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| FORMA, COLORE O MOVIMENTO? ransca@libero.it |
Quando un predatore è interessato alla forma od alla colorazione di un artificiale? Quando invece è il movimento che compie a fargli perdere le staffe? Ed ancora, quando può prestare attenzione ed interesse per la sua livrea e la sua verosimilità rispetto al naturale? Premetto che i miei modesti punti di vista hanno sempre privilegiato il movimento a ogni altro fattore nella maggioranza delle occasioni, proprio perché, casi specifici a parte, rimane sempre e comunque l’arma vincente. Tuttavia ricorrono situazioni dove anche gli altri fattori assumono un’importanza a volte anche notevole. Vediamo il tutto. IL MOVIMENTO
Quando ad interessare è il movimento dell’artificiale? Sempre. Si tratta dell’unica voce che serve sempre ed immancabilmente, e che, pur aggiungendo le altre, non può mancare. Immaginate un artificiale immobile, non per un attimo (in questo caso potrebbe anche rivelarsi l’attimo giusto) ma sempre. E’ elementare che non possa servire a niente. Fermo restando poi che i movimenti debbano essere “invitanti”, e quindi appropriati alla situazione, ed altrettanto fermo restando che per descriverli ci vorrebbe un intero libero e che il modo migliore resta comunque quello di sperimentarli “sul campo”, i movimenti che, ricordo, generano vibrazioni, non possono mai mancare e di conseguenza, tutte le altre voci sono di complemento.
LA FORMA
Quando un predatore è interessato alla forma, intendendo per forma le sembianze “generiche” che l’artificiale presenta se paragonato al naturale, oltreché naturalmente al movimento?
- Quando attacca per lo stimolo della fame.
- Quando “aggredisce” quello che crede un essere vivente che ha invaso il suo territorio “nel momento sbagliato”.
- A volte quando attacca per irritabilità (quella che nel mondo degli umani chiameremmo “incazzatura”), nonostante ad irritare possono essere anche altre voci, come il movimento, specie sottoforma di vibrazioni, che in quel dato frangente irritano appunto il predatore di turno.
IL COLORE
Per colore intendo le “tinte” di base che il predatore identifica e non l’imitazione realistica, che vedremo tra breve. Quindi, in quali casi la colorazione di base serve?
- In determinati casi di ricerca del black-bass (ad esempio in spot con notevole pressione piscatoria).
- A seconda della limpidezza (o torbidezza) dell’acqua. Come esempio a grandi linee possiamo ricordare le colorazioni fluo per acque torbide o velate e le colorazioni “blande” per acque più limpide.
- Per determinate specie in determinati ambienti (un esempio su tutti la fario in torrente od in risorgiva). A seconda della luminosità (cielo nuvoloso o sereno) è opportuno usare rotanti dalla paletta con diverso colore (più scura con molta luce ed argentata o comunque più chiara con poca luce). Diverso invece il discorso sui minnows.
Per avvalorare quanto detto con un esempio, vorrei parlarvi di alcune battute di pesca da me effettuate in Austria nella stupenda risorgiva dell’amico Adriano Gargantini (www.trophyclub.it, oppure in questa home page in alto a sinistra). Ebbene, anche nella stessa giornata, dopo una serie piuttosto regolare di catture, attacchi a vuoto ed inseguimenti su di un rotante dalla paletta argentata (con tempo nuvoloso), bastava qualche raggio di sole perché la situazione peggiorasse sensibilmente e, per migliorarla, occorreva montare un modello dalla paletta ramata o comunque più scura. Con i minnows invece tutto ciò non si manifestava in modo evidente, e con molta luce si avevano comunque attacchi addirittura su modelli fluorescenti. Ciò, secondo me, è dovuto unicamente al diverso stimolo di base (fame) provocato dai minnows rispetto ai rotanti.
Le medesime rilevazioni le ho avute in passato (nonostante non sia un trotaiolo incallito, lo ammetto) in luoghi più vicini a casa, ad esempio alcune roggette della Lomellina. Ricordo ancora che il discorso colore riguarda casi specifici, e non va di conseguenza applicato sempre e dovunque, né tantomeno con ogni specie.
L’IMITAZIONE REALISTICA
Detta comunemente “imitazione esatta”, secondo me, trova nello spinning, ragione di esistere solo quando, in acque decisamente limpide, il predatore di turno ha tutto il tempo di esaminarla (ad esempio un minnow galleggiante “bollato” o cerchiato che dir si voglia, sul posto, alla ricerca del black in stagni dall’acqua immobile e molto chiara).
Il discorso sarebbe molto lungo e non di certo finito qui, nonostante i temi toccati diano un’idea, non di quello che penso io, che non importerebbe poi molto, ma di quello che, se ho visto giusto, sembrano pensare i nostri amici predatori.
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