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La verità, vi prego, sulla Finlandia
Gianmichele Baroni

Io in Finlandia ci volevo andare da sempre.Da quando avevo dodici anni e, per me,la pesca a spinning era una Shangri-la virtuale.Oltre all' improbabile possibilità di riscatto di una preadolescenza tipicamente goffa e sofferta.Gli altri ragazzini sognavano di fare i calciatori,i piloti,i più scafati tutt'al più i dentisti;io no. Prima di scoprire la musica,il sesso e gli stati di alterazione della coscienza,volevo andare là,dove-così leggevo su tutte le riviste e soprattutto sulle brochure delle agenzie di viaggi-si potevano attraversare smisurati laghi camminando sul groppone dei persici e dei lucci,dove c'erano trote di mare e salmoni grassocci e facili come quarantenni single ubriache,dove ogni fontanella sembrava pullulare di sandre abitabili come cucine Scavolini. E poi,c'era la sede della Rapala. In tempi in cui un Original Floating da sette centimetri costava seimilacinquecento esorbitanti lire,immaginavo-chissà perchè-che là i raffinati pesciolini te li tirassero dietro,tipo dieci per tremila lire.E chissà poi perchè. Ebbene sì,miravo alla collezione. E se mi trovate un collezionista più compulsivo di un dodicenne introverso con la passione della pesca vi pago da bere.Beninteso,NON in finlandia.Comunque,qui comincia il racconto della mia vacanza di una settimana in Suomi..Ho dovuto reprimere i miei sogni di ragazzino non per due,non per dieci,ma per sedici anni,prima di andare veramente a vedere se "le cose sono poi come te le aspettavi te".Di solito,come ognun sa,Vasco Rossi ha sempre ragione;ma stavolta i fatti erano in effetti molto simili a come me li aspettavo...Almeno per certi aspetti.Ma andiamo per ordine...E scusate il passato remoto.Mi ha fatto male Chandler.

Prima parte,accessibile anche ai non pescatori:

L'arrivo in Suomi.Perquisizioni.Tampere by night.La carta d'identità.Primo contatto con gli indigeni.

Riuscii a scappare da Londra-Stansted il nove agosto,dopo un check-in modello esodo Firenze-mare durato un paio d'ore abbondanti.Pagai la tassa per un bagaglio in più e nove chili di peso extra(per lo più esche artificiali e vestiti usati comprati a Camden Town), senza calcolare l'orchite del trasferimento Terravision in pulmann.L'angusta caffettiera giallablù della Ryanair("sei un morto di fame?Da oggi ANCHE TU potrai perire in un disastro aereo!Prenota subito!")mi tartassò i testicoli a suon di vuoti d'aria e tentativi di vendita di improbabili pelouche per due orette e mezzo buone,ma finalmente riuscì a farmi atterrare a destinazione,più o meno sano,più o meno salvo.Arrivato all'aereoporto di Tampere,seconda città della Finlandia dopo Helsinki,rimasi piuttosto basito nel constatar la differenza tra,ad esempio,Stansted o Gatwick e la specie di pollaio di legno in cui mi trovavo.Cinque seggiole di legno fungevano da sala d'aspetto.Cinque espositori sfoggiavano brochure con scritte tipo"ma quali Maldive!Vieni a congelarti il culo in Finlandia!".Due nastri trasportatori tormentavano i nostri bagagli momentaneamente orfani:erano così piccoli e slegati dal resto della struttura del terminal che ti veniva da pensare che fossero azionati da piccole divinità minori del pantheon finnico,chiusi sotto il tappeto e ben nascosti all'occhio impressionabile dei visitatori stranieri, figli di culture ben più materialiste.Oppure,da nani costretti al servizio sociale dalle autorità locali,magari perchè sorpresi ad orinare sulle pubbliche betulle o sui tram a forma di renna,tipici della zona. Una volta recuperato il bagaglio e mostrata la carta d'identità venimmo stivati come manzi in un lugubre corridoio,dove una finlandese alta,bionda e spigolosa,munita di lenti rettangolari e della stessa simpatia di un herpes genitalis,sceglieva a suo insindacabile giudizio i tipi sospetti per trascinarli in una stanzina e controllare i loro loschi bagagli.Ci sono lavori peggiori,pensai lì per lì:a Londra avevo preso atto dell'esistenza del Cartello Umano,la Pattumiera Vivente Mobile e il Venditore Di Saponette Da Cesso Pubblico.Questo per dirvi che non mi scandalizzo facilmente,e non rimani sorpreso quando venni imprevedibilmente fermato e portato nella stanzetta della vergogna,insieme ad un americano che sembrava uno spacciatore cileno.Ovviamente,dopo un'accurata perquisizione e un terzo grado sui motivi che mi avevano spinto a buttar via tempo e soldi in quella landa dimenticata dagli dèi,il bagaglio che quella specie di alce femmina e sifilitica mi aveva smembrato con metodo e malcelata soddisfazione me lo dovetti riordinare da solo.Inutile tentare di spiegare a questa specie di renna carabiniera che se uno va a Tampere con canne da pesca al seguito,capelli lunghi,occhiali scuri alle nove di sera e cappello imitazione borsalino,difficilmente avrà il culo pieno di ovuli di cocaina.Così,mentre la cerebrolesa affetta senz'altro da secchezza vaginale cronica violentava la sacra riservatezza dei miei calzini e delle mie magliette con papavoitila che si fa le canne,senz'altro una decina di rispettabili signori in giacca e cravatta entrarono in Suomi con chili e chili di eroina nel bagaglio a mano.Puro darwinismo,e ben le sta. Subito sigaretta,subito Terravision per il centro di Tampere.(Effettivamente,è bene spiegare che la mattina dopo sarei dovuto partire di buon'ora per Helsinki,dove avevo appuntamento con Uomoabissale e Crankinguru.Che non sono nè divinità finniche minori-quelle vengono usate negli air terminal-,nè mie proiezioni alla Tyler Durden;trattasi di gente conosciuta sul web,quando passavo inverni interi a disquisire sulla vita sentimentale del luccio.Fine delle parentesi).Arrivato alla stazione dei treni con i miei quaranta chili di roba,mi misi in cerca di un ostello o di un alberghetto.A caso,naturalmente.Senza tirar fuori la Routard perchè lo giudicai lì per lì troppo stressante,mi produssi in una camminata per mezza città,vagando cosi',senza meta,per un'oretta buona.Resomi conto con un'epifania improvvisa ed impietosa dell'irrazionalità della mia condotta,mi sedetti sui bagagli e tirai fuori la guida.Nella sezione"dove dormire",sottosezione"dove dormire malissimo",paragrafo"dove dormire malissimo in mezzo a cretini diciottenni in interrail e farsi rubare lo zaino",era segnalata la presenza di un vile ostello della gioventù, dove avrei potuto assistere alle tipiche vomitate sulle brande,che in quel posto ci fanno anche i campionati nazionali.Ma,poichè mi piace dormire comodo e incidentalmente trovai sulla mia strada un albergo dal preoccupante nome di "hotel cumulus" -che dall'alto delle sue tre stelle sembrava farmi l'occhiolino-accettai di buon grado di cacciar fuori la mia carta di credito,e così donare per la causa del mio dormire comodo circa ottanta euri,colazione inclusa.Conil sano e fermo proposito di rifarmi della spesa la mattina dopo,al buffet del breakfast,ringraziai e mi diressi in camera.Bellissima:bagno pulito,lenzuola,doccia enorme e giaciglio fresco e perfetto per la solitaria masturbazione della buonanotte.In ostello ci devono andare i pezzenti,pensaI non senza una certa sensibilità sociale. Il fatto grave che minacciava di rovinarmi la serata e,peggio ancora,il resto della vacanza,era che non trovavo più la carta d'identità.Vi è mai successo di sentire il panico che vi sale dal basso?Già mi vedevo a passare la settimana seguente non tanto ad adescare lucci e salmoni,ma a dover spiegare col mio survival english,in giro per le ambasciate finlandesi che:a.NON avevo cocaina nel culo;b.NON potevo tornare a casa senza un documento. Stavo per prendere in considerazione la possibilità di prendere la residenza lì ed avviare un fiorente commercio di panini con la trippa di luccio,quando mi abbondonai al tentativo disperato,quello che non serve mai a niente:tornare sui propri passi e cercare per terra la merdosa e vendicativa carta d'identità. E,per una volta,funzionò. Vi giuro:la ritrovai in terra,a due chilometri dall'albergo,che mi guardava facendo la vaga come per dirmi"non te la prendere con me.Sei tu il cretino che perde i documenti.Io sono solo carta filigranata,con una tua foto con l'aria da imbecille appiccicata sopra.E,tra l'altro,tra due anni scado e vado a godermi la vita nei dintorni di Fabriano,dove c'è mio cugino che fa il tavolino al parco e conosce un sacco di carte veline disponibili".Ero sollevato,e il sollievo mi rende benevolente e quasi generoso:evitai quindi di informare quel supponente pezzo di carta sulla vera fine che fanno i documenti scaduti e il danaro fuori corso,e decisi invece di fare un po'il turista notturno in quella che la guida e i numorosi depliant descrivevano,con tono quasi disperato,"la perla della Finlandia del centro ovest.Portateci tanti soldi,vi prego".Da vedere,sul ponte del fiume che divide la città in due,le statue di bronzo raffiguranti le figure tipiche del luogo:il cacciatore,l'esattore delle imposte,la giovinetta finnica.Vi giuro:il cacciatore,L'ESATTORE DELLE IMPOSTE,la giovinetta finnica!Manca l'alcoolista tredicenne maschio e l'alcoolista sessantenne femmina,pensai.E aggiungerei l'addetta alla sicurezza aerea frigida e legnosa,per unire la tradizone con il progresso.Da buon amante del trash,andai a vedere questi fulgidi esempi di arte locale,che poscia si rivelarono praticamente tre fecalomi di bronzo polveroso,goffi e sgraziati e per di più totalmente inutili e slegati dall'ambiente che avevano intorno.Ma costruite pesciolini finti,che è più dignitoso e vi riesce anche meglio,pensai. Come sempre,quando il mio senso estetico viene violentato,mi viene voglia di bere.Oddìo,mi viene voglia di bere anche in altre occasioni,ma quel giorno la scusa era quella.Ed eccomi in una birreria,la mia prima birreria finnica. il pretesto era quello.E fu con studiata indifferenza e un po'di curiosità che entrai nel mio primo locale finlandese. Ora non vi immaginate chissà cosa,per quel che riguarda l'aspetto puramente estetico del mio primo pub finnico.Si sa che tutti i pub inglesi,più o meno come tutte le vie principali delle grandi città,sono pressochè uguali ovunque,che ci si trovi ad Amsterdam,a Roma o a Tampere.Vedi la differenza solo se vai in inghilterra,Scozia o Irlanda.Nel mio primo pub finnico non c'erano giocatori di freccette,non c'era il fish n'chips nè gli impiegati a farsi la birra delle sei.Era un posto mediamente anonimo,mediamente pulito e con un livello di squallore dignitosamente nella media nazionale.Ordinai una birra senza stare a perdermi nella loro esoterica classificazione basata sul grado alcoolico.Era buona e fresca e,non essendo io un aficionado del luppolo quanto della vodka o del rhum,mi accontentai tranquillamente.Non avevo ancora finito di assumere la mia aria da Hemingway che un tipo