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ZAZA LA SECONDA VOLTA
Giordano Massari
Il ritorno a Cuba non si può dire che fosse stato dei migliori, già all’arrivo la sorpresa delle canne perdute avrebbe dovuto mettermi sull’avviso e il vento che sbatacchiava le palme avrei dovuto interpretarlo per quello che era : brutta stagione per la pesca.
Dopo 5 giorni arrivano le canne ed intanto ho avuto il tempo di saggiare le disponibilità pescatorie : il mare era stravolto , le notizie di catture rare , le barche non uscivano e di tre agenzie di pesca solo una era ancora aperta con dei prezzi da incubo; intestardito provo da terra e da vari ponti a tutte le ore , ma dopo tre giorni devo desistere sconfitto : il pesce assolutamente non mangia o non c’è; forse visto la sospensione dovuta alle mareggiate se n’è andato a godersi il mare aperto , per me irraggiungibile.
Già sull’orlo del collasso psicologico da astinenza pescatoria riesco a rintracciare una mia vecchia guida di pesca, ormai lasciata a spasso dalla chiusura delle agenzie , che mi informa che sul Rio Zaza stanno catturando Tarpon e che il vento lì , essendo sulla costa sud non è molto forte ; anche se sono 200 chilometri decido immediatamente per la partenza e di tirarmi dietro anche la guida.
Alle tre e mezza Delmo , il mio amico/autista, passa prendermi e visto che lavora in una panaderia arriva carico di pane , dolci e palitroche (grissini corti e tozzi) , prelevati alla maniera cubana; ovverosia a scrocco; io contribuisco con bibite, acqua , uova e formaggio, passiamo a prendere la guida e l’avventura inizia; cerco di sonnecchiare ma le continue buche non me lo permettono; finalmente dopo due ore arriviamo all’hotel Zaza dove ci aspettano le guide locali con un catorcio di barca trainata da un fuoristra che deve avere sulle spalle almeno 10 Parigi Dakar coi relativi incidenti; si parte e su una cosa che i locali si ostinano a chiamare strada ci dirigiamo al fiume.
Dopo un’oretta di sbatacchiamenti, guadi e imbarcate al limite del ribaltamento si arriva al punto di imbarco , è ancora notte e la truppa non vuole iniziare il varo prima che sia chiaro e mentre io bollo, fumo e straparlo loro con comodo attaccano i rifornimenti ; adesso capisco perchè Delmo ha riempito metà macchina con un campionario della sua produzione , sono senza fondo e senza ritegno; voglio assolutamente iniziare a pescare alle prime luci dell’alba , per cui strappo letteralmente il pane di bocca ai fannulloni e minacciando di lasciarli senza propina li convinco a mettere in acqua il catorcio.
Finalmente si va e dopo aver evitato un paio di cavi tesi attraverso il fiume e schivato un pontone che fa da traghetto siamo al primo spot : bollate e delfinate di Tarpon ovunque , la luce è ormai arrivata e io sono in frenesia , al primo lancio una cosa attacca il popper e vola fuori dall’acqua , non è grosso ma si fa sentire , al secondo salto mi fa uno sberleffo e se ne va , comunque il prossimo deve essere mio o almeno devo riuscire ad immortalarlo , per cui appronto la digitale e la metto a portata di mano.
Infatti dopo pochi lanci ne ho un altro in canna , sarà non più di una decina di chili e dopo due salti ho finalmente la camera in mano , giusto in tempo , con un’ultima acrobazia vola nell’aria con la boccaccia aperta contorcendosi e mi sputa addosso l’artificiale; l’avrò perso ma l’ho immortalato.
Dopo altri due o tre attacchi andati a vuoto uno ci rimane e dopo tre o quattro salti è a bordo , la delusione è grande : il tarponcino è proprio di infima misura ma almeno lo tengo in mano.
