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La culla dello Spin-Fly Roberto Cazzola |
Due anni fa, in vacanza in Carinzia, incontro un simpatico moschista di nome Raffaele. Egli era a pesca in risorgiva, zona mosca ovviamente.
Osservando la sua scatoletta porta mosche, il mio sguardo si posa su di un "moscone" di qualche centimetro di lunghezza. Notando il mio interesse per quell'artificiale, Raffaele carpisce le mie intenzioni e mi dice di provarlo con la mia attrezzatura da spinning. Con un trecciato dello 0,15 e una canna da... un'oncia di potenza, la grossa Chernobyl ant vola, si fa per dire, a 5 o 6 metri.
Bon: fu in quel preciso momento che mi partì l'embolo di quel sistema di pesca che più tardi avrei chiamato spin-fly!
In due anni, nello splendido chalk stream carinziano, ci ho pescato altre quattro volte, ovviamente con esche e attrezzature più adatte alla bisogna. I primi tentativi li ho fatti con ninfe e streamers di generose dimensioni. Poi, mano a mano che le esperienze si accumulavano, ho imparato a costruire mosche sempre più piccole, anche secche, fino ad arrivare all'amo del 14 e, in qualche caso, del 16 e del 18. TUTTE LANCIABILI CON UN'ATTREZZATURA DA SPINNING! Senza code, codine, rapalini a fare da zavorra. Solo filo e mosca.
Ad agevolare il raggiungimento dell'"impossibile" obiettivo, sono serviti le lenze più sottili della Berkley: prima il Fireline Crystal Competition, poi lo straordinario Nanofil.
Pur essendo lo spin-fly un sistema di pesca giovanissimo, un pochino di strada l'ha già fatta, tant'è che Adriano Gargantini permette la pesca nella sua risorgiva a chi si presenta, con coda di topo o con canna da spinning, con mosche con amo singolo senza ardiglione.
In effetti, a far la differenza fra un sistema e l'altro non è certo il COME si lancia l'esca, bensì l'ESCA STESSA. E lo spin-fly, almeno così hanno certificato i pesci, contempla le stesse esche che si usano nella pesca a mosca con coda di topo.
La risorgiva Gargantini ormai la conosco bene, il che mi ha consentivo di ampliare le mie conoscenze riguardanti le mosche più redditizie e anche i sistemi di recupero più adatti.
In essa ho preso infinite trote fario, anche intorno al mezzo metro di lunghezza e, proprio pochissimo tempo fa, un buon numero di temoli (in media una decina al giorno) usando ninfe del 12 e Nanofil dello 0,08. Mi manca solo uno step: i temoli a secca. A giugno del prossimo anno, in occasione del ventennale di attività di Adriano Gargantini in Austria, vedrò di colmare la lacuna.
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