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LA CORRENTE
Riccardo Basso

Riflessioni di un Rikyspin insolitamente pensante e molto poco pescante.

Arriviamo sul fiume, ne annusiamo l’odore dolciastro e inebriante, il “retrogusto” di scarico fognario e industriale è diluito, quel tanto che basta per non farci fuggire e poter nutrire sogni di gloria alieutica sottoforma di epiche battaglie.
Montiamo la nostra amata canna, regoliamo la frizione del mulinello, appendiamo al moschettone un’esca, la prima della giornata, confidandole sottovoce le nostre speranze di cattura e dandole un tacito saluto nel caso dovesse rimanere incagliata sul letto del fiume; tanti di noi, oltre alla “Anima, sul fondo del Po’”, hanno anche lasciato patrimoni in preziosi artificiali, ma del resto “Chi non risica, non rosica”.


E via, si parte coi lanci. Si stabilisce rapidamente il contatto con l’esca, animandola ora con un recupero regolare e sinuoso, ora con strappi decisi, ora con tremolii da far impallidire Mr. Halzheimer, attendendone l’arresto prepotente ed improvviso da parte del predone di turno. Ci si guarda intorno: solo ora ci si accorge di un timido masso per metà fuori dall’acqua per via del livello basso del fiume, di una nuova pianta strappata alla riva ripida e instabile dal lento ed incessante fluire delle acque, si sentono richiami di uccelli e meno poetiche ruspe che lavorano lontane, si guarda all’insù seguendo, nel cielo sempre più arancione e carico di colori e di attese, la scia di un aereo, fanno capolino le prime stelle.
Poi…una bottiglia! Mi pareva di averla già vista prima, anzi sono sicuro, è proprio lei! Un cadavere di “Sprite” che avevo seguito più di mezz’ora fa…ora è tornato davanti a me. È tornato per via di quel giro di corrente, sopra la buca, a valle del ponte. Allora i tuoi pensieri si discostano per un attimo dalla pesca e viaggiano su altri binari. Oltre a sentirti incosciente per il fatto che tra poco sarai al buio completo, in mezzo alla campagna e a quel meraviglioso nulla denso e liquido, ti scopri anche un po’ filosofo sul fiume, da solo.


Fantastichi su quella bottiglia: da dove sarà arrivata, chi l’avra gettata, quanti posti avrà visto prima di passarmi davanti, dove sogna di andare, sarà felice? Senza accorgertene, vesti quella bottiglia con i mille abiti dei ricordi: ricordi di momenti felici, di altri tristi ai quali vorresti cambiare il finale e probabilmente anche buona parte della trama, ricordi che ti cullano dolci e altri che riaprono ferite dell’anima mai del tutto cicatrizzate. Le dai un volto e ti specchi, in qualche modo, in base alla tua stanchezza e alla voglia che hai quel giorno di guardarti dentro. Tutto per quel bizzarro gioco di correnti.

Anche stavolta non ho preso nulla, ma va bene così…

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