occhialuto e piuttosto corpulento,di un'età indefinita tra i trentacinque e i cinquanta attaccò discorso.Nonostante l'aspetto vagamente fantozziano,trattavasi di untipo alla mano ed educato:tale Mikko Qualcosanen.Ecco,in breve,lo sviluppo della nostra conversazione.Prima birra:quant'è bella l'Italia,Federikko Fellinni,Ana Majnanni;seconda birra:la Finlandia,Suomi,leggimi if you please come si pronuncia l'ammonimento sinistro su questo pacchetto disigarette al mentolo,sono qui per pescare;birra numero tre:sua sorella sacerdotessa e lui ateo,la religione è per i semplici,io non ho bisogno di Dio perchè non temo la morte;e ci credo,pensai io:se fossi mai,dio ci scampi,come te,vedrei la morte come una liberazione. Poichè la conversazione stava piano piano perdendo d'interesse dirigendosi verso un binario morto,stavo per congedarmi educatamente con qualcuna delle classiche tecniche di sgancio;Tra l'altro,cominciavo a sospettare fortemente che il buon Mikko Chissàcosen tendesse all'esser un po'frustone;ma,un attimo prima che tirassi fuori qualche evergreen tipo"c'ho il canelupo sul fuoco,nice to met you",la serata prese una preoccupante piega polemico-nazionalista,all'arrivo di un conoscente del suddetto Mikko.Trattavasi-appresi con sgomento-di un gaglioffone biondo e alto un buon nove-dieci centimetri più di me.Ubriaco come un asciugamano,l'energumeno attaccò discorso in modo aggressivo,con un'affabilità sarcastica tradita da un sottile velo d'ironia e dall'atteggiamento(diventato improvvisamente sudato e preoccupatissimo)del mite Mikko Forsefrustonen:aveva assunto un'espressione da"no,not again" che mi fece subito allertare e mi misi a fare mente locali sulle più vili tecniche di atterramento tosco-cinesi,che dalle mie parti vengono usate indifferentemente sia per difendersi dai lacch è delle triadi di Prato,sia per neutralizzare vigilame vario in periodo di quattordicesima.Peso quasi novanta chili senza waders,e so per esperienza più o meno diretta che una zuffa tra pesi massimi si conclude inevitabilmente col conteggio dei premolari lasciati sul selciato.Aggiungete che sono anche piuttosto vile di carattere,e adesso figuratemi mentre faccio appello al sempre valido concetto di rispettare le idee del prossimo,specie se armato ,anche se esse poggiano su vili risentimenti pseudo-nazionalistici.Ecco che il cretino sciorinava le sue livorose recriminazioni:"voi italiani siete un popolo di ambigui delinquenti,mafiosi che vengono con supponenza a visitare la Finlandia portandosi dietro un atteggiamento da primi della classe,ignorando la nostra meravigliosa e antichissima cultura".Io,che ci tengo a ben figurare nei salotti,in realtà mi ero documentato:un paio di libri di scribacchini locali,segnalati come"indispensabili"dalla gualcìta guida,la gualcìta guida suddetta e tutti i cataloghi della Rapala dall'ottantotto al duemilasei:la cosa migliore si era rivelato il catalogo del novantotto,anche se quello del duemiladue era piuttosto competitivo-in verità grazie alla rivoluzionaria introduzione del Glass Shad Rap e del Tail Dancer da undici centimetri,che tanto hanno influito sull'apertura democratica della pesca al siluro e al perca nell'Europa centro-settentrionale.Alla luce di queste mie nozioni accademiche piuttosto deprimenti,e pur capendo che stavo parlando con un cretino, riuscii ad evitare spargimenti di incisivi e cartilagini nasali facendo appello alla spontanea atarassìa che pèrmea chiunque abbia paura di passare la settimana successiva in giro per istituti ortopedici locali.Con il caro Mikko che tentava di cambiare discorso ad ogni pausa del discorso,nonostante nei quindici minuti successivi il Godzillone biondo riuscì ad attribuire la colpa del fascismo,della mafia,di tangentopoli e dell'avvento di "Sillvio Perlusconni"prima a tutti gli italiani,e poi a me in particolare,fui in grado di riguadagnare la strada verso l'hotel Cumulus.E senza nemmeno insinuare che di questa famosa cultura finnica,tanto decantata da chi-fatalmente-aveva trovato fica in quegli algìdi luoghi,io non avevo visto traccia.Una rissa tra un metallaro e l'equivalente locale di un paninaro,con lontani ma vigorosi rutti d'aringa a far da contrappunto salutarono il mio ritorno nella camera d'albergo.Là dormii il sonno del giusto fino all'alba del mattino seguente.

Seconda parte;anch'essa godibile per i non adusi ad uccellar pinnuti,e se gli altri si scocciano è affar loro.

Sul treno per la capitale.L'orco lappone.Colazione al malto per le anziane signore.Uomoabissale,Crankinguru e due metri di tubo portacanne.In traghetto verso un paradiso di plastica.Tallin,pooo-poppo-ppo-po-poooo-po'.
Ed eccomi al buffet Cumulus a ingozzarmi di tutto ciò che di vagamente edibile trovavo.Da buon italiano svezzato a cappuccino e pezzo,godo sempre come un matto quando mi trovo a sbafare colazioni a buffet negli alberghi del nord:uova,formaggi,prosciutto;e poi ancora yogurt,muesli e pane nero.Fette di toast da torturare nel latte,dopo averle minacciate con sgomentevoli quantità di burrame ipercalorico e aver fatto passar loro la boria tramite rappresaglie a base di marmellate al frutto di varia consistenza,tanto per far capir loro chi comanda.E,a chiosa del fiero pasto,sett'ott'etti di macedonia per via delle vitamine e del betacarotene.Seppur al Cumulus la qualità e freschezza del breakfast non fosse paragonabile neanche alla lontana alle magnifiche libagioni da settimana bianca in Trentino,sebbene le uova strapazzate andassero esibendo senza il minimo pudore una consistenza tra il gommoso,il calcareo e il quasi fossile,nonostante il graveolente olezzo di mammuth delle meatballs e dei putidi muffin cioccolato-orso-vaniglia-orso,e fregandomene bellamente delle aringhe all'aneto che erano tornate a muoversi nonostante l'evidente rigor mortis,riuscii se non a riprendere le spese,almeno ad avvicinarmi di molto agli ottantacinque sputtanati euri della camera.Con la macedonia al silicone che,ancora urlante,se ne scendeva nell'oblio delle mie viscere,caricai armi e bagagli.La stazione di Tampere sembrava più vicina,anche se non meno anonima della sera prima.Sul treno per Helsinki delle sei e mezzo,una volta accomodato il bagagliame,mi distrassi dedicandomi alla lettura di dozzinali romanzi tascabili e allo scattar foto dal finestrino,migliorandomi viavia nella specialità "alba nuvolosa di stampo radioattivo con fili della luce e angolo di finestrino sfocato in basso a destra".Stavolta ci vollero quasi trentacinque minuti prima di imbattermi in un altro caso umano. Sembrava uscito da un libro di Tolkien.Per intenderci,era una specie di cugino di Castagna alto due metri scarsi,avvolto in un ripugnante coltròne di color militaresco che sembrava portato via di nascosto da un bagno penale del Baltico,e se ne andava deambulando instabile,appeso ad uno zaino tipo guerra di Crimea.Puzzavano.Lui,lo zaino,il vestiario.Alle sette e dieci,dopo le aringhe alla Lazzaro,stavo-vi giuro-per vomitare anche il buco del culo.Recitando dentro di me un mantra tipo"nonmirompereicoglioni-nonmirompereicoglioni-nonmirompereicoglioni",tentavo di farmi piccolo ed insignificante per non attirare l'attenzione di quella specie di hobbit gigante sulla mia modesta persona.fatica inutile,dato che lì,oltre a me,c'era solo una ragazza che osservava tra il divertito e il rassegnato la scena.E,com'è ovvio che sia,il tipo mi attacca subito discorso.Da noi,questo tipo di relitti umani viene tutt'al più a chiedere soldi o sigarette.In Finlandia,no:vogliono fare conversazione.Cominciavo a capire cosa provano donne e ragazze quando vengono continuamente fermate dai maschi con le frasi più assurde e tendenziose:fastidiosetto anzichèno,ma almeno io-almeno spero-non ero oggetto di attenzioni sessuali..Solo da una specie di voglia di socializzazione comune,portata agli estremi dalla mancanza di attività ricreative e artistiche del posto e da un lento e inesorabile innalzarsi dei prezzi di alcooli e sostanze psicotrope di buona fattura.Non riporto qui il misero scambio di battute,ripartitosi ad intervalli di circa mezz'ora tra l'uno e l'altro,che mi avrebbero minacciato fino alla capitale;sono però riuscito a capire che il tipo era ubriaco di birra fin dalle sei del mattinoVvisto le basse gradazioni alcooliche delle cervezas del posto,dev'essere stata un'impresa metodica degna di un professionista scafato.Era partito dalla Lapponia a notte fonda,e all'ora di colazione era già gonfio e barcollante come un papero disneyano. Come gli dèi vollero,riuscii ad arrivare ad Helsinki con largo anticipo;determinato a cercare un gradevole caffè nei pressi della stazione,dove sorseggiare un caffè squaquerone alla moda dei nordeuropei in attesa dei due derelitti che si trovavano lì-come avevo appreso con un certo sgomento-già da diversi giorni,mi incamminai gravido di abbigliamento e attrezzature da pesca per le vie principali.Ma,spaccatomi tosto i coglioni di vagare per le strade,tornai al bar della stazione,dove mi sentivo già più a casa. E siccome ero riuscito a mettere le mani su una copia di Repubblica,mi immersi nella lettura delle ultime,lontane nefandezze del mio amato stivalone.Accanto a me,due donne stagionatissime facevano lo spuntino di mezza mattinata con preoccupanti boccaloni di birra:ruttavano allegramente come due portuali della costa toscana,e mi ricordavano in fatti certe vecchiette labroniche avvezze all'abuso del ponce alla livornese già dalle prime ore del mattino.Tutto il mondo è paese,pensavo,sempre cercando di apparire come il meno forestiero possibile:un'altra conversazione forzata avrebbe potuto essere letale per la mia voglia di avventura.Son fatto così:più viaggio,più gli altri popoli mi stanno sul cazzo. E,d'improvviso,eccoli lì i due miei compagni di merende.Uomoabissale,che caro ragazzo.Un'intelligenza distorta e avviata verso la sociopatìa più completa,agitatore di masse per mestiere e diletto,un tempo pontificatore squisito sulle più raffinate tecniche di tortura non distruttiva nei confronti dei pesci da spinning e,adesso,perfetto masticatore di suini ben cotti;dall'alto del suo metro e novanta-qualcosa,mi risparmia il saluto tipico del lombardo che vuole fare lo spiritoso con l'amico fiorentino:niente"cohahola hon la hannuccia horta"nè"o gianmihele,dio bonìno".Anche per questo lo amo.Devo dire che ultimamente ha messo su l'inquietante abitudine di rispondere"esatto" ad ogni mia cazzatella,come Francesco Salvi.Ma del resto quell'Uomo è stressatissimo dal suo lavoro che,per quanto interessante,è una vera faticaccia.Devo ammettere,comunque,che non ho ancora ben capito di che lavoro si tratti. Crankinguru non l'avevo mai visto di persona.Avrei scoperto dopo che,dietro l'aspetto civile e posato,era egli l'individuo più adatto per accompagnarsi all'Uomo.Solo un dettaglio