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Report dal Canada
Marco Del Sarto

L’aereo atterra dolcemente ed il Canada mi accoglie con un giornata fresca e piovosa. Sono lì per lavoro ma sono riuscito a ritagliarmi il WeekEnd tutto per me e soprattutto la Domenica una uscita di pesca sul Bow River.

Siamo nell’Alberta, patria dello sci (Calgary) delle mucche e delle brown trout, bellissime trote simili alle nostre fario che il bugiardino della guida annuncia essere una popolazione selvaggia che si riproduce e si mantiene in maniera autonoma (beati loro…). Quando vedo il fiume e soprattutto quello che lo circonda non fatico a crederlo. Infatti nei 150 km di strada che mi portano da Calgary a Banff (cittadina che mi ospitera’ per la settimana, nel cuore delle montagne rocciose canadesi) incontriamo solo qualche paesello da poche centinaia di abitanti, mucche e stambecchi. La natura e’ veramente selvaggia, direi quasi storica. Nel bus che percorre l’autostrada penso che l’ambiente non sia molto cambiato da quando le tribu’ indiane lo hanno raggiunto venendo dalle calde latitudini messicane (a parte il fatto che io il viaggio lo faccio in bus su una autostrada). Banff invece e’ un centro turistico affollato (come la vicina e piu’ famosa Lake Louise) ma reso piacevole dalla naturale simpatia e cordialità della popolazione canadese.

Il fiume scorre proprio nel paese e passo il Sabato a passeggiare lungo le sue rive cercando bollate o movimenti sospetti che pero’ non si fanno vedere (sara’ il Jet-lag che mi intorpidisce?). Una cosa mi scoraggia, l’acqua ha il colore dell’acqua di neve e scopro che la stagione e’ stata la piu’ piovosa da 50 anni a questa parte. Il fiume e’ infatti alto e sta scendendo da una piena proprio in questi giorni… non potevo mica essere fortunato fino in fondo vero?


Il sabato notte si scatena un inferno di pioggia e fulmini, (cosi’ mi hanno detto, sempre il Jet-lag mi ha fatto dormire come un sasso…) la domenica mattina mi accoglie con un po’ di gocce ma soprattutto con un vento sferzante… impreco e vado a prepararmi alla giornata con la guida. Vestizione, permesso giornaliero e via, fortunatamente con la guida capo, verso il fiume.


Il fiume scorre largo e veloce nella prima scelta. Il colore e’ un verde marcio che poco mi ispira (ma quì sara’ sempre cosi???). La portata e’ visibilmente sopra il normale. La guida mi infonde speranza e mi presenta la prima sorpresa, l’esca. Si tratta del Buzzbomb, un’ esca ondulante di costruzione canadese progettata per il jigging ma che funziona egregiamente a spinning con un utilizzo analogo ai lipless. Tale esca (di piombo) e' infilata sulla lenza e terminata con una ninfa (questo il segreto delle guide locali). Il movimento in acqua e' veramente bello e puo’ essere recuperato sia lentamente, pescando anche in ricaduta, sia in maniera veloce. Qui inizio ad immaginarmelo da noi…. cheppie, aspi, lacustri ma anche lecce e altre prede di mare potrebbero apprezzare.


Il posto non regala grandi catture ma riesco a scappottare con una baby che apprezza il buzzbomb. Mi rilasso dopo la cattura, la promessa era che se avessi cappottato avrei venduto tutta l’attrezzatura e smesso di pescare…

Il secondo posto si rivela assolutamente infruttuoso ed a questo punto la guida decide di scendere a valle in cerca della copertura delle montagne dal vento e acque piu' limpide. Qui dopo una perigliosa camminata sui tronchi d'albero galleggianti raggiungiamo lo spot che finalmente regala la prima brown di taglia (ca. 40cm); le testate sono furiose e devo forzare l'ultima parte del recupero per fare in modo che non si infili sotto i sopracitati alberi. Alla fine e' mia, una foto ancora in acqua e il bell'esemplare torna a nuotare libero.

Il posto non regala altro e ci spostiamo ancora a valle. Dopo una camminata di 20min. lungo le rotaie della pacific railway, raggiungiamo una bella piana con profondita' tra i due ed i tre metri con ostacoli sommersi a creare rifugio delle trote piu' grosse (cosi' dice la guida). Quì opo pochi lanci sono premiato. L’abboccata è decisa ma non violenta come tipico dei grossi pesci e dopo una lotta fatta di salti, fughe e testate furiose, vengo a capo di un bell'esemplare di ca. 50cm. In questo caso l’esca la recuperavo piano con decisi colpi di canna (“twitch, twitch” mi esortava la guida) che riuscivo esattamente ad immaginarmi in acqua. Raramente questo mi succede ma sempre questa connessione mentale pescatore/esca e’ stata fruttuosa.


Qualche metro piu’ avanti, lancio a media gittata e recupero non appena l’esca tocca l’acqua (mica sempre si puo’ “twitch, twitch”). La botta è ancora potente e mi esalto nel recuperare il pesce e nel vederlo saltare fouri dall’acqua come un marlin… mi esalta ancora di piu’ il fatto di aver catturato il pesce in faccia a due pescatori americani che stazionavano con la barchetta lì davanti (guidati da un socio della mia). Rilascio il pesce velocemente, senza fotografarlo e senza farlo vedere ai pescatori sopracitati…

La giornata si conclude con un'altra grossa brown (sempre attorno ai 50 cm) portata a riva, piu' un paio di piccolette slamate dopo qualche secondo dall’aggancio.


Il Bow river e’ un “fiumiciattolo” di 623 km che nasce dalle montagne rocciose canadesi e sfocia nel Oldman river dopo aver attraversato il Banff National Park. Gironzolando in internet ho scoperto che le brown trout non sono originarie ma “nascono” da un incidente di un camion pieno di trote rovesciatosi nel 1925… tutto il mondo e’ paese si direbbe.

Il fiume, nelle postazioni che ho visitato, ha una conformazione e taglia che ricorda il Ticino della zona Bereguardo/Abbiategrasso; spianate veloci e buche con parecchi punti in cui si divide in due/tre rami. Scorrendo tra le montagne ha a volte dei salti notevoli ma anche larghe spianate che sono generate da una diga posta un paio di chilometri a valle.


Una fantastica giornata in un posto meraviglioso dove la natura e' ancora selvaggia ed intatta “ed in mezzo scorre un fiume”, circondato da boschi con orsi, cervi, castori e scoiattoli che ti osservano non intimoriti (gli scoiattoli…. di orsi per fortuna non se ne sono visti). Ho ancora le emozioni della natura e delle prede che mi tirano su di morale al mio ritorno in Italia, a Milano ed in ufficio...

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