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Sono ormai lontani i tempi del Ceresio e quella stradina che dava sul vecchio porticato sembra solo un ricordo d'altri tempi e di altre avventure, l'odore del pane fresco si univa a quello dei muschi che ormai ricoprivano l'antico splendore di quella penombra e in lontananza riuscivo a sentire il suono del lago battere insistentemente sulla mia amata barca di legno…compagna affidabile delle mie straordinarie avventure di pesca…………….
Ogni mattina, puntuale e preciso mio padre veniva a chiamarmi per andare a pesca di boccaloni ed il notturno torpore scompariva d'incanto lasciando il posto al giovanil entusiasmo e a quell'innato senso d'appartenenza ben radicato nella mia giovane mente, gente del lago si nasce e sebbene molti con il passare del tempo tendano a perdere quel meraviglioso attaccamento, esso risiede dentro di noi, magari ben celato nei meandri dei ricordi, ma di tanto in tanto torna prepotente a farci visita per ricordarci chi siamo…………
Storie d'altri tempi direte voi, ma io nel mio cuore serbo ancora il ricordo di quelle mattine, di quelle ranette di gomma, di quegli anni, quando chiamare il boccalone bass era cosa strana ed incomprensibile, si parlava in modo diverso e si faceva un altro tipo di pesca, ma queste effettivamente sono altre storie………..
L'alba…gustato il paesaggio, assaporato il momento, ritrovo il mio socio di pesca ci si saluta con un rituale ben consolidato dal tempo e dalle nostre avventure, gesti ripetuti centinaia di volte ma sempre rivolgendo il nostro sguardo al lago, attratti dai suoi suoni a volte strani, a volte amici, ma sempre ed incessantemente carismatici e mai ripetitivi…
Due remate corpose ci portano sul primo gruppo di ninfee, verdi apparizioni e rifugio dei piccoli gardon, vicino alla barca numerose castagne d'acqua sembrano formare una prateria ricca di sorprese… in lontananza le prime coppie di svassi con immancabile prole al seguito, prima che possa fare strani pensieri in merito al loro ipotetico impiego nella ricerca di nuovi artificiali ci troviamo in pesca, vicini alla maestosa fascina di mezzo, così affettuosamente chiamata per la sua posizione…
Lanci avidi esplorano le ramaglie e nel fitto intrico di tanto in tanto il nostro manovrato incappa nei numerosi senco lasciati a macerare vicino alla casupola di nonno bass.
Volano i minuti, ma in questo labirinto subacqueo anche i lucci sembrano aver perso la via di casa e nemmeno la mia casetta di marzapane sottoforma di vairone sembra destare il minimo interesse….
"Eccolo" esclama entusiasta Ferdinando, ma dalla scarsa resistenza che oppone ne deduco si tratti di un perca e dopo pochi istanti la conferma, niente foto per lui, siamo venuti per il re e vogliamo stanarlo….
Cambiamo posizione e presi dalla concentrazione più totale scandagliamo ogni centimetro della nuova zona, quella che ormai consideriamo la più redditizia e la più affascinante perché caratterizzata da numerose piante cadute e da un fondale colmo di micro ecosistemi.
Le radici affioranti segnano il percorso che porta molte piane all'acqua e sovente il pike al pescatore…
La zona d'ombra sotto il grande fico m'ispira lanci mirati e per alcuni istanti trattengo il respiro come per godere a pieno di tutta quella concentrazione, forse per dare il meglio in coincidenza di un'abboccata, ma, in ogni caso, tutto tace.
Ultimo lancio, ci diciamo e presi ormai dallo sconforto scagliamo con poca convinzione la nostra insidia…
Quelle manovre prima eseguite magistralmente ora sono stanche scoordinate, imprecise, ma in una frazione di secondo ecco la botta di vita che cercavo, una scarica di colpi sul cimino dà il via ad un nuovo combattimento.
E' un bel pesce, penso tra me e me senza proferir parola, scatti laterali fulminei delineano caratteristiche mai riscontrate nel luccio, il filo si alza velocemente verso la superficie, intuisco il salto e infilo il cimino nel lago, eccolo, rompe la superficie con prepotente brutalità, è un bass ed in quel momento mi torna alla mente il Ceresio, quella stradina col porticato e le pescate con mio padre……………
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