che sul momento mi sfuggì,complice la commozione di poter parlare di nuovo in italiano:indossava un sorridente e minchionissimo cappellino da bass angler.Con scritto:"aloha".E sotto,più piccolo:"now go home".E un teschio minaccioso all'uso dei bucanieri.Oddìo,pensai.In questa terra di selvaggi violenti alti e larghi due metri non ne uscirò vivo,con questi due.Anzi,questi tre:tra loro,come una torre di babele (o un cazzo d'elefante),troneggiava un tubo di tipo idraulico grigio,lungo due metri,picarescamente guarnito d'una cinghia a tracolla atta al trasporto a spalla,alle estremità sigillato da numerosi rivetti e ganci da ferramenta,sul quale erano vergati a pennarello nero nome ed indirizzo del proprietario.Prima il cognome e poi il nome,all'uso dei ragionieri.Sintomo tipico di superlavoro,ribadisco. Ora,se mi è concessa una piccola parentesi,devo dire che mi ero trovato anch'io a risolvere il problema del trasporto canne in aereo;e,dopo mille,creative bestemmie e qualche notte quasi insonne,pure io ero finito a far la fila da qualche bieco rivenditore di materiale idraulico in cerca di un tubo atto a quella bisogna.Avevo sopportato stoicamente le prese per il culo dei trombai e dei carpentieri colà assemblati in scomposte code,che ridacchiavano all'idea che dovessi usare uno dei sacri tubi-da-merda tipici del loro lavoro per trasportare canne da pesca in mezzo agli gnu e ai sudditi di Sua Maestà,che non si sa cosa sia peggio.Poi,scoraggiato dalla lunghezza eccessiva di quella specie di minchia elefantina,avevo mestamente ripiegato-per cinquanta euri-su una canna da viaggio in quarantotto pezzi.La lunghezza del pacchetto,una volta smontata,si riduceva a nove centimetri;la larghezza,invece,era vicina al metro e il peso-dato il numero infinito di ghiere e spigot-intorno ai quattro chili,per cinquanta grammi lanciabili.Sembrava,insomma,un pannolone pieno di merda.un pannolone da elefante,se vogliamo.avevo viaggiato per gli aereoporti di mezza europa con quell'umiliante fardello,solo per non dover portere un tubo come quello.Uomo e Cranki invece se ne erano fregati.Facile,però:loro mica erano alla mercé della Ryanair.E,ci scommetterei la vescica natatoria,non erano condannati a subire perquisizioni semi corporali da parte di pretoriane ottuse come pachicefalosauri ad ogni piè sospinto.I due fortunati bastardi. Comunque,mi comunicarono che la tappa immediata dei successivi due giorni sarebbe stata Tallinn,Estonia.Io,che senza una cartina non saprei dire neanche dove si trova Cesenatico,dissi che era meraviglioso,che era una vita che volevo andarci,e che gentilmente mi spiegassero cosa cazzo era l'Estonia e perchè andavamo lì,invece di passare la notte a sbronzarci ad Helsinki e poi andare a pescare i lucci giganti del Baltico.Uomo,con il suo eloquio forbito e mascherando elegantemente lo schifo provocatogli dalla mia ignoranza geografica,mi spiegò che Tallinn non era mica Busto Arsizio:patrimonio dell'Unesco,era considerata la più graziosa ed antica cittadina medioevale europea, ed era anch'essa circondata da ameni laghi e corsi d'acqua pescosissimi.E,infine,dovevo farmela garbare,chè tanto avevamo un'appartamento già prenotato e i biglietti per il traghetto dantesco che colà ci avrebbe menato in quattro orette buone.C'era solo da mollare al deposito bagagli l'ingombrante membro grigio portacanne,che avrebbe inutilmente impicciato i nostri spostamenti.E,lasciato lì il tubo,montammo sul tassì e ci dirigemmo garruli verso il nostro Caronte del Baltico. La nave era bianca e blu,puzzava di stoccafisso e vomitate di birra e aveva un nome da troia cecèna che ora non mi sovviene.La zona bar era inzuppata di famigliole olandesi e tedesche con biondi bimbi superurlanti,che pigolavano merendine al gusto di orso e baccalà in polverosi idiomi catarrosi.Il salottino da riposo era intasato di grasse cariatidi semialbine,croccanti d'osteoporosi,che russavano il sonno dei giusti.In coperta,apparecchiati in un'unica sofferente metastasi, canaglioni cecèni,finlandesi e bielorussi che andavano rifornendosi di superalcolici a buon prezzo,sfruttando il fatto che in Estonia la vita non costa un cazzo e la moneta locale-la Corona Estone-viene scambiata a fascìne in base al peso,come la carbonella da barbeque.E,in mezzo a tutta questa urlante umanità,apparivano ragazze alte come campanili,con le lunghe cosce esposte come fratture da chiazza d'olio e i dentacci malamente riassestati da improvvisati scavacuspidi abusivi del luogo,che sorseggiavano sidro e birracce fermentate a Chernobil.Lì mi aggiornai sulle ultime vicissitudini di Uomoabissale e,uniti tutti dal disprezzo verso quei casi umani che avevamo di fronte,diventai amico di Crankinguru. Le ore di viaggio trascorsero spensierate,bevendo vodkatonic ed esercitando feroci sarcasmi sulla popolazione locale;arrivammo all'attracco nel primo pomeriggio.Tallinn si presentava fin troppo bianca,fin troppo linda e inspiegabilmente alienante.Mi ricordava certi centri termali vicino Padova,costruiti su misura di ricchi pensionati che vanno là a sciacquarsi le emorroidi e a trombarsi le massaggiatrici dietro compensi esorbitanti.Uno di quei posti,come dice Grillo,dove c'è il laghetto con scritto su"laghetto".Neanche il tempo di approfondire quest'idea e fummo inghiottiti da un taxi,che ci trasportò in un lampo fino al nostro appartamento nella piazza centrale bellissima,pulita e accogliente.Una cattedrale medievale perfettamente conservata dominava le vie centrali del paese,e il nostro appartamento dominava la cattedrale.Dentro le mura,donne avvenenti e ristoranti tipici,negozietti e fiori sui balconi,turisti italiani che massacravano "Seven Nation Army"e noi,i tre estasiati allocchi.Fuori dalle mura,la vera Tallinn urlava.

Terza parte,con una piccola uscita di pesca infruttuosa ma istruttiva.

La realtà delle cose.Naso grosso e cazzo piccolo.Night life.Depressione giovanile all'internet cafè.Super Calcio Mafia.Buttafuori mannari.Out of Estonia.
Io ancora oggi mi domando come ho fatto a cascarci.Mi occupo da quando sono nato di fregature turistiche nella città più turistica del pianeta.A Firenze,noi autoctoni impariamo ad evitare qualsiasi negozio,bar o ristorante col menù in tre lingue fin da bambini,ed arrivati ai sedici anni ci muoviamo in quella selva di tagliole con la naturalezza di un pesce tra gli anemoni di mare.Scegliamo i posti più sporchi e decentrati dalle vie principali.Sappiamo quali sono i locali notturni dove trovare frotte di straniere in gita.Sappiamo dove portarle per farle ubriacare spendendo il giusto.Sappiamo che i panini caldi quasi mai sono panini freschi.E ci vantiamo del fatto che a noi non ci fregano mai...Siamo italiani,ehehehe e Pooppoppopoppopò.Noi chiediamo sconti e sospettiamo di tutti.Poi si finisce in Estonia e non ci accorgiamo di trovarci in una specie di parco a tema,tipo Jurassic Park ma meno sicuro e con meno esseri umani,addirittura peggio di certe isole greche sul versante turco dove ti promettono la pasta con"tanto,tanto ketchup". Avremmo dovuto insospettirci già dal primo pasto.Subito dopo aver prelevato un po'di valuta locale,vomitataci addosso a fascine da sette etti da un bancomat a manovella in piazza,abbiamo attentamente valutato le possibiltà ristorative del posto.Due ristoranti italiani,pub,pizza.Abbiamo abboccato infine su un'esca piuttosto vistosa.Un ristorante pseudo-medioevale,con tanto di camerieri vestiti con calzamaglie tipo Gargamella,oste rubicondo,camerierine giovani abbigliate da cortigiane di bassa lega (avete presente Faustina,la contadinella del Marchese del Grillo?Ecco,così ma quasi tutte bionde e con vocette da Paperoga) e,quel che è peggio,un tristo figuro biondiccio sui diciannove anni,con calzamaglia,gilet e berretto tipo grande puffo,in piedi su un palchetto a suonare un corno da caccia per richiamare l'attenzione degli sprovveduti clienti.Appena seduti,ci identificarono immediatamente come italiani.E ci portarono una copia del menù brossurata,impreziosita da stampe raffiguranti pulzelle,cacciatori e fagiani,scritto in caratteri barocchi in un italiano pressochè perfetto e pomposissimo;i piatti erano battezzati con nomi altisonanti e sembravano contenere prelibatezze d'altri tempi.Figurava anche l'orso,giuro.Ad una cifra esorbitante,si potevano affondare i denti nelle ciccie del calloso plantigrado,senza rischiare colluttazioni con una bestia di tre quintali.Secondo disponibilità,ovviamente.O,come recitava il menù,"se i nostri cacciatori saranno riusciti a far cadere in trappola il saggio nonno Orso".Neanche a Disney World,gente.Al gusto,comunque,le cibarie non erano male.Pezzi di carne SALATISSIMA,verdurine,pesciotti-forse coregoni-crudi e ancora con le interiora,deglutiti interi mentre il menestrello col corno da caccia continuava ad ululare il suo invito all'indirizzo di attempatissimi tedeschi che stavano scendendo da un trenino elettrico che faceva il giro del centro storico,e il cui capolinea era strategicamente piazzato davanti al ristorante.Ripeto,il menù redatto in tre lingue avrebbe dovuto metterci sul chi va là.Invece,abbiamo realizzato l'entità concreta della nostra posizione soltanto durante la passeggiata digestiva che ci siamo imposti per mandare giù lo pseudo-sushi:Tallinn era completamente posticcia.La cattedrale,che era assemblata con cemento e pietroni da via Crucis sapientemente assemblati e decorati col Vernidàs,era stata buttata giù durante chissà quale guerriglia e ricostruita con le istruzioni tipo Lego;e,fuori dalle mura,lo scenario era da dopobomba.Deprimenti baracconi di cemento armato,duramente provati dalle intemperie e abbandonati all'incuria,qualche vago negozietto-emporio tipo bielorussia e agglomerati metallici riabberciati in forma di rugginosi tranvai,che trasportavano vecchiette mummificate e stolidi faccioni di manovali ucraini,con l'aggiunta di una pseudo gioventù divisa tra l'eroinomane tipo Christiane F. e il metallaro più triste e demodè;per strada,ex campi di cavoli che fino a poco fa,ci scommetterei,nascondevano mine antiuomo,polverosi bar con tagliagole biondicci e giganteschi appoggiati ai banconi,bande di motociclisti tipo Kenshiro,giovini troiette di quindicianni che guardavano schifate la desolazione che le avvolgeva come nebbia.In due parole:una schifezza.E,poichè Cranki provava un bisogno compulsivo di stirarsi le camicie e Uomo si era dato alla macchia in cerca di una postazione internet,tornammo a casa in cerca di riposo per il nostro senso estetico.L'ascensore si era già guastato,sei piani a piedi.Olè. Mi risvegliai che era quasi mezzanotte,e con una fame notevole.I miei due soci erano già in piedi,e andavano commentando in maniera dotta e forbita il concertone di russìo solista in cui mi ero esibito:sembravo un bel trombone basso in fa.Fuori,se