Forse per quello sbagliai il primo lancio,anche il secondo e pure il terzo. Ricordo però che al quarto centrai la schiuma della cascata, bastò mettere il filo in tensione per avere la mia prima trota a spinning in canna. Riuscii a vincerla,mi sembrava enorme,ma era solo sui trenta centimetri : niente in confronto a quelle da cinquanta ed oltre che vedevo a volte uscire tra mille spruzzi,attaccate alla lenza di mio padre.
Ma era la mia prima e con un'esca artificiale, sintomo di una malattia e di un tormento che mi porto addosso da oltre vent'anni : è cambiato,così come anch'io sono cambiato, ha preso strade che non portano più alle sponde del torrente,ma alle rive di un lago o di un grande fiume.
La matrice però è rimasta intatta.
Anche il sorriso di mio padre era diverso : più solare,più disteso,e non riuscivo a crederci allora. Lo avrei capito solo molti anni dopo,cosa volesse dire. Nel ritorno a casa,ebbro di gioia,non so quante volte rischiai di cadere,ma il suo braccio era sempre lì pronto ad afferrarmi , un attimo prima che toccassi il suolo.
”Babbo,aiutami,si scivola”, era la mia cantilena....”vieni,ti aiuto io,sennò cadi...”
La sponda è vicina,l'esca che gratta sul fondo mi strattona il braccio e mi richiama alla realtà. Recupero e tiro su tutto,per oggi può bastare,dico. Lui mi guarda e sorride dalla barba canuta, io lo rivedo come vent'anni fa, più magro e coi capelli neri, quando ancora non usavo i trecciati e i mulinelli da casting, quando mi insegnava in silenzio cosa fare e cosa non fare, quando mi sorrideva, quando forse la semplicità era tutto ciò che ti serviva e anche tutto ciò che ti potevi permettere...che vi potevate permettere.
La sponda è in salita,la pioggia l'ha resa bagnata e vado a prua a legare la cima d'ormeggio ad un albero per poter scendere.
Dietro di me,come da un sogno,arriva una voce : “Michele,aiutami,si scivola”. Gli porgo il mio braccio,che adesso è più forte del suo,e con voce rotta gli dico “vieni,ti aiuto io,sennò cadi” .
Lo guardo e mi guarda,ma non può vederli,confusi con la pioggia sul mio volto,i due rivoli bagnati che dagli occhi mi scendono sulle guance.
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