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Spesso e volentieri si impreca contro le piene, che non ci permettono di pescare dove vogliamo, per un periodo più o meno lungo. Ma, come vedremo, si tratta invece di una vera e propria manna dal cielo che, se capitasse con maggior frequenza specie in questi ultimi anni, migliorerebbe non solo la situazione pesca, ma anche i problemi dell'inquinamento e dell'"insabbiamento" di parecchi fiumi e rogge.
Partiamo dalla pesca, e vediamo quali vantaggi apporta una piena, specie se di una certa entità, per passare poi alle voci successive che, secondo me, i pescatori conoscono meglio di molti altri, potendole vivere e visionare "sulla loro pelle".

QUALI VANTAGGI?
- I pesci che in precedenza erano costretti per vari motivi a vivere in determinati punti, possono ora spostarsi verso zone prima interdette. Esempio principe gli invasi delle briglie, che sono tra i punti migliori sul finire della piena, in particolare nella stagione autunnale per la pesca al luccio.
- Le ridotte possibilità, specie per i predatori, di nutrirsi (e non solo) durante la piena, fanno sì che questi ultimi arrivino alla fine di essa sia piuttosto affamati, perché bisognosi di recuperare energie sia per lo scarso nutrimento precedente che per gli sforzi di risalita o simili, che inclini ad esternare, almeno così sono convinto, gli altri comportamenti (vedi irritabilità, aggressività e simili) sopiti momentaneamente in precedenza per forza di cose.


L'INQUINAMENTO
Appare evidente che in acque stagnanti, o comunque con limitato ricambio idrico o con livelli molto bassi, l'inquinamento si faccia sentire in modo più evidente. Immaginiamo (e spesso si vede senza il bisogno di immaginarlo) uno scarico fognario della identica portata di una piccola roggia in regime di magra, o peggio ancora quando l'eventuale briglia poco a valle resta chiusa per mesi, e valutiamo il disastro. Una signora piena, invece, oltre a portarsi via queste acque, ne riduce in ogni modo la percentuale, e riporta anche per questo "nuova vita" in una ambiente in precedenza alterato.

L'INSABBIAMENTO
Molti canali, rogge e fiumi anche di notevole portata (ad esempio il Ticino) soffrono di questo male. Nei grandi fiumi comporta lo sconvolgimento del letto originario, e quindi dell'habitat delle specie autoctone, oltre all'impossibilità, a causa dei cambiamenti di livello, di corrente, di fondale ed altro, di praticare parecchie tecniche, ed in particolare quelle "storiche" tipiche di parecchie zone. Esempio principe la ricerca della marmorata nel basso Ticino, compromessa da entrambi i motivi elencati (ed altro).
Nelle piccole rogge, oltre a tutto ciò, dobbiamo fare i conti proprio con la ristrettezza dell'ambiente. Molte ex rogge possono rischiare di ridursi ad un "passaggio pedonale". Chiudiamo questa pietosa rassegna dicendo solo che, per fortuna, ogni tanto arriva lei, la sospirata piena, che rimette momentaneamente le cose a posto, o perlomeno mantiene in vita i malati anche gravi. Per tutto quanto detto fin qui, ritengo proprio il caso di chiamarla "benedetta piena". Concludiamo con alcuni consigli, riguardo la pesca a spinning del "dopo piena".


- Non aspettate di vedere il fiume "fermo", ma non appena le acque sono discretamente pescabili mettetevi all'opera.
- Insistete in particolare negli invasi delle briglie o, dove queste non sono presenti, nei larghi rigiri, nelle "morte" o presso eventuali "piedi di terra" dove la corrente residua smorza la sua intensità.
- In caso di linfe ancora leggermente torbide (buona condizione, di solito) potete optare per artificiali con colorazioni piuttosto vivaci e soprattutto dalle vibrazioni ben percepibili, meglio ancora se fatti lavorare piuttosto lentamente.

La pesca post-piena può essere una delle più redditizie, per cui non imprechiamo per la momentanea inattività. La piena, quello che ci toglie, poi ci dà.

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