così è giusto chiamarla,c'era un po' di vita..E,con somma preoccupazione,prendemmo atto che l'unico posto dove mangiare era uno dei due ristoranti italiani.Questo se si esclude l'EsBurger,epìgono locale del MacDonalds.Un luogo di perdizione ultra colorato e caramelloso,dove l'indomato colesterolo si alza anche solo a passarci davanti e dove i grassi ultrasaturi si assumono per osmosi,senza bisogno di essere sintetizzati dal corpo.Il lato positivo è che le schifezze pseudo-alimentari che spacciano sono così vicini alla merda-nel colore,nel gusto,nella consistenza-da non richiedere laboriosi processi digestivi. Rassegnati perciò a scegliere tra un Lasagnone Berluscone Cetrioli e Mascarpone e i Linguini Boloniese Pesto e Agnello,il tutto servito da turchi evasi dal bagno penale e vestiti da toreri,ci accomodammo fuori. Contro ogni previsione,il cibo si rivelò decisamente buono e gli Spaghetti Mammabbella bene al dente,forse più per un errore del cuoco che altro.Ma quella che ci piombò addosso mentre eravamo seduti al tavolino fu la comprensione,terrorizzante ed improvvisa come un crampo,della vera natura di Talinn.La perla dell'Estonia:quel posto era un gigantesco casino ad uso di tedeschi,russi ricchi e soprattutto italiani.Infatti,accanto a noi bivaccava un manipolo di sei o sette trentacinquenni del lombardoveneto che,chiusa la fabbrichètta per il sacro mese di agosto,avevano attraversato tangenziali,atteso in aereoporti,superato minuziosi check-in per raggiungere quello scenario da dopoguerra,carichi dell'imperdonabile convinzione di trombarsi fighe incredibili,magari barattando servizi anali doppi con una valigiata di collant e penne biro.Al pari di quelli che,una decina di anni fa,andavano a Cuba due volte l'anno perchè"si tromba un casino,se dici che sei italiano si innamorano" e poi tornavano con una sbucciatissima merdajola che li piantava subito dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno,questi e mille altri come loro andavano in giro per quelle strade convinti di essere irresistibili,vestiti tutti uguali (magliette Dolce e Gabbana comprate in qualche outlet,della collezione del novantanove),stonati come delle apparenze,dicendo a tutte"ti amo,signorina"come in una parodia del Benny Hill Show;in più,poichè l'Italia aveva disgraziatamente vinto i mondiali di calcio un mese prima,non riuscivano a finire una frase senza che qualcuno partisse,seguito a ruota dagli altri,con agghiaccianti e stonatissimi pooo-ppo-poppo-poo-pò-poo. Quello che doveva essere un po'l'anima della festa,il buffone di classe,lo spirito trainante del gruppo,si esibì di fronte ai nostri occhi nel tentativo di fermare due tipe parlando un dialetto misto inglese-spagnolo-Cividale del Friuli.Chiese loro dove andavano,se potevano venire (ripeto che erano in sette) e,al quarto o quinto secchissimo"no"si premurò di informarle che erano "belissime".Dopodichè,per stemperare l'imbarazzo da rifiuto,si avvicinò all'orecchio dell'amico sfigatello dicendogli che non si erano unite a loro per colpa sua,perchè "..han deto che g'hai il naso grosso ma il cazzo pìcolo!".A questo punto,decidemmo di cambiare le nostre generalità.Io mi trasformai in Marcèlo,da Madrid.Uomoabissale diventò Stefanòs,di Creta.Crankinguru,essendo un giovane figlio di MTV e quindi facilmente adattabile alle nuove realtà europee,fece valere la sua aria a bravo ragazzo e i suoi occhioni blù,e decise di restare milanese. Comunque l'episodio ci aveva aperto gli occhi.Adesso,alla luce dei neon,la cittadina si rivelava per ciò che era:ogni due locali,uno era un night club.O un peep show.Ci siamo capiti.Le donne odiavano gli italiani,e non riuscivo a dar loro torto;pure gli uomini odiavano gli italiani,e ciò era già più preoccupante.Erano tutti di fronte bassa,senza collo ed enormi nella stazza e,poichè vivevano la loro misera vita sbronzi o strafatti,erano sempre segnati da colpi sul viso,che si procuravano a vicenda per qualsiasi minima e quotidiana intemperanza.Una specie di sport nazionale:nel punto dove i pugili non hanno più sopracciglia,questi andavano esibendo graffi e cerotti.Vi giuro che cominciavamo a temere per la nostra incolumità.Del resto,facile mmaginare il risentimento che provavano verso gli stranieri:le ragazze erano,in buona percentuale,disposte ad arrotondare il salario lavorando part time nei night o nelle discoteche.Loro,che con quelle ragazze magari ci avevano fatto le elementari insieme,ci avrebbero mangiati crudi.Pauroso. Ciò non ci impedì,ovviamente,di infilarci in una discoteca.Una di quelle da turisti,addomesticata.Là,il meglio della fauna locale si esibiva in danze seminude,e gli italiani formavano pozze di saliva ai loro piedi,tutti vestiti da italiano all'estero.Le tipe si facevano offrire da bere,parlottavano tra loro qualche strana allitterazione aliena,e poi sparivano tra le braccia di qualche Mikhail o qualche Boris,lasciando i segaioli in pasto al cassiere.Noi non trovammo di meglio da fare che fare l'alba in un bar attiguo,chiacchierando con due ragazze del posto di una bruttezza inaudita che si rivelarono spaventose bevitrici e amabili conversatrici.Almeno finchè,verso le nove del mattino,non mangiarono la foglia sulla nostra vera provenienza.Riuscimmo comunque a strappare loro il nome di una discoteca vera,frequentata dai locali e quasi completamente scevra di italiche abbiezioni.Andammo a dormire stanchi,ma vivi. Aprimmo gli occhi,com'è comprensibile,che era già il primissimo pomeriggio;e,sistematoci lo stomachino con uova di salmone e coglioni d'alce in salmì,cercammo un terminale per compiere alcune operazioni tecnologiche alle quali noi,fieri esponenti della E-generation non ci potevamo sottrarre.Ricariche di telefonia mobile,e-mail di amici e trojoni digitali,siti di magliette blasfeme.Approdammo in un locale che faceva un po'di tutto:bar,ristorante,un unico computer.Fu soltanto dopo aver intasato la loro quasi rispettabile toilette che notai la tipetta che lavorava lì:avrà avuto massimo vent'anni,forse più che meno,ma sembrava una triste massaia rassegnata.Stravaccata sul divano,bevendo infime sottomarche di cocacola e fumando una sigaretta allo sterco d'orso via l'altra,andava abbrutendosi di fronte alla piccola TV che trasmetteva un'improbabile versione locale di una tristissima telenovela sudamericana dei primi anni settanta,almeno a giudicare dall'abbigliamento degli strusciamuri baffuti che facevano finta di recitare.Ma la cosa surreale era l'assoluta mancanza di doppiaggio in lingua estone o in inglese.In pratica,mentre si svolgevano le trame dei cattivi di turno,i buoni lottavano contro le ingiustizie di zio Ramòn e le donne cotonatissime innalzavano alti lài contro il destino cinico e baro,c'era sotto una voce che gracchiava spiegazioni sui fatti che avvenivano sullo schermo:una specie di Bignami della sotto-sotto-produzione di trame da telefilm pomeridiano.Gli attorucoli recitucolavano,la voce diceva cose tipo"adesso Consuelo è disperata perchè il malvagio Miguel,proprietario della cava di zolfo dove lavora il suo amato Felipe ha venduto tutta l'hacienda ad un gruppo di mercanti tedeschi senza scrupoli.Consuelo è quella vestita di verde e rosa,coi baffi alla Stalin". Io e Cranki restammo incantati almeno venti minuti ,con la mascella in terra.E Cranki,con quella rassicurante aria da American Psycho e col maglioncino rosasalmone sulle spalle,provò a far conversazione,forse per salvare la fanciulla da quell'abbattimento morale.Solo che lei non voleva essere salvata.Scoraggiò subito il tentativo di amicizia,che sarebbe senz'altro culminato in un"ma perchè guardi questa roba?Perchè non ti droghi,come tutti?",e si reimmerse nelle disgrazie di Consuelo e Felipe.Intanto,Uomoabissale bestemmiava piano al PC,per motivi che mi sono,a tutt'oggi,decisamente nebulosi. E venne il momento di bagnare le lenze,ovviamente senza sapere come e dove.Avevamo un bel po'di artificiali(i miei),un canna(la mia) e una cartina di Tallinn e circondario(dell'agenzia).Sembrava esserci un grosso lago,ad una quindicina di chilometri dal centro,ma soprattutto il mare e le spiagge a due passi da noi.Quindi,la scelta fu pigra e facile da fare:si lancia in mare,così magari facciamo una nuotatina e prendiamo il sole.In un attimo facemmo una rapida selezione di esche,uscimmo di casa e cercammo un taxi per andare al mare.Ne trovammo uno che ci portò al lago. Infatti riuscimmo a trovare un taxista straordinario,di quelli che si augura a tutti di incontrare almeno una volta nella vita.Sembrava inventato da Steven Spielberg.Montammo su quel lurido cab armati di buone intenzioni,cortesia e di un inglese più che accettabile.Il residuo umano era tarchiato,pelosotto,sudato come un cotechino.E non parlava una parola di inglese che fosse una.Poco male,pensammo ingenuamente:abbiamo la cartina del posto,e basterà indicargli il mare.Solo che l'unico fazzoletto di mare visibile era l'approdo dei ferryboat,e noi volevamo la spiaggia.Quindi ci sbracammo in avvilenti tentativi di tradurre il concetto in parole:the sea,the beach,swimming...Indicammo la canna da pesca e poi il mare:niente di nuovo sul fronte occidentale del suo stolido faccione.L'unica cosa di sua proprietà che dava segni di vita era il tassametro della carretta.Decidemmo di provare ad andare al lago,indicandolo sulla cartina e facendo segno di pescare.Niente.Vuoto cerebrale.aveva l'espressione di Homer Simpson quando parla col suo cervello."Jaarve",scandivamo.Nada.Poi,parve attraversato da un paio di onde alfa solitarie.Con un gran sorriso,ci spiegò a gesti che voleva telefonare ad un collega che capiva l'inglese.Tirò fuori il cellulare,ed intravidi la foto del salvaschermo.Orrore:un bambino che,a giudicare dall'assenza di fronte e di intelligenza nello sguardo,doveva essere il frutto idiota dei suoi lombi.Certo che al giorno d'oggi trombano proprio tutti,pensai lì per lì.E poi la gente se la prende coi cinesi.Comunque,Uomoabissale parlò col tizio eurocertificato,e lo implorò di comunicare al mulo che aveva per collega di portarci al mare.Chissà cosa caspita gli riferì,fatto sta che il faccione da ergastolano finalmente si illumino,a scatti come una plafoniera,e ci portò al lago.Durante il tragitto,però,il non cerebromunito ci regalò quello che sarebbe diventato il tormentone della vacanza.Cranki,che proprio non riesce a non attaccar bottone con i peggiori individui disponibili sul mercato,lo informò che eravamo italiani.L'uomo-plafoniera si illuminò di nuovo,e cominciò a redigere in tempo reale una pagella di giocatori e allenatori italiani tipo gazzetta dello sport.Non possedendo l'abilità linguistica per dare i voti da uno a dieci,la sua scala di valutazione era limitata a tre valori,senza mezzi punti.Li riporterò qui,dal più alto al più basso:
-supercalcio;
-nurmall;
-mafia.
