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Durante le stagioni intermedie, nelle piccole acque, l'emozione ce la può regalare un pesce non tanto spettacolare quanto a difesa ma certamente coreografico come pochi altri. E' il persico reale: non sarà un vero re, ma le sue pinne sono degne dello sfarzo più regale.

Penso sia successo a molti altri lanciatori. Ogni tanto si viene colti da "persicite"acuta, cioè dalla frenesia del persico reale. Viste le dimensioni non certo eccezionali che può raggiungere, occorre cercare il motivo d'interesse in qualche sua altra qualità. Il suo look, ad esempio, è alquanto accattivante. E' un pesce veramente bello, non c'è che dire! Certo gli dona il verde striato di nero, con quelle pinne di un arancione a volte talmente carico da sfiorare il rosso. E poi - perché nasconderlo - le sue carni sono tra le più richieste dai palati fini. A qualcuno piace di più il persico che non il pesce di mare, sia esso spigola od orata o perfino sua maestà il san Pietro. Io, comunque, non sono un grande amante del pesce a tavola, per cui è meglio che non mi esprima in proposito.
Dal punto di vista dell'emozione, che è la cosa che più mi interessa nella pratica alieutica, il nostro simpaticone colorato non brilla di certo. Anche i persici di oltre un chilo, una volta allamati, non riescono ad offrire una battaglia da mozzafiato come lucci o black-bass. La scenografia di un recupero di uno dei nostri pesci, non è insomma fra le più esaltanti!
A me la voglia di persico viene non più di due o tre volte l'anno. Una in primavera, appena prima dell'apparizione (almeno nelle acque che frequento) dei boccalarga. Una in estate nei grandi laghi, quando anche il persico si può pescare a galla con una certa continuità. Una volta in autunno, quando, dopo alcune catture di lucci, mi va di cambiare un po'. Sì, ma per poi ritornare più gasato di prima sulle tracce dell'esocide!
I torrenti del piano, le grosse rogge e simili sono un ambiente ideale per tentare di agganciare qualche bel "pesce-filetto". Nonostante gli ambienti ristretti, è piuttosto frequente qualche bell'incontro, anche oltre un chilo di peso, con punte di quasi due. Se vado un po' indietro negli anni e faccio mente locale, credo di ricordare che non era così facile far cestino con dei bei persiconi come adesso. Diciamocelo piano: ho il forte sospetto che qualche ripopolamento sia andato a buon fine. Tocchiamo ferro - o qualcos'altro… -: d'altronde, i risultati parlano chiaro!


I branchi di persici reali che frequentano grosse rogge e torrenti di pianura, vale a dire acque di portata non imponente, si posizionano ovviamente nei posti dove la profondità è maggiore. Quindi, conviene concentrare i nostri tentativi a valle delle chiuse e dei grossi grovigli di alberi caduti. Si tratta di postazioni non facili da sondare, poiché si ha a che fare con i capricci della corrente e non sempre si riesce nell'intento di sfruttare quella a nostro favore. Un buon sistema per approdare in angoli che offrono buone possibilità d'attacco, è quello di impiegare esche galleggianti e lasciarle scendere verso gli ostacoli che ci interessano. Una volta che si sia giunti nella strike zone, basta approfittare della forza e della direzione della corrente per mantenere il nostro inganno sul posto. Al fine di far venire la mosca al naso ai nostri colorati amici, proprio nelle stagioni intermedie, si deve insistere più del consueto. Con il sistemino consigliato più sopra, se si agisce per bene, si riesce a far incavolare qualche esemplare anche dopo minuti di stazionamento dell'artificiale nel posto buono. Il difficile, per arrivare ad ottenere il massimo dal suddetto stratagemma, è trovare l'angolazione giusta, quella che ci permette di mantenere la posizione di lancio e, nel contempo, di far lavorare l'artificiale proprio dove vogliamo noi e per un lasso di tempo apprezzabile. Ecco un esempio esplicativo, avente lo scopo di chiarire il concetto:

Dalla postazione azzurra, non resta che lanciare verso la sponda opposta e recuperare l'artificiale normalmente, di modo che quello possa sondare qualche metro utile. Dalla postazione rossa, si può rimanere in zona buona per molto tempo in più.

