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IL PESCE DELLA VITA
Riccardo Basso

Il freddo è pungente stamattina, negli ultimi giorni la temperatura è precipitata di quasi 10 gradi…chissà se oggi qualcuno di loro sarà in caccia…? Ultimamente mi è andata bene, fin troppo, per cui non oso coltivare pensieri troppo ambiziosi... Le dita intirizzite faticano non poco ad aprire il moschettone, monto la mia esca preferita, la migliore mai costruita...o più semplicemente quella nella quale ripongo più fiducia…quel valore aggiunto che ti permette di essere in pesca e di crederci fino agli ultimi centimetri dell’ultimo recupero prima di far ritorno verso casa.

Ahi che male alla schiena!

La prima ora passa senza sentire nulla, a parte il freddo… pazienza, ho ancora tempo… la brina si scioglie lentamente sotto i raggi di un sole che non si vede chiaramente ma si intuisce… le raganelle che un mesetto fa saltavano via mentre mi avvicinavo alla sponda ora non ci sono più… gli stivali sono lucidi, le suole consumate danno uno sgradevolissimo effetto-sciolina, in più di un’occasione rischio un poco salubre bagno fuori stagione…

Ahi, ancora la schiena…i reumatismi, di già?

Il primo giro del lago termine con uno score per nulla rassicurante: zero segni di vita… “Fiducia - mi ripeto - fiducia, non abbatterti!” Giusto per non dovermi rimproverare niente in seguito, sostituisco l’esca di partenza con un’altra analoga ma di colore diverso…non si sa mai!


Ahi Ahi…questa è la sensazione di una pugnalata…

La coda bianca di una mini-lepre mi passa davanti a 100 all’ora per poi nascondersi in un cespuglio ormai quasi privo di foglie ma ugualmente impenetrabile. Con calma ricomincio i lanci: vario la presentazione, la velocità di recupero, la profondità alla quale far stazionare la mia sinuosa insidia…niente di niente… “Ci fosse almeno qualche boccalone in attività disposto a farmi divertire…”

Ritmicamente le inspiegabili fitte alla schiena si ripresentano…

Il conto alla rovescia sta per terminare, non ho più molto tempo adesso…vorrei terminare il secondo giro del lago, ma non sono arrivato neanche a metà…devo ancora smontare tutto, togliermi gli stivali, la giacca…un’ora di viaggio poi dovrò essere all’asilo per prendere la mia bimba… tornando verso l’auto ritento velocemente nei punti più promettenti che mi hanno regalato bei pesci in passato…ma nulla…
Ho battuto e ribattuto il lago… ci sarebbe ancora quell’ansetta proprio sotto la macchina…ma non ho mai preso né visto prendere pesci lì…evidentemente sono troppo disturbati, non ci sono ripari… Ma sì, minuto più minuto meno, cambia poco! Almeno un tentativo questo posticino lo merita : lancio parallelo alla sponda, due giri di manovella e BUM! Che botta! Dev’essere un bel pesce, la frizione parte una volta, due, tre…poi intravedo la sagoma… Oh oh è il più bel luccio che mi sia mai capitato, sarà un metro come minimo! Mi si asciuga la gola, sento aumentare i battiti…“Calma Riccardo, calma! La canna è tosta, il filo teoricamente dovrebbe reggere pesi ben superiori, in fondo ci sono 35 cm di kevlar…” Lo porto, senza forzare troppo, verso di me…è bellissimo, una tigre fiera ed elegantissima…con mio grande sollievo mi accorgo che l’amo singolo ha fatto presa per bene…se non capita nulla lo tiro sù, pregusto già la calda e indescrivibile sensazione di soddisfazione e smarrimento che segue ogni cattura degna di nota…ma questa potrebbe essere LA cattura degna di nota, quella che magari non mi si ripresenterà più per diversi anni o per tutta la vita… “Calma, calma, prendi fiato” all’inizio sono stato quasi in apnea… Passano secondi interminabili, ma è sotto ai miei piedi, la livrea è ancor più straordinaria ora a pochi centimetri da me, quasi accecante…quasi fastidiosa, anzi…decisamente fastidiosa! Ma che diamine…cos’è ‘sto rumore, un trattore…ah no sono le tapparelle…Le tapparelle? Nooo, voglio terminare il tutto, adesso devo salparlo! Non può finire così…che disdetta… Un sogno, solo un sogno, ma tremendamente realistico…tanto reale che mi par di sentire ancora male alla schiena, anzi ho proprio male: mi capita sempre quando dormo “storto”…

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