E,visto che i giocatori che conosceva erano tutti degli anni settanta-ottanta e novanta,scoprimmo che "Batistuta supercalcio";"Baresi nurmall";e,ovviamente:"Matarazzo mafia!",e sorrisino ammiccante."Giuventus mafia,Perluscone mafia....",e giù l'occhiolino.Io e l'Uomo eravamo attoniti.Cranki andava elencando tutte le squadre e le squadrette,compreso il Baraccalugo.Sospetto che,da un certo punto in poi,abbia cominciato ad inventare di brutto.Arrivati al ricordo della famosa partita Lecco-Benfica,finalmente giungemmo al lago,ormai contagiati dal morbo del "nurmall".Fissammo lì col nostro chaffeur due ore dopo,a rischio che il tipo ci tirasse un bidone spaventoso,lasciandoci così in mezzo al nulla.E il nulla Estone è un Nulla maiuscolo,di quelli che ti spingono a costruirti una capanna e a dimenticare l'uso del linguaggio,se non riesci ad uscirne entro qualche ora.Suppongo che la fronte si abbassi,la postura si curvi e gli arti superiori si allunghino.Aumenta però la superficie del corpo coperta da pelliccia e l'abilità di masticare radici e legamenti di piccoli roditori.Penso che si attenuino anche certi problemi di ordine esistenzialistico e morale,come l'eventualità di praticare il cannibalismo o i rapporti sessuali con le capre. E così,con l'animo permeato da un certo fatalismo,rimirammo il nostro lago estone.Sembrava qualche bacino di contenimento rumeno pieno di sandre e breme.Ci guardavamo intorno,tesissimi,come se ci aspettassimo di vedere apparire Ripamonti da un momento all'altro,magari con una cassettina di triotti morti in mano.Bisogna però dire che l'invaso era bello,ancorchè un po'brullo.Montammo un ondulante Ardito,e ci mettemmo a fare tre lanci a testa.Senza prendere una mazza,ovvio.Crankinguru intanto aveva rinvenuto delle impronte di animale larghe quanto uno stadio olimpico e,lui che non concepisce l'esistenza di animali più grandi di un toporagno, ne era terrorizzato:continuava a scattare foto col cellulare e le spediva via MMS ad un suo amico di Luino,al quarto anno fuoricorso alla facoltà di biologia;si tranquillizzò solo quando il tizio in questione gli rispose di stare tranquillo,chè potevano essere solo impronte di parasaurolofo,un animale assolutamente erbivoro.Tra l'altro,ero quasi sicuro che quel tipo di dinosauri fosse estinto all'incirca nel Triassico Medio,e ciò parve renderlo più calmo:certo è che Cranki nutriva per il suo amico aspirante biologo una stima che senz'altro trascendeva la semplice competenza in etologia.Dal canto suo,Uomoabissale si era messo a disturbare con l'Ardito un branco di persici reali minorenni,che si trovavano in gita scolastica presso una correntina che univa i due rami del lago.Con l'inconfessato desiderio di una frittura radicato nel fondo dei nostri nobili cuori di pescatori evoluti,giunsero d'incanto le sette,e il nostro Virgilio tornò per tosto rimenarci nella pseudo realtà del nostro Truman Show.Ed iniziò così,con una cena a base di sushi (quattro chili a testa),la nostra seconda ed ultima serata nella capitale del divertimento giovanile post-nucleare. La meta era la discoteca che ci avevano suggerito i trattorini autoctoni la sera prima.Ovviamente,il posto era infestato da pendagli da forca del luogo,enormi e sbronzi.Noi entrammo con nonchalance,evitando con una certa classe il tentativo di rissa in cui eravamo incappati all'ingresso,dove tre golem biondicci avevano tentato di attaccar briga.Siccome da grandi poteri derivano grandi responsabilità,decidemmo di non raccogliere provocazioni e di lasciar loro vivere ciò che restava della loro miserabile vita.Dentro c'era un patetico tentativo di bolgia da sabato sera.Alle una di notte di sabato,nella discoteca più trendy del posto si alternavano un DJ rincoglionito che propinava la sigla di Baywatch e,sul palco del pianterreno,un pseudo boyband locale composta da:
-troja malprezzolata locale,in abiti succinti da mercatino russo;
-tagliagole palestrato con aria vagamente omosessuale,vestito come il pilota di Uforobot. Ammiccavano la folla che li seguiva con sguardo bovino,rantolando frasi che non capivo ma che senz'altro significavano roba tipo"Dateci dentro,ragazzi","Uau,che sballo!"e fiorellame anni novanta del genere.Dopo due shot di vodka all'uranio ingerita in un colpo a scopo di oblìo,mi misi a ballucchiare tipo Tom Waits quando è sbronzo;e subito una coppia di dromedarie bionde sul metro e ottanta per ottanta chili mi servirono tre gomitate di fila nel fegato.Alla prima pensai che fosse un caso;alla seconda arrivai a pensare che fosse un gesto locale per fare conoscenza.Alla terza mi venne il primo,vago sospetto che lo facessero apposta.Alla quarta,questa volta alla bocca dello stomaco,capii che forse era il caso di farmi da parte e cercare i miei due amici,che stavano alienandosi poco più in là.Decidemmo di andar via quando assistii,uscendo del bagno,alla seguente scena:un tipo strafatto osò arrampicarsi su un cubo,vicino a due galline pagate dal menagement per sculettare in faccia ai segaioli.Svelti e ratti come coguari,due buttafuori geneticamente modificati si lanciarono sul poveretto(poveretto una sega,doveva morì).Uno dei due-quello senza collo-lo afferrò per il retro della nuca e,con un rumore preoccupante,strizzò all'altezza dello sterno-coso-mastoideo.Il malcapitato si accasciò in terra,venne preso per il collo e per le trombe del culo e scaraventato fuori tipo film di Sergio Leone.Quello Senza Collo e Quello Senza Fronte si dettero un cinque,come per complimentarsi a vicenda dell'ottimo lavoro.Capimmo che era giunta l'ora di andare.In fondo,avevamo il traghetto all'alba ed eravamo più che felici di raggiungere un vago simulacro di civiltà.Quindi,fabbricammo un gigantesco spinello con le corone estoni rimasteci,ed andammo a casa a fare i bagagli. Dopo tre orette scarse di sonni agitati,percorremmo per l'ultima volte i cinque piani di scale,stavolta carichi come asini,sudati e bestemmianti.Assestammo un ultimo,affettuoso calcio volante al vigliacchissimo ascensore di cartone umido a cui ci eravamo ormai affezionati (del resto,ci era sembrata la cosa più umana incontrata in quella triste parentesi estone) e uscimmo a caccia di un taxi.Da lì,di nuovo il traghetto.Un viaggio senza storia-che,personalmente,ho trascorso addormentato alla maniera dei sioux, vicino al bar-e rieccoci ad Helsinki:neanche stavolta sarei riuscito a vedere più del porto e della stazione.La regione dei grandi laghi ci attendeva.Ed anche il tubo portacanne a foggia di cazzo di pachiderma.

Parte terza,dove finalmente si pesca e si parla di pesca;ma non solo.

In viaggio lungo la sottile linea rossa.Salmoni e pighi crudi.Limiti di velocità.Gli allegri taglialegna.Lucci e tedeschi topwater.Alla scoperta della provincia.Only three words.Perkkele."Dance with her!".Dipendenze.Assassini.Due di Barberino del Mugello,FI.Il Baroni griglia (male),Uomoabissale espìa il peccato.
Infatti,recuperato il tubo e dopo esserci ingolfati irrimediabilmente di caffè solubile (ricetta finlandese:una parte di caffè-quattro secchi d'acqua tiepida-due pesci rossi a scopo decorativo),noleggiammo all'aeroporto per un prezzo effettivamente risibile una Kia di poliuretano e caucciù,dove venni stivato nel bagagliaio-tra due strati di valige e trolley, col tubo elefantino nel culo-da quelle due merde di Uomo e Cranki.Ripiegato ed appiattito come un geco,picchiettai sul poggiatesta,in alfabeto Morse,la domanda che mai avrei dovuto fare:quant'è lontana Punkharju?Dopo cinque minuti di"Ehm..Ehm"e vari colpetti di gomito e risatine soffocate,i due bastardi buttarono lì un bisbigliatissimo"...frtetentovent'ordici chilometri...".Mi veniva da piangere.Si parlava,capii in seguito,di trecento chilometrazzi abbondanti.Aggiungete il fatto che sbagliammo strada due volte,ma soprattutto che il limte di velocità in quella landa deserta era sessanta all'ora.Quaranta,nel caso ci fosse qualche banco di vendita di scardole e pighi affumicati a sette chilometri dal manto stradale.In cagione di ciò,me ne restai a brasare in quel microonde coreano per quasi quattr'ore,con le uniche soste per:
-panino al pigo crudo sulla Via Karelia,ovvero il confine est con la Russia;
-minzione liscosa numero uno;
-visita alle sponde ubertose di un noto fiume da salmoni,dove Uomoabissale-che,evidentemente,non teme ne'morte ne'fratture alla mandibola-rubò un Mepps Comet ad un energumeno russo che stava pescando cinque metri più in là;
-tramezzino di salmone crudo e conseguente minzione liscosa numero due;
-spesa disperata negli ultimi tre minuti prima della chiusura dei supermarket(tre pesche di marmo importato,dodici uova di orso,un chilo di burro giallognolo,pane tipo marmo di Carrara). Durante il tragitto notai che le sterminate foreste di conifere (o almeno credo fossero conifere:la botanica,nella scala dei miei interessi,se la gioca alla pari col mercato azionario e l'agricoltura polacca.Per quel che ne so,potevano essere foreste di pini a ombrello,cipressi o anche campi coltivati a carrube) erano interrotte qua e là da spiazzi di pianta rettangolare,dove v'erano non maestosi alberi,bensì miseri ceppi di arbustucoli tagliati,alcuni anche molto giovani.Eh,sì:il popolo finnico,che la mia guida buonista e girotondina definiva"attentissimo al patrimonio ambientale",in realtà sfrutta la natura senza troppi problemi:hai bisogno di legna da ardere?Legna per costruire una sauna?Un preservativo?Prendi l'ascia e butta giù una betulla.Fuori dalle grandi città,è addirittura difficile trovare un accendino.Solo fiammiferi.Non che facciano male,ma questa non la definirei certo "una grande coscenza ecologica".I finlandesi hanno questo enorme patrimonio ambientale perchè sono troppo,troppo pochi per arrecare danni seri,almeno per adesso.Come avrei saputo dopo,hanno due centrali nucleari per cinque milioni di abitanti;la plastica è usata pochissimo,fanno tutto col legno;e,riguardo alla pesca,il catch and release non è lontanamente contemplato:se pesca e se magna.Addirittura,il luccio viene chiamato"bad dog"(cagnaccio) e generalmente lanciato nel bosco a far da pasto agli orsi.Roba da matti. Alla luce di queste considerazioni,stavo già mentalmente pianificando un'invasione della Finlandia da parte dello Spinning Club Italia,con annessa deportazione degli abitanti maschi,espianto degli organi per gli infanti e trombaggio sistematico e industriale delle donne giovabili,quando Cranki telefonò alla reception degli chalet (anzi,dei lodge:siamo pescatori,in fondo).Ci dissero che avevamo un'ora scarsa per percorrere cento chilometri.In paesi normali non sarebbe stato un problema,visto che le strade erano così deserte che il DiscoTartaruga di Pontassieve in confronto sembrava Wimbledon la domenica,ma si poneva il problema del limite di velocità.Dovete sapere che in Finlandia non esiste il sorpasso,neanche su strade a diciotto corsie;se due macchine s'incontrano,sono così stupite che non pensano a sorpassarsi l'un l'altro,ma di solito finiscono per fare amicizia e bere birra scadente in qualche bar:è statistica che in Suomi l'ottanta per cento dei matrimoni nasce così,nel caso che i due automobilisti siano di sesso opposto (il dimorfismo sessuale del finlandese consiste nel fatto che il maschio ha i baffi e spesso le corna,e puzza di aringa;la femmina è bionda ma si tinge i capelli di nero nel periodo degli amori,ed emana un lieve ma pungente olezzo di salmone).Decidemmo che potevamo fare gli italiani per un fine superiore-cioè di non perderci il check in e di non dormire in macchina-e lanciammo la stupita Kia ben oltre i sessanta:dopo trentacinque minuti eravamo lì,e facemmo i vaghi allo sguardo meravigliato della gentilissima responsabile del lodge. Il lodge in questione era fantastico,roba veramente da seghe.Grande,quattro posti letto,cucina,salotto,sauna e veranda.Ma,soprattutto,era a cinque metri dal nostro pontile personale.Il lunghissimo tramonto finnico era abbacinante e appena iniziato,e ci ricordò all'improvviso perchè eravamo arrivati fin lì.Senza nemmeno disfare le valige,ma lasciandolo anzi ammonticchiate sull'uscio,montammo le canne e ci precipitammo sul pontile,per provare i primi lanci da terra e rompere il ghiaccio.La barca poteva aspettare fino al giorno dopo.Quella baldracca. Voi sapete com'è.Quando si arriva finalmente nei paradisi esteri della pesca che avevamo sognato a lungo si ha sempre un po' di paura di avere alzato troppo le aspettative,ed in sostanza di non prendere una sega neanche a trentamila chilometri da casa;ciò ti fa pescare,inizialmente,con