Viene da sé che, per attuare un siffatto attacco, servono gli artificiali giusti. In primis i minnows galleggianti, ai quali si possono aggiungere, a volte con maggior profitto, i cranks. I primi dove la profondità è minima (anche per la presenza di rami sommersi), i secondi quando c'è spazio subacqueo sufficiente, diciamo un paio di metri. Ottimi i grubs specie quelli a coda singola ma, secondo la mia esperienza, soltanto quando si assiste a sbalzi di temperatura dal freddo verso il caldo. Se tali condizioni climatiche non si verificano, i cranks ed i minnows non temono confronti. Tutto ciò se si vuole tentare di mettere in atto l'attacco prospettato. Ed i rotanti? Possono servire? Certo, ed anche proficuamente. A patto che vengano usati dove possano rendersi veramente utili e di non sopravvalutarli, impiegandoli un po' dappertutto: già lo spinning al persico non è il massimo quanto ad emozioni regalate, vediamo quindi di usare un po' di fantasia per ravvivare le nostre battute…
L'asso nella manica dello spinningofilo perchman, è comunque la continua ricerca di ostacoli vari. E evidente che, nella fattispecie, le esche anti-alga potrebbero dare valore aggiunto alla nostra ricerca. Ma il persico, entro certi limiti ovviamente, è un pesce piuttosto tradizionale. Non vede di buon occhio ad esempio gli spinner-baits tanto utili sia con i boccalarga che con i lucci. Ho assistito a catture con i vermoni (anzi, i vermi, senza la desinenza "oni"), ma l'impressione è che pescando con quelli si tolga spazio ad artificiali ben più catturanti.
Allora, approdiamo sulle rive di un bel torrentone del piano. Prendiamone uno a caso, il Terdoppio. Dista soltanto una decina di chilometri da casa mia, ma è solo una coincidenza…Siamo in Marzo e le acque sono ad un livello accettabile. Filo dello 0,25 di nylon: il trecciato non è tanto d'aiuto con i persici. La bocca fragile della preda ne limita l'utilità. Non è necessario arrivare in loco la mattina presto. Menomale, dirà qualcuno, me compreso… Per i primi lanci vanno bene i rotanti di una dozzina di grammi, magari scelti fra quelli con paletta piccola e corpo pesantuccio. Ci vuole poco per
accorgersi se è o no una giornata da cucchiai. In caso negativo, si può passare, senza ripensamenti, ai cranks ed ai minnows, a seconda della profondità dell'angolino scelto. Il difficile è andare alla ricerca - e trovare - una postazione che ci permetta di attuare la strategia dei recuperi al rallentatore spiegata prima. Vengono buoni, all'uopo, i piccoli "promontori", le "punte" che ogni buon torrentone ha. Se a valle di quelli, nel raggio compreso fra sette-otto metri fino a circa trenta/quaranta, c'è un bel groviglio di rami con conseguente fondaletto attiguo, allora siamo a cavallo: c'è verso di tirare a riva un bel "pesciotto" con le pinne arancioni. I pesci finti, siano essi cranks o minnows, vanno scelti di misura fino ad massimo di circa 11 cm. di lunghezza.
Quando si sono lasciati scendere con la corrente fino a raggiungere quella che si pensa sia la strike zone, vanno recuperati con flemmatica calma. Una volta che si siano allontanati dal punto buono, basta rilasciare un po' l'esca per farla ridiscendere. Questo tira e molla si può effettuare più di una volta. Non conviene spostarsi dopo un tentativo fallito: può capitare che l'attacco avvenga anche dopo un bel po' di richiami e di rilasci. Se vi si riesce, non ferrare in caso di attacco: le labbra del persico possono cedere molto facilmente. Teniamo anche presente che, visti i posti buoni, sarà giocoforza cercare di forzare un po' il recupero del pesce per togliergli la possibilità di infilarsi nei rami sommersi. Se ci lascia prendere la mano in fase di abbocco, ferrando in modo deciso, si peggiorano notevolmente le chances di recupero del pesce.

Dalla postazione azzurra, lanciando verso l'ostacolo e lasciando scendere con la corrente, si può perlustrare la zona buona, anche a valle dell'albero. Dalla postazione rossa, meglio tralasciare l'albero ed occuparsi dell'ostacolo più a valle, perché è là che la corrente convoglierà il nostro inganno.

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