Come per un incantesimo spariscono tutti e non si sente più un attacco , decidiamo di andare un pò più a valle dove mi assicura che ci siano dei mostri e infatti eccoli lì a delfinare, uno passa a non più di 3 metri dalla barca ed è impressionante , fa fuoriuscire la schiena con una pinna che sarà trenta centimetri , ad occhio dovrebbe essere sull’ottantina di libre , alcuni suoi compagni delfinano più al largo; tiro davanti ma non hanno nessuna voglia di collaborare , dopo un pò , stressato dai loro volteggi e dalla loro apatia cambio il popper per un testa rossa e al primo lancio ecco lo strattone , ma .... c’è qualcosa che non va : non tira e viene dietro senza sforzo ; infatti è un robalito o Snook che dir si voglia , sono talmente schifato che non voglio nemmeno toccarlo e lo fotografo nelle mani della guida.
Per tutto il giorno e anche nei seguenti, microbi, e anche delle cuberite di non maggiori dimensioni contribuiranno a darmi emozionanti tocche seguite da cocenti delusioni.
Il primo giorno si conclude con un paio di tarpon piccolini e una emozionante lucha con un tarpone sui venti chili che mi ha dato del filo da torcere arrivando sotto barca per ben due volte per poi volare fuori per l’ultima volta lasciandomi a rimirare l’artificiale che se andava volando per suo conto.
Non avendo nessuna voglia di rifarmi quello scassatissimo percorso decido di fermarmi all’hotel Zaza per i giorni seguenti , per cui rimando l’autista e la guida a Moron e mi sistemo ; l’albergo però non è più quello di una volta , costa poco ma ormai i frequentatori sono solo cubani per cui il servizio è al loro livello : un giorno non c’è acqua calda ed un altro manca il caffè dato che le macchine sono rotte , niente di nuovo sotto il sole .
La pesca riprende e i tarpon non si fanno pregare ad attaccare , in media una dozzina al giorno , anche se quelli che si portano in barca sono pochi , comunque ho la soddisfazione di convincere il lancero a rilasciare il pesce . ecco una testimonianza dell’eccezionale fatto.
Un giorno , dopo avere salpato questo,
sento una bella botta ma niente vola per aria , il signore vuole rimanere sul fondo ma finalmente lo schiodo , è uno snook .
L’ultimo giorno è strano, c’è molto vento e nei soliti spot non bolla nulla , dopo aver cambiato una marea di artificiali galleggianti, affondanti , popper , jig e tutto quello che potevo mettere in campo si decide per la traina , mai nulla fu più azzeccato : una tocca dietro l’altra ma purtroppo salvo i soliti micro niente viene issato a bordo ; ad un certo punto vola per aria il mio sogno , sarà sicuramente sopra i 40 chili e sembra ben ferrato ; il lancero era distratto e non lo vede , ma come sente la frizione ferma il motore ; il tipo si comporta in modo strano , non salta più e tira come un dannato, per due volte lo tiro sino a sottobarca ma non si fa vedere e riparte con più energia ; il maledetto cubano continua a dirmi che è una grossa cubera e anche se io l’ho visto saltare sull’attacco non riesco a convincerlo, al punto che quando il bestio punta verso la riva il descarado al grido di Cubera nel Mangle innesta la retro e parte a razzo ; il danno è fatto , ho la frizione abbastanza chiusa perché stavo forzandolo e non faccio in tempo ad aprirla, per non rompere la canna posso solo allinearla col trecciato e aspettare il cedimento del pesce o la rottura del filo che puntuale arriva : addio tarpon ed addio atificiale ; quello che mi esce dalla bocca è irripetibile e alcuni pellicani se ne vanno sdegnati seguiti a ruota da quasi tutti gli abitanti arborei del circondario; il caronte si è giocata tutta la sua propina.
Schifato interrompo la pesca e si torna a casa, quattro bei giorni rovinati in finale, un ultimo sguardo al fiume e ciao alla prossima volta
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