un certo fatalismo autoindotto,sul tipo:"be',ora non posso aspettarmi di arrivare e prendere al primo lancio.Siamo davanti a casa,c'è gente che fa il bagno,non è che i lucci si mettano lì in fila dietro il mio minnow.Bisogna sudarsele anche qui,le catture."E intanto i primi lanci sono infruttuosi,e l'angoscia dentro ti monta,ti monta,ti monta.Peschi male,perchè non vedi l'ora di aver recuperato l'esca per lanciare un po'più in là.Ed io,per sottrarmi a questo meccanismo perverso,decisi di provare qualche esca che avevo comprato ma non ancora provato.La prima abboccata inaspettata avvenne su un Mousy della Bluefox.Esca bellissima,ma a nessuno verrebbe in mente di usarla seriamente in un canneto di quattro metri attaccato al molo di attracco delle barche,con una coppia di tedeschi che stava entrando in acqua.Vi giuro,volevo solo vedere come funzionava.Lanciai il topolino a due metri dal canneto,mentre uno di quei grassi tedeschi bianchicci aveva l'acqua alle ginocchia.Azzardai un recupero.Mentre stavo pensando che nuotava esattamente col principio del Crazy Crawler,l'acqua si aprì.Sconnessamente pensai"è un persico,non può essere un luccio qui,in una spiaggia".Ma,per i tre o quattro secondi che lo tenni in canna,non sembrava assolutamente un reale.E se lo era,passava i sei etti.Quando si sganciò,stavo tremendo e balbettando ai miei amichetti che ci aveva dato a galla,e tirava,e che non era un pescetto.Uomoabissale mi disse di rilanciare.E intanto stava mettendo su un popper della Finto.Il bastardo dalla ferrata flemmatica si immaginava già tutto.Rilanciai.Due giri,e di nuovo l'attacco.Io,che sono venuto su pescando cavedani e ho una ferrata molto veloce,riuscii a levargli di bocca il topo,prima ancora che sentisse l'amo.Il terzo lancio ebbe lo stesso esito.Tre attacchi a galla su tre lanci,praticamente tra le gambe di un bagnante.Per me era troppo.Per Uomo,evidentemente no.Lanciò il popperone un po'più esternamente e,su un recupero velocissimo,il lucciotto riabboccò.E lo stronzone,con la sua calma olimpica,ferrò dopo un secondo abbondante.Stavolta c'era,e il pesciotto venne salpato ptraticamente tra le gambe del tedesco.Era roba da pochi etti,ma aveva dimostrato una forza incredibile per un pesce di quelle dimensioni.Lo fotografammo felici come bimbi,ma ci accorgemmo che le gigantesche ancorette del popper avevano praticamente cavato un occhio al pesce.Dopo una slamatura-massacro,l'animale non era certo al meglio delle sue condizioni.Mentre il ciccione tedesco già tentava di fare amicizia allo scopo di farsi invitare a cena,facemmo un breve ballottaggio:lasciarlo andare nella speranza che si riprendesse,o accopparlo pietosamente e farlo fritto in padella?il nostro retaggio da pescatori italiani pseudo-evoluti ci impedì di dargli il colpo di grazia.Lo ossigenammo,mentre il poveretto ci mandava affanculo la famiglia in luccese e il tedesco sembrava Asterix che dice"Sono Pazzi Questi Romani".Continuammo a pescare un po'turbati,ma l'ora si era fatta tarda e già il sole delle dieci stava passando il testimone ad un'aurora boreale formato bonsai che,seppur troppo debole per illuminare la notte come sarebbe successo in luglio,era più che sufficiente per turbarci il sonno ed inquietarci un po'per i cinque giorni che avremmo passato là.Era anche a norma europea per il luogo e la stagione.Una specie di minimo sindacale per turisti. Ovviamente,tre veri uomini come noi non vedevano l'ora di misurarsi con l'unica cosa inventata dai finlandesi a parte i pesci finti:una sauna a settanta gradi.Crankinguru commentò la nostra proposta con un"ma voi siete idioti,la sauna la devono fare le aragoste",e si alienò in salotto,cercando di telefonare ad una finlandese di Helsinki che gli aveva strappato il cuore e mandato in backlash il testosterone.Io e Uomo ci concedemmo due circuiti strutturati così:
-inserimento di euri due nella gettoniera;
-raggiungimento dei trentacinque gradi in undici minuti,umidità relativa novantatrè per cento,discorsi generali sulle majale delle relative mamme;
-primo tuffo nel lago ghiaccio marmato,con bestemmie creative dette a perdifiato e nuotatina per evitare la congestione.Lancio delle prime balle,tipo"però,non si sta male" e "passati due minuti non si sente più il freddo";
-corsa disperata di nuovo in sauna,con riempimento secchiello e pestaggio a piedi nudi di aghi di pino e cacate d'orso;
-gittata di acqua sulle pietre laviche,totale occlusione dei bronchi da vapore acqueo,raggiungimento dei cinquanta gradi e dell'umidità relativa del centotrenta per cento.Primi miraggi;
-di nuovo corsa e tuffo nel lago,stavolta di durata decisamente inferiore alla prima;
-arisauna,sbarellamento e labirintite,confessioni a cuore aperto,disidratazione;
-incoffessata gioia per la fine del tempo concessoci dai due euri.Uscita con menzogne vergognose all'indirizzo di Cranki,del tipo"cosa ti sei perso". Una rapida doccia,un cambio di vestiti e un po'di cibo arrangiato alla bell'e meglio,ed ecco i nostri tre finnonauti pronti ad andare alla scoperta della provincia.A venti chilometri si ergeva Savonlinna,'na bbaracca che però vantava un porticciuolo con moli di ormeggio per imbarcaderi turistici;cosa questa che faceva sentire autorizzati i complessi turistici locali a stampare tetri volantini con programmi da suicidio,tipo sette ore di barca in giro per i canneti del lago Puuruvesi,con vista su smerghi e gabbianozzi di bassa lega,dei veri imboscati della selezione naturale. Un locale spiccava,forse perchè era l'unico buco aperto tra quelle case basse in cemento e sterco di yak.Parcheggiammo la macchinina di teflon ed entrammo:un oscuro rock-pub,Megadeth di sottofondo,biomassa autoctona limitata a sette-otto esemplari medi,cinque o sei maschi e due femmine,che ballucchiavano scoglionatissime nella pista ovest.Un vodkatonic misurato col contagocce tipo Valium per me,due birre albine per i miei due drughi.Non passarono neanche cinque minuti che uno dei due fantasmi del tavolo accanto a noi provarono a rivolgerci la parola in suomi:ricevendo in cambio tre poderosi,unisonici "eeeeh?",l'ectoplasma in questione passò all'inglese,senza sforzi percettibili.Si trattava di una coppia di diciottenni metallari,l'uno-quello che aveva parlato- moro di capelli ma efebico di carnato,con un gran tatuaggio sul petto glabro e panzetta flaccida da bevitore messa in evidenza dalla camicia artatamente aperta,l'altro biondo e ottusamente ridacchiante.Erano mostruosamente sbronzi,visti anche i cadaveri da una pinta l'uno che andavano collezionando sul tavolo,e volevano unirsi a noi.Fu così che mi attaccarono la prima pippa sull'heavy metal da dieci anni a quella parte;era dal concerto dei Metallica di settembre'96 che non mi spaccavano le palle parlando di chitarristi capelloni e dipendenti dallo Jegermaister.Dopo che il moro,che andava piano piano rivelando la sua natura omosessuale e mi faceva i complimenti per la morbidezza dei miei capelli (io,che non mi pettino dalla morte di Freddie Mercury in segno di lutto e che dopo la sauna sembravo Bob Marley),dichiarò che per lui esistevano"only three words:HEAVY FUCKIN'METAL"e subito dopo mi sfidò a finire la birra in un solo sorso,cominciai ad annoiarmi.Io bevevo un vodka tonic,e sono così allenato che in un sorso me ne faccio anche due;ma mettersi a fare a gara con due diciottenni che avrebbero fatto meglio a darsi all'eroina era troppo degradante anche per me.Ma ecco che,come mandato lì da un buon sceneggiatore,fece la sua comparsa al nostro tavolo una figura ben più pittoresca e memorabile. Era una specie di vichingo.Alto,biondo,con dei baffi lunghissimi e un completo da motociclista:faceva una certa impressione:ecco un finlandese come me l'ero sempre immaginato. Conscio di commettere lo stesso errore di certi americani che si immaginano l'italiano tipico come uno basso,olivastro,coi baffi neri e che si chiama Vincenzo,in qualche modo questo gigante mi rassicurava sul fatto sacrosanto che i luoghi comuni sono veri(del resto,io stesso ho conosciuto almeno un Vincenzo basso e coi baffi neri.Solo che veniva da Caracas).Parlava l'inglese decente e comprensibile tipico dei popoli del nord,in una voce dura e roca,tuonando come un sergente dei marines.Quindi,dovete immaginarvi ogni sua frase come se fosse un ordine,impartito secco secco e ad alta voce.Esordì chiedendoci se poteva unirsi a noi.Subito Crankinguru si appollaiò rigido sul suo sgabello,giustamente timoroso verso qualsiasi organismo che lo superasse in massa corporea.Ma,sfruttando la sua aria a bravo ragazzo e la sua innata capacità di prendere furiosamente per il culo chiunque senza farsi beccare,imbastì una conversazione ineccepibile.Il tipo era un marinaio,con la passione delle moto e,guarda un po',dell'heavy metal.Ci presentò la sua ragazza,una bisteccona di un metro e novanta coi capelli tinti corvini."This is my lady.Beautiful,eh?"Ovviamente,annuimmo convinti come un sol uomo,nonostante la lady in questione sembrasse un grizzly.Poi,rivolto al Cranki,intimò un"talk with her!" che non ammetteva repliche.Cranki diventò immediatamente un'audiocassetta della Linguaphone:"hello-what's your name-have you ever been in Italy-my name is Cranki".Io,incosciente e riscaldato dalla vodka,mi lanciai in una conversazione esplorativa sulle blasfemie locali.E,ancora non so come mi venne in mente,chiesi di insegnarmi quaqlche bestemmia creativa in finnico.Alla mia domanda,il golem biondo si fermò e mi squadrò."Ecco",pensai"ho beccato l'unico marinaio metallaro finlandese devoto alla chiesa cattolica.Ora mi spenna".Invece,il tipo prese fiato e,battendo il pugno sul tavolo,urlò un "PERKKELEEE!"che fece ridacchiare tutti i presenti.Così venimmo a conoscenza della bestemmia ortodossa finnica:questo"perkkele"accumunava le divinità varie col membro maschile,o così credemmo di capire.Ricambiammo il favore insegnando al vichingo un paio di evergreen toscani,che qua non mi sembra il caso di riportare. Nel frattempo,una signora sui sessanta totalmente ubriaca aveva barcollato fino al nostro tavolo:voleva a tutti costi ballare con Cranki.Lui,poveraccio,ci provò ad imbastire scuse,tipo che ci aveva una gamba di legno e che tra dieci minuti doveva ritornare nel polmone d'acciaio;ma il Polifemo biondo gli intimò,semplicemente un"dance with her!",sottolineato dal pugno sul tavolo.Ed ecco Cranki che,novello Casadèi,ballava un valzer in pista con la sciùra sbronza,sul dolce tappeto melodico di "Simphony of Destruction" dei Megadeth. Dal canto mio,cominciavo ad intristirmi.Uomo sfoggiava il suo accento ai-spic-inglisc-veri-uell con l'energumeno,i due metallarucci facevano gli intriganti dichiarando che di lì a mezz'ora sarebbero stati riforniti con due canne e mezzo di hascish,Cranki non riusciva a disimpegnarsi dal rovente tango che lo vedeva protagonista.Così,uscii ad alienarmi sulla porta del locale,mandando SMS verso la civiltà lontana.Un gruppetto di due individui barcollanti mi passò vicino,e formulò latrati che non riuscii ad interpretare.Mi sentivo solo.Quando,dopo una ventina di minuti,decisi di rientrare e fare pressione per andare a dormire il sonno del giusto,la prima cosa che incrociai fu la sciura,compagna di danze di Cranki,che con un moto felliniano si catapultò sul primo dei due banchi di birreria.Fece un filotto di sei sgabelli,che caddero in fila ordinata come se lanciati da un giocatore di biliardo.Anche la vecchia cadde insieme agli sgabelli.Del tutto contrario al volontariato,specie se rivolto ai casi umani,invece di aiutarla a rialzarsi mi avvicinai e mi limitai a guardarla tra l'incuriosito e lo schifato;del resto,un minimo di selezione naturale dovrebbe avvenire anche in posti come quello.Stavo per proporre gentilmente alla signora un programmino tipo "Eutanasia preventiva:ci avete mai pensato?" quando,complici le bevande ingurgitate nelle ultime due ore,fui richiamato all'ordine da bisogni impellenti di tipo urinario.Così,scavalcai la signora e mi diressi in bagno.Appena entrato,un odore fin troppo familiare mi colpì il naso.Guardai nell'orinatoio d'alluminio,notai i quattro litri circa di vomito rossastro che lo riempivano come una pignatta e feci appena in tempo ad uscire,prima di dare il mio contributo a quella schifezza.Perkkele,pensavo:qui bisogna andare via.E tra le mille proteste dei nostri ospiti,inventammo scuse lavorative per congedarci.Erano così sbronzi che ci credettero pure;e,nel sempre nobile atto di dare nome e numero falso al metallaro gay,mi accorsi dal suo alito che egli era il responsabile