ARTIFICIALI  ATTREZZATURA  TECNICA  FOCUS  RACCONTI  REPORTS  TEST  CATTURE  MICOLOGIA  NATURA  MUSICA  VINI E GOLOSITA'  LINKS 
NON ERA UN SILURO
Aldo Alberti

Qualche anno fa, ad Agosto, mi recai a pescare nel Po, a valle di Piacenza, in compagnia di un amico. Era una zona a forte corrente dove però abbondavano gli Aspi, Sandre e Silurotti.

Usavamo canne e lenze che erano adatte per una pesca medio-leggera a questi pesci, iniziammo a lanciare con minnows e shad per esplorare l’acqua a tutte le profondità.

Dopo qualche ora di lanci, che ci avevano regalato qualche aspio piuttosto piccolo, uno strappo fortissimo sulla canna mi fece sobbalzare, alla ferrata quasi istantanea, seguirono altri colpi di pari violenza. La canna, sotto sforzo, faceva arco, e la lenza, tesa al massimo, pareva una corda di violino che poteva spezzarsi in ogni momento.

Le gambe mi tremavano per l’eccitazione, cominciai ad urlare chiamando l’amico, che per fortuna era rimasto nelle vicinanze, e questi corse subito da me per darmi manforte.

Studiammo il modo di tirare a riva quello che probabilmente era un grosso Siluro; preparammo un guanto col quale afferrare per la mascella il grosso pesce, continuai a lavorare di frizione con il mulinello e a dare filo, ma nonostante l’impegno profuso il pesce rimaneva in corrente, vicino al fondo, e non voleva saperne di avvicinarsi. Mi si era seccata la gola e i battiti del cuore erano a mille. La lotta continuava.

Gli strattoni si susseguivano l’uno all’altro, con regolarità. La forte corrente del fiume mi fece più volte temere di perdere la preda. Maneggiavo la canna con tutta l’abilità possibile e cercavo di seguire anche i consigli dell’amico che, vicino a me, coinvolto emotivamente nella lotta, faceva quelli che mi sembravano solo discorsi senza senso.

Data la situazione di stallo e, che i pochi centimetri di lenza che riuscivo a recuperare faticosamente venivano ripresi dal pesce allo strattone successivo, decisi di discendere lungo la sponda, entrando in acqua alla ricerca di un tratto dove la corrente si mitigasse. la riva non era infatti impercorribile a piede asciutto perché piena di cespugli e prismi.

L’acqua mi arrivava oltre la vita, seguii la corrente del fiume per un buon tratto e raggiunsi un’insenatura dove il fiume ristagnava, avvertii subito che gli strattoni erano cessati quasi del tutto. Risalii sulla sponda ed iniziai il recupero.


Visto che la situazione era un po’più tranquilla trovai anche il tempo di pensare al mio portafogli che dalla tasca posteriore dei miei pantaloni stava imparando a nuotare. Anni prima il mio portafogli, causa disattenzione, si era gia fatto un “giretto in lavatrice” e la ricostruzione di documenti, carte e soldi era stata drammatica.

Ora il recupero era molto più agevole ed io, anche se bagnato come un pulcino, pensavo che la cattura della bestia, che finalmente si era stancata di tirare e si avvicinava a riva più mansueta, mi avrebbe ripagato di tutti i disagi subiti, e con gli interessi!

Eccola! Si stava avvicinando alla superficie, eravamo tesi e pronti al recupero …………….. era troppo bello per essere vero …………. quando riuscimmo a vederla attraverso l’acqua del Po, sempre molto torbida, riconoscemmo la sagoma di una mezza anguria, di quelle grosse angurie coltivate in Romagna, dalle striature verdi e bianche, che ricordano vagamente quelle di un pesce. Pur essendo in parte svuotata poteva pesare sui 15/20 chili e l’effetto vela sommato alla corrente impetuosa aveva fatto il resto.

Quando finalmente mi resi conto della realtà fu come una stilettata al cuore. La tristezza cominciò ad assalirmi, ero fradicio ed il portafogli con tutto il suo contenuto in uno stato pietoso.

Per fortuna la giornata era caldissima, mi spogliai, rimanendo in mutande e con la camicia mezza bagnata, e stesi gli indumenti su dei rami ad asciugarsi sotto il sole di Agosto. Per fortuna era una giornata feriale e in quel tratto di fiume c’eravamo solo noi due. Rimanemmo li tutto il pomeriggio sperando che non passasse nessuno, la preghiera fu accolta e non vedemmo più nessuno, probabilmente la razione giornaliera di sfortuna era gia stata esaurita.

A sera risalimmo mestamente in macchina e ce ne tornammo silenziosamente a casa, sia io che l’ amico ci guardammo bene dal parlare ad alcuno della nostra brutta avventura, anche per evitare gli sfottò che ci sarebbero certamente arrivati dagli amici pescatori !

indice racconti




ARTIFICIALI  ATTREZZATURA  TECNICA  FOCUS  RACCONTI  REPORTS  TEST  CATTURE  MICOLOGIA  NATURA  MUSICA  VINI E GOLOSITA'  LINKS