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I BLACK DEL DOPO FREGA
Roberto Granata
ransca@libero.it
Dopo aver parlato, nel mio precedente articolo su questo sito, dei lucci che hanno portato a termine le loro fatiche riproduttive, eccoci a parlare dei black in questa fase, che si rivela in non pochi casi alquanto produttiva ai fini della pesca. Infatti, dopo l’appena trascorso periodo riproduttivo, dove occorreva fare i conti, oltre che coi divieti, anche con pesci apatici e “difficili” pure nei giorni precedenti i suddetti divieti, ora i boccaloni “rinnovano”, per così dire, alcuni comportamenti in precedenza sopiti. Ciò li porta ad attaccare, ora come ora, essenzialmente per due motivi: vediamoli.

LA FAME
Motivo che a volte può sembrare banale (o forse a me, che amo ricercare i diversi motivi di un attacco), la fame gioca invece, ora, un ruolo di primo piano. Avremo si qualche attacco in virtù di altri motivi, come quello che vedremo ma, secondo me, è sensato e più produttivo dar loro la caccia tenendo presente questo fatto, ed usando quindi artificiali a forma di pesce o di altre creature (come gamberi, lucertole, topolini, libellule, ecc.) atti a provocare spesso (anche se mai sempre) il suddetto stimolo.


LA DIFESA DEL NIDO E . . .
Nei giorni appena seguenti la fase del divieto possiamo imbatterci in pesci che, siccome non conoscono il nostro calendario, tendono ancora a difendere il nido. Fermo restando che sarebbe meglio farglielo difendere in pace, essi possono (qualche volta) attaccare un intruso (leggi artificiale) del quale non dobbiamo preoccuparci più di tanto né della forma né dello stimolo di base che provoca, ma bensì del movimento che gli imprimeremo. Massima attenzione andrà invece prestata ad un altro particolare, ossia al momento in cui i black, pur rimanendo qualche giorno ancora nei pressi del nido, si disinteressano della prole e si mettono a mangiare, nel vero senso della parola. Ho diverse evidenze in proposito, ed una su tutte ve la voglio narrare. Nei miei primi anni da spinningofilo ebbi la fortuna di poter pescare in un laghetto, adibito dal proprietario a scopi diversi dalla pesca, ma pieno zeppo di boccaloni. Un giorno notai due grossi esemplari nei pressi di un nido, ma ogni mio tentativo di ingannarli andò a vuoto, e la stessa cosa si ripetè nei giorni seguenti, per circa due settimane.


Potevo addirittura arrivare a toccarli con l’artificiale senza scatenare in loro la benché minima reazione, nemmeno di fuga. La frega della maggior parte degli esemplari presenti nel laghetto (ed erano molti) era da poco terminata, ma questi due pesci erano ancora sul nido. Un bel giorno, invece dei rifiuti precedenti, in due lanci consecutivi li catturai entrambi, allamandoli proprio sotto ai miei piedi non appena l’artificiale toccò l’acqua. Da notare che, dopo il casino fatto con il primo, il secondo si fece catturare meno di un minuto dopo. Dopo questa esperienza ne seguirono diverse altre, che mi portarono a concludere così: quando l’interesse del black per la sua prole è terminato, questo comincia a nutrirsi “copiosamente”. Se io arrivo nelle giornate giuste troverò pesci ben disposti all’attacco e, perdipiù, saprò dove localizzarli ed avrò l’ulteriore vantaggio di poter trovare più di un pesce, spesso dalle dimensioni interessanti, nel medesimo punto. Questo vantaggio, però, è di breve durata, come di breve durata è la fase che abbiamo descritto perché, quando le temperature elevate porteranno il nostro amico a rifugiarsi in strati d’acqua inferiori, la pacchia sarà finita.

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