dello scempio giallognolo che insozzava il bagno.Che schifo,che schifo.Sulla strada del ritorno,una simpatica pioggerellina di marzo (del tutto ignara del fatto che fosse tipo ferragosto) picchiettava argentina sui nostri testicoli.Erano già le quattro,e fuori albeggiava. Durante la tarda mattinata del giorno successivo ci svegliammo uno dopo l'altro,in coma.Nella mia infinita saggezza,mi ero fortunatamente rifornito di latte e succhi di pompelmo:perfetti per l'hangover del giorno dopo.Del resto,l'esperienza non mi manca,quando si tratta di stati comatosi e mal di testa.Prima della pesca,nonstante Crankinguru fosse già andato a noleggiare la barca per tutto il giorno e l'avesse portata fino al molo personale del nostro lodge,decidemmo di andare a far scorte in città.La sera prima avevamo ingurgitato solo verdure bollite,trascinati da un moto di entusiasmo macrobiotico di Uomo .Tra l'altro,essendo Cranki poco più che ventenne,e quindi innegabilmente appartenente alla MTV-generescion,stava sviluppando una preoccupante crisi d'astinenza da cheeseburger.Avevamo provato,durante la giornata precedente,a somministrargli dosi di metadone (nella fattispecie panini al salmone crudo),ma il livello di colesterolo nel sangue andava scemando vertiginosamente e il suo stomachino a norma europea urlava vendetta.Così passammo al supermercato,facemmo le licenze di pesca (per la cronaca,sei euro a testa per tutta una settimana),comprammo una trota salmonata all'amianto da farci alla griglia,sette chili di burro d'orso per Uomoabissale (che lo mangia a cucchiaiate e lo mette pure nel caffè,come Homer Simpson) e ci fermammo al surrogato locale di Macdonald's,per rifornire il piccolo Cranki di grassi saturissimi e carne grigiatra di dubbia provenienza. Tornati al lodge,aspettammo che Crankinguru facesse il ruttino facendo due lanci da riva.Vento,caldo,sole a picco e nessun riferimento visibile dove lanciare.In più,mi piccai di pescare a galla,col Crazy C.Incredibile ma vero,presi subito un lucciotto,piccolo e dai colori splendidi,che salì nel nulla da due metri di profondità per mordermi l'esca.Vista la scena,uomo rimontò il suo popperone.Dopo pochi lanci,anche lui ne prese uno,poco più grande.Ci volle del bello e del buono per slamarlo:le ancorette enormi delle grosse esche tendevano a muoversi e ad oscillare durante il recupero del pesce.Inoltre,questi lucci sembravano drogati.Saltavano,tiravano come dei dannati,si avvolgevano intorno al terminale..Dopo un po',lasciammo libero il poveretto e prendemmo un altro paio di lucci.Ma continuavamo ad essere turbati dall'evidente inutilità di tutti i nostri sforzi per non danneggiare le prede.Gli unici che non davano problemi erano quelli presi col Crazy Crawler:essendo un'esca da bass,aveva le ancorette piccole e sottili,alle quali per di più avevo schiacciato gli ardiglioni.La curva degli ami breve e tonda,a filo fine,impedivano che il ferro penetrasse così in profondità da creare danni.Ma le prede del popper di Uomo,armato con due grosse ancorette da mare,tendevano a penetrare nelle parti molli del pesce,ben lontane dalla dura bocca.Un bello scempio,insomma(c'è da dire che Uomoabissale è in realtà un serial killer travestito da ecologista e pescatore evoluto,mentre io sono buono e gentile d'animo e di modi).Nel frattempo eravamo pronti a metterci in barca.Uomo,che doveva espiare chissà quale misterioso peccato,si propose come unico rematore della vacanza.Indovinate se fummo contenti di concedergli il privilegio.Decidemmo di puntare la prua verso una delle isole che punteggiavano a macchia di leopardo l'enorme lago.Come tutti i pescatori a spinning che devono impelagarsi in un trasferimento in barca superiore ai quattro secondi,non resistemmo alla tentazione di trainare;lanciammo,quindi,due magnum affondanti,uno dorato ed un altro rosa shocking e ci mettemmo a guardare ciò che succedeva.Con nostro sommo stupore,in cinque minuti io e Cranki attaccammo un luccio a testa:roba sui cinquanta centimetri,ma tiravano come dannati:ogni lucciotto preso sembrava essere quello bello.Questi pesci hanno una forza spaventosa.In più,spesso sono del tutto vergini verso gli artificiali:prenderne si rivelò una cosa abbastanza facile con tutte le esche,o quasi.Alla faccia degli espertoni e dei guru della pesca,che vanno all'estero a fare i fenomeni:siam capaci tutti,dove c'è più lucci che acqua. La mia tecnica preferita consisteva nel disturbare quelli che si addensavano presso le grandi distese di verzure rossicce che crescevano in superficie presso le rive;con esche topwater era un divertimento infinito vedere l'acqua aprirsi e i lucci letteralmente schizzare fuori in verticale.Niente a che vedere col bass:questi partivano come missili e facevano un gran casino.Uomo e Cranki,nel tentativo di selezionare la taglia,pescavano con dei grossi jerk di superficie.Ma,finchè si pescava entro due metri di profondità,abboccavano solo pesci di massimo cinquantacinque centimetri.Non so quanti pesci lasciammo andare parzialmente rovinati entro le prime due ore di pesca;fatto sta che stavamo veramente cominciando a nutrire grossi dubbi sull'opportunità di rilasciare pesci con dei buchi in testa e nella pancia.Quella merda di Cranki,abituato alle grandi bocche cartilaginee dei bass e alla loro resistenza,ci convinceva ogni volta che non erano ferite gravi;che,in qualche tempo,si sarebbero ripresi;magari trovando una buona vena di corrente fredda.Come tirare una coltellata a uno e lasciarlo lì sul marciapiede.Dicendosi che magari,se vede un buon film o si sorbisce un bel brodo caldo,la ferita potrebbe rimarginarsi spontaneamente. E'doveroso ricordare che nessuno di noi è esattamente un parvenu del rilascio del pesce:non lo tocchiamo con le mani,lo slamiamo in acqua,tranciamo col tronchese una quantità di ancorette.Ma,dopo un po',è evidente che tutti i discorsi secondo i quali l'esca grossa fa selezione sono tutte cretinate.Col luccio non funziona,una volta che ha passato i trentacinque centimetri.Anzi,le ancorette da squalo fanno peggio che meglio.Col Crazy C. o il Mousy riuscivamo a sganciare il pesce in un attimo,senza problemi.In più,catturavamo lucci più o meno della stessa taglia.Con jerkoni da un etto,o rapala giganti,straziavamo quei poveri pesci tipo Torquemada. Decidemmo di scendere dalla barca.Pescando da riva su un lembo di terra,mettemmo esche di taglia medio-grande che,però,ci concedevano di pescare intorno ai tre metri di profondità.Con questo stratagemma,la taglia dei lucci cominciò a salire fino ai settanta centimetri circa;ma anche su pesci adulti,le ferite erano assurde.Solitamente,il pesce si agganciava le ancorette rimaste libere combattendo.Ne portammo a riva uno di una settantina di centimetri,verde,bello e magro come una promessa.Aveva addentato l'ancorotto ventrale del minnow,e si era cucito gli opercoli con quello di coda.Ci guardammo negli occhi. Era dal novantadue che non uccidevo un luccio.Non mi ricordavo di quanto era difficile.Paradossalmente,uno dei pesci più delicati da maneggiare e dei più facili da rovinare,era anche tostissimo a morire velocemente.Con le trote,basta un colpo secco sulla nuca e non se ne sbaglia una.Con questo luccio no.Lo macellammo quasi.Continuò ad avere scatti per le tre ore successive,quando ormai altri due suoi compagni erano stati immolati sull'altare della pesca sportiva.Poco male,in fondo.Quei posti sono veramente imballati di esocidi di tutte le taglie.E,d'altro canto,tornando a casa potei scattare qualche foto dei tre lucci allineati vicino alle canne.Sembravano uscite dai cataloghi della Abu degli anni ottanta.Comunque,poichè l'Uomoabissale doveva autoflagellarsi,si mise al remo per tornare verso casa.A sessanta metri dal nostro pontile c'era un'altra barca come la nostra, assicurata ad un palo.Obbedendo ad un istinto diffusissimo tra pescatori,ciclisti montani,camionisti ed amanti del jogging,che ti spinge a salutare perfetti sconosciuti che hanno però in comune con te il fatto di essere adusi a pratiche che,vuoi per l'abbigliamento,vuoi per i luoghi e gli orari ingrati in cui ci si incontra,vengono considerati risibili e persino patetici dalle comuni genti,ci avvicinammo per salutare quei due solitari compagni di insolazione,nella speranza che avessero,almeno loro,portato con sè un po'di bevanda.Col mio migliore accento americano gridai un"How're you doing?"che lasciò i due pescatori tra l'imbarazzato ed il perplesso.La risposta fu un"..Eh... be'..Gud,gud..So en sò.." Eccoci.Fermi lì.Dato l'accento da "de pen is on de tèibol",domandai loro da dove venissero:Barberino di'Mmugello.Rimarchevole.Quasi due paesani.Erano lì in vacanza per una settimana,e si erano portati dietro due fidanzate e la Playstation.In Finlandia.Playstation.Oddìo.Stavano pescando persici reali.Commosso,notai che erano attrezzati come tutti i pescatori delle mie parti,specie quelli che son cresciuti vicino a laghetti,stagni o fiumiciattoli.Nell'ordine:canna da bolognese misto carbonio di quattro metri scarsi;mulinello,in genere taglia 1500,un tempo inevitabilmente della Silstar,oggi Okuma.Shimano economico,in caso di regalo da parte delle fidanzate;vecchio e laido monofilo dal sedici al venti,mai cambiato.Un tempo inevitabilmente il SawFish giallo deodorante,oggi non saprei.Montatura:amini-bachini-piombini-sugherini per l'amico più antico.Rotante Martin da sei grammi con olivetta per l'amico smaliziato.Catturavano persicotti di taglia modesta e,vedendo i nostri lucci impiccati ad un cordino di trecciato,ci chiesero delucidazioni su come fare a catturarli:spiegammo loro che avrebbero dovuto investire in un minnow,costeggiare le sponde,lanciare e recuperare.Tanto semplice era,in Finlandia,agganciare un luccio,anche per dei principianti.Augurammo buona fortuna ai due tipi,e ce ne remammo felici verso la base. E,dopo anni e anni,potemmo fare un'autopsia ad un luccio.a tre lucci,per la precisione.Incredibile ma vero,erano tutti a stomaco completamente vuoto.Inoltre,erano magrissimi:il più grosso era settantadue centimetri,mi sembra,e non raggiungeva il chilo e otto.Trovammo strana questa cosa:dovevano essere letteralmente circondati da ogni specie di pesce foraggio,e nonostante tutto non avevano mangiato niente di niente nelle ore precedenti.Vista anche la digestione molto lenta del luccio, il fatto che erano stati pescati nel pomeriggio e che il luccio non è attivo di notte,ipotizzammo che fossero a digiuno dal giorno prima.Possibile?Questo interrogativo mi impedì di fare una prova che sarebbe stata molto,molto interessante:non pensai di provare a fare un test di rottura della treccia,usando i denti dei lucci.Peccato.sono cose,queste,a cui si pensa sempre troppo tardi. Venne il momento di cucinare le nostre prede.Dopo una saunetta veloce,delegammo Crankinguru di andare al punto picnic del comprensorio,e di preparare la brace con la carbonella che avevamo comprato.Io diedi a Uomoabissale il suo premio per aver remato,consistente in cinque cucchiaiate di burro di coyote,affettai per il lungo qualche zucchina,salai e pepai il pesce.Preparai anche una salsa con olio,sale e pepe da spalmare sui lucci mentre grigliavano:poi portammo tutto fuori,ai tavolini intorno alla griglia.Avevamo comprato poca carbonella:anche stendendola,non bastava per fare un letto di brace delle giuste dimensioni.In fondo,dovevamo grigliare tre pesci lunghi sui settanta centimetri.Le povere bestie erano già arrivate e metà di una cottura ingiusta e mal distribuita,quando mi piccai di fare altra brace.Come saprà chiunque abbia provato a grigliare qualcosa,per creare brace dalla legna ci vuole del tempo:passò quindi quasi un'ora da quando cominciai a giocare alla Giovane Marmotta,scortecciando betulle ed infuocando carta colorata cancerogena.I pesci malcotti si raffreddarono irrimediabilmente,ma ciò non fermo il mio delirio culinario.Ravvivata la brace e portatala a temperature da fonderia,vi menai di nuovo i rovinati lucci.In un quarto d'ora diventarono come cartone.Li mangiammo ugualmente,dicendo"mmh..Buoni!".Dopo cinque forchettate,a me e a Cranki era passata la fame.Uomo,che è uno stoico e un masochista,si mise a spalmare di burro tutti i lucci avanzati.Dedicò le due ore successive ad ingozzare quella carnaccia bianca e ruvida,facendola scivolare giù grazie a cucchiate di burro di Gnu.Presi dal disgusto,grigliammo comunque anche la trota che avevamo comprato,per salvarla dalla decomposizione e per poterla cucinare il giorno dopo.Andammo a letto appesantiti e pieni di sensi di colpa.

