Quell'anno la primavera era arrivata presto; anzi non era arrivata proprio.
Tutto l'inverno era sembrato una lunga, unica primavera.
Niente ghiaccio, poca pioggia, niente che somigliasse ad un inverno
regolamentare.
E adesso s'era in Aprile, coi fiumi desolatamente asciutti.
L'uomo ogni giorno prendeva la sua vecchia barca ed andava a controllare lo
stato di salute, o forse sarebbe meglio dire si recava al capezzale del suo
Ticino, sempre meno azzurro.
Si ancorava al solito posto e guardava l'acqua.
A pesca andava poco: lui era un pescatore invernale.La bella stagione non
gli si addiceva.
Cosi' un bel giorno, mentre sonnecchiava, senti' un pigolio tutt'intorno
allo scafo.
Destatosi, si trovo' circondato da una ciurma di paperi, che condotti da una
bellissima mamma, erano venuti a fargli visita.
Erano poco piu' grandi dell'uovo che sino a qualche giorno prima li aveva
ospitati,ed erano di una bellezza sconvolgente.
E cosi' l'uomo tutti i giorni aveva preso l'abitudine di portare loro gli
avanzi del pane quotidiano e loro avevano preso a conoscerlo ed a non
temerlo.
E venne il giorno che l'uomo scopri' con dolore che gli otto paperi erano
rimasti senza la mamma: dov'era finita?
Non si sapra' mai.
Sta' di fatto che gli otto paperi vagavano da soli lungo il fiume;ed erano
ancora piccolissimi.
Da quel momento tutti i suoi pensieri furono per quegli otto orfanelli.
Da soli, le possibilita' di sopravvivenza si riducevano a qualche vaga
speranza.
Corvi, gatti, siluri:troppi nemici per otto paperi minuscoli.
Tutto il giorno l'uomo vegliava su quelli che oramai sentiva come i suoi
paperi.
Con la barca si avvicinava pagaiando per non spaventarli, e tre volte al
giorno lanciava loro del pane, che gradivano oltremodo, riempiendo l'aria
del loro festoso pi pi pi pi...
E quando veniva la notte, ogni suo pensiero era per quelle povere bestioline
indifese.
Appena chiaro, l'uomo li cercava e individuatili si avvicinava per dargli la
colazione;ma prima li contava; e non erano mai otto.
Ce n'era sempre qualcuno che si mascherava nel gruppo, e l'uomo lo chiamo'
Lancillotto.
Poi, ad una conta piu' tranquilla Lancillotto saltava sempre fuori e l'uomo
si metteva tranquillo.
E cosi' per giorni e giorni: i paperi mangiavano, poi un riposino al sole e
tanti giochi sull'acqua.
E ogni giorno trascorso era una vittoria.
E venne quel triste venerdi'.
L'uomo senti' schiamazzare verso il vecchio ponte.
Guardo' con attenzione quella che sembrava una scolaresca in visita al
fiume.
Bella visita penso': una ventina di forsennati lanciavano pietre in acqua.
"Che piacere c'e', penso' l'uomo, a prendere a sassate il Fiume?"
E ricomincio' a sonnecchiare, quando un pensiero lo fece sobbalzare: "dove
sono i paperi ?"
I paperi veleggiavano verso la ragazzaglia!!!
Li vedeva da lontano, piccini piccini, ma andavano la'.
Salto' in piedi, mise la barca in acqua e si avvento' sul fiume.
Arrivo' troppo tardi.
Da lontano vide i piccoli correre sull'acqua fuggendo terrorizzati, e mentre
si avvicinava vide qualcosa che si dibatteva a galla con le zampine in aria.
Oramai lo poteva vedere bene il piccolo ribaltato con la testa sott'acqua.
Provo' una grande disperazione, lo prese al volo e lo tenne tra le grosse
mani.La testa penzolava. L'uomo tento' di rianimarlo, gli soffio' aria nel
becco; poi, vinto, lo depose sul cuscino della barca.
E un rivolo rosso scese dalla testolina fracassata a macchiare il bianco
della pelle del cuscino.
L'uomo avvio' il motore e ando' a cercare gli altri sette che oramai avevano
risalito il fiume e stavano apparentemente bene. Lo accolsero col loro
solito pigolio.
A prua, come un piccolo pupazzo di pezza, giaceva quello che oramai sarebbe
stato per sempre Lancillotto.
L'uomo lo porto' a fare un giro sul fiume, su quel fiume che lui non avrebbe
mai piu' potuto vedere,
Poi ando' sull'isola, fece una buca e lo depose dentro.
Cerco' i piu' bei sassi che pote' trovare, quarzi bianchi e rosa, e lo
tumulo' quando il giorno stava morendo.
S'era preoccupato dei gatti randagi, dei corvi, dei siluri.
E aveva sottovalutato l'animale piu' sanguinario e piu' stupido.
E gli aveva portato via Lancillotto.
L'uomo non aveva voglia di parlare.Non aveva voglia di scrivere.
Ma si mise lo stesso davanti alla tastiera per rendere testimonianza, con la
flebile speranza che qualcuno, leggendo quelle quattro righe scritte con
l'amaro in bocca si soffermi un attimo a pensare.
"Giovani,ragazzi di oggi: che avete voluto tutto senza in cambio dare
niente, sappiate che il mondo non e' il vostro.
Non e' il nostro.
Se proprio non vi riesce di amarlo, almeno rispettatelo." |