzato il filo? Avrà ceduto il nodo? No, ti rendi conto che una resistenza c'è ancora, ed è quella dell'artificiale, ormai libero. Completi il recupero, e ti rendi conto di una cosa incredibile: la vecchia trota non si è slamata, o meglio, lo ha fatto raddrizzando completamente l'ancorina. Ti tremano le mani, posi la canna, fumi l'ennesima sigaretta. Per oggi basta, smonti tutto, ritorni alla macchina. Deluso, forse, ma non scontento: hai vissuto un evento eccezionale, hai lottato, hai perso. Non importa, non sempre si vince. Questa volta ha vinto lei, la vecchia, grande trota del Ticino. E tu sorridi, perché meritava di vincere. |
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