Capitolo terzo,dove si cerca il luccio grosso e si conclude la mia avventura.

L'ultimo giorno di pesca per il Baroni.In cerca del big.Uomoabissale perde l'occasione.Lezioni di spinning ben assimilate.La schiusa di effimere sul Baroni.Trote,pasta e zucchine.Ritorno a Tampere.Regalino per la carabiniera.

L'ultimo giorno per me.Non l'ultimo per i miei amici,ma era uguale:oggi deve uscire quello bello.Non che sperassimo nel dieci chili,ma una bestiola tra gli ottanta centimetri e il metro sì,andava presa.Quindi:battere i fondali alti con corrente,magari vicino a rocce a picco.Artificiali grossi e pescare sul fondo,che con l'acqua calda i grossi sono poco attivi nelle fasce superficiali.Insomma,rinunciare alla quantità in cerca della qualità:le possibilità c'erano, eccome.Siccome la nostra tecnica prevedeva il passare ore a battere le acque fresche e profonde tra un'isola e l'altra,in mezzo alle correnti fredde,avevamo bisogno di un'ancora.Andai a cercarla,e ne approfittai per prenotare una barca per tutto il giorno.Presi i remi e andai allo scivolo,presso il molo.Feci scivolare la barca in acqua,ci saltai dentro e infilai i remi negli scalmi.Iniziai a vogare che avevo l'acqua ai polpacci,le scarpe totalmente fradice e il tappo della barca accanto al culo,che mi guardava beffardo.Mi resi conto dell'errore.Un attimo prima mi sentivo il Capitano Achab(avevo anche rivolto un"molla il pappafico"all'indirizzo di un signore tedesco che passava di là),un attimo dopo sembravo Paperino che sbraita"quack-sbarabaquack",con tutti i teschi e i fulmini sopra la testa.Tornai allo scivolo,e quasi mi defecai nelle mutande per l'immane sforzo di sollevare,da solo,una barca piena d'acqua.Infilai il tappo bastardo e,sudatissimo,rimisi il natante in acqua;cominciai a remare,dando le spalle alla prua,come avevo visto fare a Uomo il giorno prima.Soltanto che non mi ero reso conto che è difficile vedere dove si va se non si guarda e,dopo dieci minuti durante i quali ho vogato coraggioso attraverso i mari procellosi,il tutto in direzione di Vaastervik (o Milano Marittima,per quanto ne capisco di orientamento),mi decisi a remare al contrario.Cioè,andando diritto.Ho sempre pensato che i vogatori di mestiere fossero gente dalla mente un po'contorta. Arrivai bestemmiante al lodge,e sorpresi Uomoabissale che,completamente nudo,aveva aperto tutte le scatole di burro di tritone e andava ripetendo "siete tutti miei figli".Ok,carina questa,vero?L'ho rubata,ma non vi dico a chi.Feci finta di niente,per delicatezza.Crankinguru era andato,probabilmente a piedi,a Savonlinna a mangiarsi un paio di pseudoburger.Io,che nel frattempo avevo rischiato prima di naufragare nel porto e poi di sbagliare strada e finire magari nell'oceano Artico(e conoscendo la mia fortuna sarei senz'altro finito in mezzo allo scontro tra una baleniera islandese e un goletta piena di attivisti di Greenpeace,armati e psicologicamente instabili),non mi sentii di rimproverare ne'uno,ne'l'altro. Partimmo col vento contrario,e Uomo ebbe il suo bel da fare per tenere dritto il piccolo imbarcadero.Alla prima isola,pescando in un'ansa e verso una parete rocciosa,prendemmo tre lucciotti sui sessanta centimetri,sempre con le solite esche:jerkoni tipo Spearhead della Fox,X-Rap Jointed Shad,pescioloni misti.Un'altro,piccolino ed incazzato,trainando col Magnum rosa shocking.Poi,ci mettemmo a battere le zone di corrente profonda,usando grossi spinnerbait e jiggoni di gomma.Sarò breve:non prendemmo una sega.Solo Uomo,che stava pescando con un Bulldawg verde pisello,ebbe un'abboccata da infarto sotto la barca,nel momento in cui stava togliendo l'esca dall'acqua.La boccona dentuta spuntò per un attimo sotto i nostri occhi,addentò il niente,lacerò la superficie dell'acqua.Si girò e tornò indietro.Ammetto di non averla vista neanche per un attimo.Ma Uomo,che tremava ed andava bestemmiando come un marittimo livornese,giurò che era almeno una novantina di centimetri. Ecco,questo è il massimo che siamo riusciti a combinare.Più tardi,vicino al tramonto,sbarcammo su un altro isolotto.Riuscimmo ad avere due abboccate,ma i pesci si slamarono.Lasciai un grosso e costoso jerk di Uomoabissale sul fondo di quelle acque straniere.Finimmo la nostra scorta di pane in cassetta,e finì anche la mia vacanza.Tornando indietro,mentre salutavo quei posti pensando che dovevamo tornarci in primavera,quando le grosse femmine si rifugiano nelle acque basse,vedemmo i nostri vicini di lodge sulla loro barca,nello stesso punto del giorno prima,e ci accostammo a salutarli.Avevano un lucciotto sui cinquanta centimetri nel retino,praticamente macellato.Il tipo aveva comprato un Nils Master da diciotto centimetri al supermercato,e aveva seguito i nostri consigli.Era felice come una pasqua.Solo la fidanzata era un po' schifata.effettivamente,c'era sangue di luccio dappertutto.Mentre facevamo un po'di conversazione,e ci divertivamo a stupire il novellino con le nostre esche magnum (tipo:"oh Katia,ha'visto che bestia di pesce finto?L'è più grosso di'luccio che s'è preso.." "O come faranno a garbargli questi hosi tutti holorati?A me mi sembran grulli.."),ci trovammo nel mezzo ad una discreta schiusa di piccole effimere grigio chiaro.Incredibile:le uova ci erano diventate pupe addosso.gli insetti lasciavano in massa il proprio bozzolo,lasciandoci ricoperti di leggeri cilindri bianchi,volavano via,deponevano le uova e poi tiravano il calzino.Che fatica.In mezzo a questo spettacolo,forse avremmo dovuto trarre qualche metafora di vita,sull'amore o sulla morte,su come le nostre vite sono brevi e vanno vissute e tutto questo tipo di cazzate qua.Ma,siccome sono un po'caprigno e tincone,almeno sulle cose metafisiche,ero concentrato sul pensiero che,se non fossimo tornati a riva al più presto,mi sarei cacato addosso.E quindi via,verso Itaca. In frigo c'era la trota che avevamo grigliato la sera prima.Stava illanguidendo sola soletta e,poichè Cranki si era portato la pasta da casa,in pieno stile anni cinquanta(io,che avevo portato da Firenze a Londra tre chili di trippa e due finocchione solo due settimane prima,non potevo certo riprenderlo sull'argomento),tagliai a fette quattro belle zucchine che sembravan nerchie di marziano;posi du'spicchi d'aglio in un tegame,istiacciandoli col piatto della lama.Poscia,tritai una bella tazza di prezzemolo che misi a parte,ed irrorai d'olio le tremabonde e algide cucurbitacee.Dopo aver sminuzzato le rosee polpe della trota,vi unii sale et pepe,et aglio ancora.Quando le zucchine cominciarono a ritirare,le salai e aggiunsi acqua in cagione di mezza tazza per due zucchine;quindi,unii il pesce e portai a fine cottura,irrorando il tutto con un po'd'olio a crudo.Ci condimmo gli spaghetti e venirono niente male:ho però il sospetto che Uomoabissale avesse aggiunto furtivamente burro a manciate nel suo piatto.Nel caso,sappia oggi che lo perdono volentieri.Dopo il desco,ricomposi le mie valige.Inculai involontariamente un bell'ondulante dalle scatole di esche di Uomo,e stipai tutto nel trolley.Mi attendeva una levataccia,quattro ore di treno da Savonlinna a Tampere (attraverso tre coincidenze),e poi di nuovo l'aereoporto.Una sosta di una notte a Francoforte,e da lì in volo fino a Pisa.Quindi il treno,e di nuovo Firenze. I miei compagni di merende mi accompagnarono al treno.Ci salutammo,dicendo tutte le belle cose che si dicono in questi momenti.Uomoabissale aveva paura a restare da solo con Cranki:l'assunzione smodata di burro di tirannosauro lo aveva reso ipersensibile e nevrastenico.Cominciava a mancargli lo smog milanese.Non riusciva a leccarsi i gomiti,e questo lo rendeva nervosissimo.Abbracciai le due merde e salii sul treno,che mi portò in poche ore di nuovo a Tampere.Sul bus per l'aereoporto,un senso di irrealtà si impadronì di me per l'ultima volta,quando dalle casse dello stereo sentii uscire un versione di"maledetta primavera"cantata in finlandese.La speranza di tornare a casa sano e salvo cominciava a farsi strada nella mia mente stanca.E stavolta,all'air terminal,non mi feci cogliere impreparato:ancora in fila per il check-in,riuscii ad intravedere una decina di metri più in là un profilo biondo,ottuso e stranamente familiare:la renna.La carabiniera.Miss Secchezza Vaginale Duemilasei.Ma stavolta sapevo cosa fare:in pochi minuti,aprii lo zaino e trasferii nel bagaglio a mano tutta la biancheria sporca delle ultime due settimane,che era ben chiusa in sacchetto di nailon.Poi,col sorriso sulle labbra e l'aria da spacciatore portoricano,mi misi in fila in attesa di essere perquisito.

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